20 ott 2017

SCARSITA’ D’ACQUA E MIGRAZIONI: DUE FACCE DI UNA STESSA MEDAGLIA

Due terzi della popolazione mondiale vive in condizioni di grave scarsità d’acqua per almeno 1 mese l’anno. Eppure ogni giorno un individuo beve 2 litri d’acqua di media e tutti, senza accorgercene, ne usiamo fino a 5mila litri - di acqua “virtuale” al giorno - solo per alimentarci. E’ il momento di ripensare i nostri modelli alimentari. Sono questi i temi al centro del terzo numero del Food Sustainability Report, documento trimestrale di sintesi – ideato da BCFN e Milan Center for Food Law and Policy - che opera come una “lente d’ingrandimento” sui principali temi internazionali riguardanti cibo e sostenibilità. Leggi il Food Sustainability Report, visita: www.foodsustainabilityreport.org



Migrazione e scarsità d’acqua sono due fenomeni strettamente connessi tra loro, che devono far riflettere e spingere verso l’individuazione di soluzioni concrete. “Il Pianeta sta assistendo ad alcune delle più grandi ondate migratorie dopo la seconda guerra mondiale e, nel frattempo, le crisi idriche sono state indicate come una delle più pressanti sfide globali. Per questa ragione le migrazioni sono sempre più spiegate in termini di scarsità d’acqua, a sua volta perpetuata dai cambiamenti climatici in atto”, spiega il Working Paper 27 “Water, migration and how they are interlinked”, pubblicato dallo Stockholm International Water Institute, SIWI. E un recente studio (“Four billion people facing severe water scarcity”)1 ribadisce come: “i due terzi della popolazione mondiale (4 miliardi di persone), di cui quasi la metà in India e Cina, vivono in condizioni di grave scarsità di acqua per almeno un mese all’anno, mentre mezzo miliardo di persone vivono in questa condizione tutto l’anno”. Dati che fanno comprendere come, questa mancanza di acqua, rischi di amplificare ancora di più il fenomeno migratorio. In questo contesto di scarsità di acqua, però, non possiamo non notare un paradosso: ogni giorno un individuo beve in media 2 litri d’acqua anche se, senza accorgercene e a nostra insaputa, usiamo fino a 5mila litri di acqua “virtuale” al giorno solo per alimentarci. Ecco allora che, nella ricerca delle soluzioni a questo problema, non può essere trascurato il nostro approccio al cibo. Perché il modo in cui produciamo ciò che mettiamo nel piatto influisce moltissimo anche sull’utilizzo di acqua e sull’ambientale.

Sono questi in sintesi alcuni degli argomenti al centro del terzo Food Sustainability Report, lo strumento realizzato da Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition (BCFN) e Milan Center for Food Law and Policy, pensato per promuovere e diffondere la conoscenza delle complesse tematiche relative al cibo al fine di sensibilizzare governi, istituzioni e opinione pubblica sull’urgenza di agire per rendere il sistema alimentare globale realmente sostenibile. Un ausilio agli addetti ai lavori per orientarsi nell’enorme flusso di informazioni sui siti internazionali di lingua inglese, riguardanti il cibo ed i suoi impatti in termini sociali, economici, ambientali. Nel terzo numero del Food Sustainability Report (trimestre luglio-settembre 2017) si parla di siccità e inondazioni e di come quello che mangiamo rappresenti una possibile soluzione ai cambiamenti climatici che amplificano queste problematiche.

Marta Antonelli Research Programme Manager della Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN), ha spiegato che “Tra agricoltura, industrie e famiglie, è il settore agricolo a consumare più acqua . In media il 70% del prelievo totale di acqua dolce è destinato all’irrigazione2, mentre l’industria ne consuma il 22% e il restante 8% è dedicato all’uso domestico. Il peso dell’agricoltura – dichiara Antonelli - è ancora più alto in alcuni Paesi a medio e basso reddito, dove il consumo raggiunge anche il 95% del totale ed è caratterizzato da molte inefficienze. A livello mondiale ci sono 1,4 miliardi di chilometri cubi di acqua, ma solo lo 0,001% del totale è effettivamente disponibile per l’utilizzo dell’uomo e questo dato aiuta a comprendere quanto sia importante utilizzare in maniera corretta questa risorsa. Con i trend attuali, nel 2050 avremo bisogno del 60% - 70% di cibo in più. Più cibo significa più acqua per produrlo, anche in Paesi che stanno mettendo a rischio riserve superficiali e sotterranee di acqua dolce. Ecco perché, tutti insieme possiamo dare un contributo importante, partendo proprio da quello che mettiamo ogni giorno nel piatto”.

