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Progetti di ricerca

Food Sustainability Index

Il Food Sustainability Index (FSI) è un progetto congiunto sviluppato dalla Fondazione Barilla in collaborazione con l’Economist Intelligence Unit (EIU), che analizza il percorso verso la sostenibilità dei sistemi alimentari di 25 paesi.

Il FSI è composto da 58 indicatori ambientali, economici e sociali che considerano tre pilastri: sprechi e perdite alimentari, agricoltura sostenibile e sfide nutrizionali.

I tre paradossi che riguardano il sistema alimentare globale, evidenziati nel Protocollo di Milano, sono stati ulteriormente rafforzati dopo che le Nazioni Unite hanno identificato i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG): tutti gli obiettivi di Transforming Our World: the 2030 Agenda for Sustainable Development sono strettamente correlati al sistema alimentare.

Lo scopo del FSI è fornire uno strumento che evidenzi la performance dei paesi e stabilisca uno standard qualitativo e quantitativo comparabile. Il FSI è uno strumento utile per tutti gli stakeholder del sistema alimentare: per guidare l’attività di ricercatori, di policy maker e dell’industria, per istruire gli studenti, e per fare in modo che la società civile scelga coscienziosamente ciò che fa bene alla nostra salute e al nostro pianeta.

Il pilastro delle sfide nutrizionali del FSI

Le sfide nutrizionali guardano alla complessità degli effetti che il cibo ha sulle persone e sulla salute in tre aree: qualità di vita, aspettativa di vita e regimi alimentari. L’indicatore ‘qualità di vita’ fornisce un quadro generale sulla diffusione della malnutrizione e della carenza di micronutrienti. L’indicatore ‘aspettativa di vita’ misura, fra le altre cose, l’alto tasso di obesità fra adulti e bambini, oltre alle abitudini legate all’attività fisica e l’aspettativa di vita alla nascita nei singoli paesi. I livelli di attività fisica e il tempo passato davanti alla tv o al computer sono ulteriori elementi essenziali presi in considerazione per valutare uno stile di vita sano. L’indicatore ‘regimi alimentari’ si riferisce alle abitudini alimentari nei singoli paesi e tiene conto di fattori quali la prevalenza di zucchero nelle diete e il numero di fast food pro capite. L’indicatore di qualità ‘policy response’ si riferisce al modo in cui le sfide nutrizionali vengono affrontate a livello politico. Un totale di 19 Key Performance Indicators è stato utilizzato per costruire questa sezione del Food Sustainability Index.

Questo pilastro sottolinea come denutrizione, malnutrizione e sovranutrizione siano ancora dei problemi significativi che colpiscono paesi in tutto il mondo, e i bambini ne sono le principali vittime. Molti paesi affrontano un doppio fardello: la fame da un lato e l’obesità dall’altro, ed entrambi influiscono sull’aspettativa di vita, anche in termini di risultati in ambito sanitario e disabilità dovute a malattie croniche. Gli indicatori qualitativi vogliono evidenziare come queste sfide vengono affrontate, con iniziative sia a livello locale che nazionale.

I paesi ai primi posti della classifica del pilastro delle sfide nutrizionali sono Francia, Giappone, Corea del Sud, mentre Sud Africa, Nigeria e India si ritrovano ad affrontare le sfide più grandi.

Il pilastro dell’agricoltura sostenibile del FSI

Il Food Sustainability Index guarda a come rendere l’agricoltura più sostenibile dal punto di vista dell’impatto generato sulle terre, sull’acqua e sull’atmosfera. Un totale di 30 Key Performance Indicators è stato utilizzato per capire come rendere la produzione di alimenti sani e sicuri non solo più efficiente ma anche più sostenibile dal punto di vista ambientale, economico e sociale. Per rendere possibile questo tipo di sviluppo, la protezione delle risorse ambientali dovrebbe essere garantita insieme al miglioramento delle condizioni sociali ed economiche degli agricoltori e delle comunità locali. La salvaguardia del benessere animale e l’introduzione di azioni volte alla riduzione del cambiamento climatico e all’adattamento a esso sono due ulteriori elementi chiave di un approccio comprensivo verso la valutazione di un’agricoltura sostenibile.

