Agricoltura sostenibile e cambiamento climatico - L’agricoltura rappresenta un ottimo terreno di prova per avviare efficaci processi di mitigazione del riscaldamento globale.

Il settore agricolo è tra i principali produttori di gas serra e al contempo è forse il settore socio-economico che subirà le più gravi conseguenze dai cambiamenti del clima globale. Ma è proprio per questo che l’agricoltura rappresenta un ottimo terreno di prova per avviare efficaci processi di mitigazione del riscaldamento globale.

Diversi studi hanno analizzato gli effetti e mostrato le principali evidenze del cambiamento climatico in atto. Vi è un’alta probabilità che la mutazione del clima globale provochi diversi impatti sui sistemi fisici e biologici regionali e la gravità di tali impatti varierà in misura considerevole in relazione all’aumento della temperatura media che interesserà le diverse regioni.  In ogni caso i principali settori del socio-ecosistema soggetti ai potenziali impatti sono il settore idrico (la riduzione nella disponibilità di risorse idriche è ritenuta probabile in molte regioni), gli ecosistemi e la biodiversità (è probabile un aumento del rischio di estinzione di specie vegetali, ma anche animali), il sistema costiero (le coste saranno esposte a maggiori rischi, inclusa l’erosione, dovuti al previsto innalzamento del livello del mare e al manifestarsi di eventi eccezionali), la salute pubblica (l’esposizione ai cambiamenti climatici influenzerà probabilmente lo stato di salute delle popolazioni)  e il settore agricolo e alimentare (le proiezioni indicano variazioni nella produttività agricola e forestale, e nella disponibilità di prodotti commestibili).

Il settore agricolo, in particolare, è al contempo tra le cause del cambiamento climatico e tra i settori più colpiti dal riscaldamento globale stesso. Esso, tuttavia, può diventare una parte essenziale della soluzione ai problemi del cambiamento climatico: si calcola che il potenziale tecnico di mitigazione globale del settore agricolo ammonti a circa 5,5-6 Gt di CO2 equivalenti all’anno al 2030, di cui l’89% risiede nel mantenimento e nell’incremento della capacità di assorbimento di carbonio organico all’interno dei terreni e della vegetazione e l’11% circa è atteso dalla riduzione delle emissioni.
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