21 dic 2017

MIGRANTI: 1 MILIARDO NEL MONDO. CIBO FATTORE DI “FUGA” MA ANCHE DI INTEGRAZIONE

• 5,4 milioni di persone in Europa Centrale e 4,5 milioni nell’Europa Mediterranea: questo il numero dei migranti“netti” dal 2010 al 2015

• Il maggior numero di migrazioni avviene all’interno del continente africano. “Solo” il 10% sceglie l’Europa

• Ogni punto percentuale di aumento dell’insicurezza alimentare costringe l’1,9% della popolazione a migrare, mentre un ulteriore 0,4% fugge per ogni anno di guerra

• Il modo di produrre il cibo incide sui cambiamenti climatici (l’agricoltura produce il 24% dei gas a effetto serra)

• Nell’Europa occidentale il cibo “etnico” a uso domestico vale 3 miliardi di euro (e 10,5 miliardi negli USA)

• Fondazione Barilla e MacroGeo presentano all’8° Forum su Alimentazione e Nutrizione lo studio “Food & Migration. Understanding the geopolitical nexus in the Euro-Mediterranean” (www.foodandmigration.com)  

• Rapporto tra cibo e migrazioni: 9 raccomandazioni da Fondazione Barilla e MacroGeo 




1 miliardo. Tante sono le persone che nel mondo vengono considerate “migranti”2 , perché si spostano all’interno del proprio Paese di nascita e residenza (760 milioni) o perché residenti in un Paese diverso da quello dove sono nati (244 milioni )3. In questo quadro generale, Mediterraneo ed Europa sono al centro del dibattito (dal 2010 al 2015 sono migrati da vari Paesi in Europa Centrale 5,4 milioni di persone e 4,5 milioni nell’Europa Mediterranea), anche se in un’ottica di rotte percorse quella che va dal Sud del Pianeta verso il Nord e in particolare dall’Africa verso l’Europa sembra riguardare poco meno del 10% dei migranti africani (circa 90% di chi emigra in Africa lo fa entro i confini del continente, come nel caso dell’Africa occidentale dove l’84% della popolazione migrante si è spostata all’interno dei confini dell’Economic Community of West African States4 ). In questo percorso, sia in termini di sviluppo economico che di integrazione delle abitudini culturali, il cibo potrebbe ricoprire un ruolo predominante, sia perché resta una delle principali cause di migrazione, sia perché può rappresentare un’opportunità– per i Paesi di destinazione. Sono queste, alcune delle principali evidenze dello studio “Food & Migration. Understanding the geopolitical nexus in the Euro-Mediterranean” (www.foodandmigration.com), presentato in occasione dell’8° Forum della Fondazione Barilla su Alimentazione e Nutrizione, realizzato da MacroGeo insieme a Fondazione Barilla for Food & Nutrition per capire come la diffusione di abitudini alimentari dei migranti, in particolare dall'Africa, sta cambiando il Panorama culturale europeo. 

Comprendere le ragioni che generano i flussi migratori è fondamentale – spiega Lucio Caracciolo Presidente di Macrogeo - per capire come questi evolveranno nel tempo e come, poi, andranno ad influire sulle nostre abitudini. Compiere questa analisi guardando al mondo del cibo è uno step ulteriore, perché il cibo è cultura, convivialità e, appunto, integrazione. Le scelte alimentari possono indicare la volontà di mantenere vivi i ricordi delle esperienze dei luoghi di origine o - al contrario - il desiderio di distanza da ciò che è percepito come un frammento del passato. Ma il cibo deve essere visto anche come strumento per raggiungere gli obiettivi che vengono posti dall’agenda 2030 dell’ONU, perché dobbiamo imparare a produrlo limitandone l’impatto sull’ambiente e perché è elemento fondamentale per superare i paradossi sociali”.