Nell’analizzare i risultati del FSI relativi a questo pilastro, il primo punto che emerge è la carenza di terre coltivabili: soddisfare i bisogni nutrizionali globali significa ridurre lo spreco alimentare, sviluppare delle tecniche e tecnologie più sostenibili, migliorare l’efficienza della produzione alimentare, e fare delle scelte più oculate quando si tratta di decidere se sfruttare un terreno per colture non alimentari o per la produzione alimentare. Il secondo importante fattore da considerare è la scelta da parte di paesi e stakeholder di impiegare terreni per la produzione di alimenti destinati direttamente all’uomo invece di colture non alimentari, in particolare biocarburanti. In paesi in via di sviluppo, riforme istituzionali e legate alle infrastrutture possono aiutare a potenziare l’efficienza: diritti fondiari più trasparenti, maggior supporto economico per il settore agricolo e migliori infrastrutture per il deposito, il trasporto e la logistica favoriscono una migliore efficienza. L’ultimo risultato significativo emerso da questa analisi riguarda la pratica e la conoscenza di forme tradizionali di agro-ecologia fra le comunità agricole indigene, in particolare le strategie di gestione delle risorse e di conservazione in loco, le quali possono ricoprire un ruolo importante nella transizione verso un’agricoltura più sostenibile.

Germania, Canada e Giappone sono i paesi con il più alto punteggio per agricoltura sostenibile, mentre quelli col punteggio più basso sono India, Emirati Arabi Uniti ed Egitto

Il pilastro degli sprechi e delle perdite alimentari del FSI

Lo spreco alimentare è stato portato all’attenzione del programma politico mondiale ed è stato incluso nei SDG. Il pilastro degli sprechi e delle perdite alimentari è stato sviluppato analizzando come i paesi affrontano questo fenomeno, sulla base della quantificazione delle perdite e delle soluzioni e delle politiche applicate. Tenendo in considerazione la distinzione stabilita dalla FAO fra sprechi e perdite alimentari, 6 indicatori sono stati sviluppati per analizzare la performance dei paesi in relazione a questo problema.

Ne è risultato che la Francia ha un quadro politico olistico per l’eliminazione degli sprechi alimentari. La legislazione francese prevede obbligazioni legali secondo cui i supermercati devono dare in beneficienza il cibo in eccesso, l’abolizione della data di scadenza di certi articoli come vino e aceto, istruzione nelle scuole elementari, e incentivi fiscali. Anche l’Italia si piazza fra i primi paesi della graduatoria, per le leggi che promuovono la donazione di cibo. Questi paesi possono essere presi come modello da seguire da altre nazioni: le loro idee e misure per combattere lo spreco alimentare sono le migliori da imitare.
Un altro importante aspetto riguarda l’industria alimentare al dettaglio, che sta affrontando la sfida degli sprechi alimentari attraverso diverse misure: date di scadenza più chiare sui prodotti, collaborazione con organizzazioni benefiche per donare il cibo in eccesso, e l’impiego dei rifiuti alimentari come combustibile sono fra le soluzioni adottate dai principali stakeholder del sistema alimentare.
Per quanto riguarda le perdite alimentari, i risultati dimostrano che, in mercati emergenti, questo fenomeno deriva da fattori diversi, tra cui carenza di infrastrutture e vulnerabilità di fronte a shock ambientali. Strade e sistemi di trasporto scadenti, accesso inadeguato alle tecnologie della catena del freddo, inadeguate strutture di stoccaggio e vulnerabilità a shock legati a parassiti e siccità sono fra le cause delle perdite alimentari in paesi in via di sviluppo.

I tre paesi ai primi posti nella graduatoria per sprechi e perdite alimentari sono Francia, Australia e Sud Africa. I paesi con il punteggio più basso sono Emirati Arabi Uniti, Indonesia e Arabia Saudita.

The Economist - Intelligence Unit
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