La dimensione culturale del cibo - Il rapporto tra il cibo e la religiosità, la convivialità e l’identità dei popoli.

Il rapporto tra il cibo e la religiosità, la convivialità e l’identità dei popoli all’interno delle grandi tradizioni culinarie e il suo ruolo nell’influenzare stili di vita e fattori produttivi ed economici.

L’uomo, in quanto onnivoro, è dotato di straordinarie capacità di riconoscimento e di memoria che gli consentono di evitare i veleni e di ricercare i cibi più nutrienti. In questo processo l’uomo è aiutato dal senso del gusto, che lo porta spontaneamente verso il dolce e gli fa evitare l’amaro, così come segnala tramite il disgusto cibi potenzialmente dannosi come il cibo scaduto o avariato.


Tra gli antropologi c’è anche chi stima che il cervello umano, complesso e grande se lo si paragona al corpo, si sia evoluto anche per aiutarci a far fronte al dilemma dell’onnivoro. Per l’uomo, il fatto di essere onnivoro, quindi generalista, rappresenta al tempo stesso un vantaggio e una sfida: la flessibilità data dall’assenza di specializzazione alimentare ha consentito agli esseri umani di colonizzare tutti gli habitat della terra, adattandosi quindi alle differenti tipologie di cibo offerte.


Oltre a dover contare sui propri sensi e sulla memoria, nella scelta del cibo gli individui si basano sulla cultura e sulle tradizioni che conservano il sapere e l’esperienza cumulata. La cultura codifica le regole di una saggia alimentazione con una complessa serie di tabù, rituali, ricette, regole e tradizioni. Il paper percorre il cammino che ha trasformato il mangiare in cultura e comunicazione, entrando nel merito delle determinanti dei comportamenti alimentari degli onnivori, per comprendere a fondo le dinamiche di relazione dell’uomo con il cibo.

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