Oggi l’impronta idrica globale, ovvero il totale di acqua che è stata utilizzata in tutte le fasi di produzione di un bene3 , ammonta a 7.452 miliardi di metri cubi di acqua dolce l’anno, pari a 1.243 metri cubi pro-capite, ossia più del doppio della portata annuale del fiume Mississippi. E se, da un lato, mettiamo sempre più attenzione alle azioni di routine, come chiudere il rubinetto dell’acqua mentre ci laviamo i denti, dall’altro non siamo ancora del tutto consapevoli di quanta acqua “invisibile” si nasconde in quello che mangiamo

4 E 5 DICEMBRE TORNA IL FORUM INTERNAZIONALE SU ALIMENTAZIONE E NUTRIZIONE DI BCFN

Anche quest’anno torna, per l’8° edizione, il Forum BCFN (dal 4 al 5 dicembre al Pirelli Hangar Bicocca a Milano) per parlare dei temi del cibo a 360° e cercare soluzioni ai grandi paradossi del nostro sistema alimentare. Da Bob Geldof, attivista nella lotta alla fame nel mondo a Gunter Pauli, uno dei padri dell’economia circolare, fino a Jeffrey Sachs, saggista ed economista che ha ispirato Papa Francesco, saranno tanti gli esperti e opinion maker che si alterneranno sul palco del Forum. Come anche Guido Barilla e Carlin Petrini che si confronteranno sul ruolo del cibo e su ciò che questo rappresenta in termini di tutela della biodiversità e di sviluppo sostenibile. Il Forum si conferma così come unico e grande evento interdisciplinare del suo genere nel panorama italiano, puntando a condividere evidenze, dati scientifici e best practice utili a raggiungere gli SDGs dell’Agenda 2030 dell’ONU e costruire modelli alimentari rispettosi della salute delle persone e del Pianeta. Nel corso di questa edizione saranno tante le novità: dalla partnership tra BCFN e MacroGeo, che porterà ad uno studio sulle migrazioni raccontate dal punto di vista del cibo, alla presentazione del  nuovo Food Sustainability Index, l’indice che mostra dove il cibo è “davvero buono”, realizzato da BCFN e The Economist Intelligence Unit; fino alla nuova edizione del Food Sustainability Media Award, premio giornalistico realizzato con la Thomson Reuters Foundation.

1 di Mesfin M. Mekonnen e Arjen Y. Hoekstra, pubblicato nel febbraio 2016 sulla rivista Science

2 Dati FAO, Cfr Fondazione Barilla, Eating Planet. Cibo e Sostenibilità: costruire il nostro futuro”

3 I beni che richiedono più acqua per la loro produzione sono proprio quelli agricoli. Ma quando si parla di acqua destinata alla produzione è necessario ricordare anche l’acqua “virtuale” o invisibile, ovvero quella non contenuta direttamente nel prodotto.

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La Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition (Fondazione BCFN) è un centro di pensiero e di proposte nato nel 2009 con l’obiettivo di analizzare i grandi temi legati all’alimentazione e alla nutrizione nel mondo. Fattori economici, scientifici, sociali e ambientali vengono studiati nel loro rapporto di causa-effetto con il cibo attraverso un approccio multidisciplinare. Presidente e Vice Presidente della Fondazione BCFN sono Guido e Paolo Barilla, mentre il CdA è formato, tra gli altri, da Carlo Petrini, presidente di Slow Food e Paolo De Castro, coordinatore della commissione agricoltura e sviluppo rurale del parlamento europeo. Organismo garante dei lavori della Fondazione BCFN è l’Advisory Board. Per maggiori informazioni: www.barillacfn.com 


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