MIGRANTI: 1,9% SI SPOSTA PER INSICUREZZA ALIMENTARE, PIU’ DELLO 0,4% CHE FUGGE PER LA GUERRA 

Ancora oggi, in generale quando si parla di migrazione, ogni punto percentuale di aumento dell’insicurezza alimentare costringe l’1,9% della popolazione a spostarsi5 , mentre un ulteriore 0,4% fugge per ogni anno di guerra. Lo studio di MacroGeo e BCFN, partendo anche da questi dati di scenario, si focalizza sulla situazione africana e su come - negli ultimi decenni - i principali flussi migratori da e all'interno del continente sono concause della rottura dei sistemi alimentari tradizionali, a seguito dei cambiamenti climatici e della siccità (come nei paesi del Sahel negli anni '70); da politiche alimentari “inadeguate” (come in Etiopia negli anni '80); o da “controversi” accordi commerciali (come in molti paesi dell'Africa occidentale dagli anni '90). “Cibo e migrazione sono realtà strettamente connesse: si emigra per l’insicurezza alimentare, perché i cambiamenti climatici impediscono di produrre cibo in alcune parti del mondo. E i cambiamenti climatici sono, in buona parte, prodotti dal modo in cui si produce il cibo stesso”, spiega Guido Barilla, Presidente della Fondazione Barilla. “L’agricoltura è responsabile del 24% dei gas a effetto serra: più dell’industria (21%) e dei trasporti (14%) . Le forti spinte demografiche, come accade in Africa, fanno il resto nella scelta di emigrare. Dobbiamo riuscire a rompere questo schema con politiche non solo di integrazione, ma anche di supporto allo sviluppo che, però, non può non essere sostenibile, come indicato dall’Agenda 2030 dell’ONU”.

Il caso dell’Africa evidenzia tra i fattori che determinano la migrazione sia quelli ambientali dovuti ai cambiamenti climatici e alla disponibilità di risorse (l'Africa ha circa il 9% dell’acqua potabile presente nel mondo, ma in zone come quella subsahariana secondo l'OMS, 319 milioni di persone nel 2015 non avevano ancora avuto accesso a una fonte di acqua potabile), che quelli legati a una sempre crescente pressione demografica (attualmente ci sono 1,2 miliardi di persone nel continente che si stima nel 2050 saranno 2,4 miliardi), che genera di conseguenza un aumento di richiesta di cibo; da guerre e conflitti; da problemi economici e sociali come povertà, mancanza di lavoro e scarsa protezione sociale. “Il fenomeno migratorio – conclude Caracciolorichiede una progettualità di medio-lungo termine, basata su un concetto di “partenariato” tra Paesi di origine e di destinazione. E’ fondamentale investire nello sviluppo economico e umano dei paesi di origine, coinvolgendo non solo i Paesi del Mediterraneo, ma tutti i principali attori geopolitici rilevanti dell'area, come gli Stati Uniti, la Cina e i paesi del Golfo, nell’ottica di una Cooperazione internazionale”.

CIBO “ETNICO”: SPINTA PER IL MERCATO, IN EUROPA OCCIDENTALE VALE 3 MILIARDI DI EURO

Ma la migrazione può e deve essere vista non solo come una sfida in termini di integrazione, ma anche come una vera e propria risorsa. Il cibo, in questo senso, può ricoprire un ruolo fondamentale. Confrontando i numeri degli abitanti con i bacini di approvvigionamento di prodotti alimentari, si può notare che la distribuzione alimentare dei nove principali mercati dell'Europa occidentale (Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Spagna, Belgio, Paesi Bassi, Austria e Portogallo) nel 2016 è arrivata a 427 miliardi di euro (+4,3 miliardi di euro per i prodotti di consumo e +0,9% rispetto al 2015). In Paesi come Germania (121miliardi di euro), Francia (100), Italia (57) e Spagna (43)4  il volume totale del mercato ammonta a circa 321 miliardi di euro e la quota "etnica"  per gli alimenti per uso domestico ammonta a circa 3 miliardi di euro. Quota che in futuro potrebbe crescere, come mostra il caso degli Stati Uniti. Qui la “famiglia dei prodotti etnici”, rispetto al mercato alimentare, raggiunge un volume d'affari di 10,5 miliardi di euro. Insomma, integrazione e condivisione stanno dando vita, anche nel mercato transfrontaliero, alla costante ricerca di nuovi sapori da parte dei cuochi, dei produttori alimentari e dei consumatori locali, che si traduce in un beneficio economico concreto. Un esempio? La crescita del mercato delle spezie e delle erbe aromatiche, che si stima possa arrivare fino a 8,74 miliardi di euro nel 2020 con un tasso di crescita del +5% su base annua.

LE RACCOMANDAZIONI DI FONDAZIONE BARILLA E MACROGEO SU “MIGRAZIONE-CIBO”

1) La migrazione è un fenomeno strutturale. Nel medio-lungo termine serve investire nello sviluppo economico e umano dei Paesi di origine e i problemi legati alla migrazione non vanno affrontati solo attraverso politiche di migrazione o attuando politiche "uguali per tutti", bensì è fondamentale elaborare strategie specifiche per Paese, tenendo conto delle differenze interne.

2) Serve un vero approccio di cooperazione. I flussi migratori Sud-Nord richiedono un coinvolgimento a livello globale dei principali attori geopolitici, come Stati Uniti, Cina e paesi del Golfo. La cooperazione internazionale legata a queste aree deve tenere conto dell'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

3) Seguendo il "Piano Marshall per l’l'Africa" realizzato dalla Germania, cibo e agricoltura devono essere considerati i pilastri fondamentali per una nuova collaborazione con l'Africa. Servono interventi specifici sull'agricoltura, politiche su cibo e nutrizione stabilite dall'UE, ma anche accordi sui flussi migratori con i paesi di origine dei migranti. 

4) Nel formulare e attuare le misure di adattamento ai cambiamenti climatici, non si possono trascurare le sinergie e i compromessi con gli impatti ambientali e la mitigazione del clima. 

5) Le rimesse dirette sono importanti per connettere i risparmi individuali dei migranti allo sviluppo dei paesi di origine e possono facilitare lo sviluppo sostenibile. 

6) È necessario sensibilizzare la società per contrastare lo sfruttamento illegale del lavoro agricolo. 

7) Un nesso chiave tra la demografia e lo sviluppo economico è l'emancipazione delle donne. Pertanto il ruolo delle donne dovrebbe essere al centro di qualsiasi strategia di co-sviluppo e sviluppo sostenibile. 

8) È necessario un programma di ricerca sul "legame tra migrazione e alimentazione" nei paesi di destinazione. Il cibo ha un enorme ed inesplorato potenziale di integrazione perché agisce come fattore di inclusione. 

9) Lo sviluppo di catene del valore agroalimentari sostenibili, integrate, redditizie ed imprenditoriali nel Mediterraneo può svolgere un ruolo importante al fine di stabilizzare i flussi migratori, migliorare la sicurezza alimentare, lo sviluppo rurale e il sostentamento dei piccoli proprietari. 


 1 Fonte International Organization of Migration (IOM), 2015

 2 Per maggiori informazioni sulle “rotte” dei migranti consultare l’infografica allegata

3  Da intendersi tra chi cerca condizioni di vita migliori e chi - temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un gruppo sociale o opinioni politiche - si trova fuori dal Paese di cui ha la cittadinanza

 4 Appartengono all’Economic Community of West African States, I seguenti Paesi: Benin, Burkina Faso, Capo Verde, Costa d'Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea-Bissau, Liberia, Mali, Niger, Nigeria, Senegal, Sierra Leone, Togo.

 5 United Nations World Food Programme: https://www.wfp.org/news/news-release/new-wfp-report-finds-food-insecurity-accelerates-global-migration  

 6 United States Environmental Protection Agency: https://www.epa.gov/ghgemissions/global-greenhouse-gas-emissions-data
 7 CBI 2017 and MacroGeo elaboration on Ibis world and Nielsen mass market data.  

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La Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition (Fondazione BCFN) è un centro di ricerca multidisciplinare che analizza le cause e gli effetti che le relazioni economiche, scientifiche, sociali e ambientali hanno sull’alimentazione. Produce contenuti scientifici che possono essere utilizzati per informare ed aiutare le persone ad una scelta responsabile per quanto riguarda alimentazione, nutrizione, salute e sostenibilità. Organismo garante dei lavori della Fondazione BCFN è l’Advisory Board. Per maggiori informazioni: www.barillacfn.com 

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