12 mar 2019

GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA FONDAZIONE BARILLA: “L’AGRICOLTURA SI BEVE IL 70% DELL’ACQUA DOLCE PRELEVATA, MA PER 2 MILIARDI DI PERSONE È UNA RISORSA DIFFICILE DA REPERIRE”

• Il paradosso dell’acqua dolce: mentre il nostro sistema agricolo è responsabile del consumo di buona parte di questa risorsa, ancora troppe persone, nel mondo, vi accedono con difficoltà.

• Aumento della popolazione, urbanizzazione e incremento del reddito ci stanno allontanando dalle diete sostenibili e spingono verso sistemi alimentari ‘idrovori’ e poco salutari.

• Il cambiamento climatico porta con sé la minaccia di siccità e inondazioni, pericolo che mette a rischio la disponibilità di risorse idriche, l’agricoltura basata sull’acqua piovana, che produce gran parte del cibo consumato nei Paesi in via di sviluppo.

• Secondo il Food Sustainability Index, in Italia si moltiplicano gli eventi estremi dovuti al cambiamento climatico, con impatti negativi sull’agricoltura.



Milano, 12 marzo 2019 – L’acqua è base della vita sulla terra e risorsa fondamentale per il nostro sistema alimentare, riconosciuta nel 2010 dall’ONU come diritto umano essenziale per il pieno godimento della vita e di tutti i diritti umani. Ma che uso facciamo oggi dell’acqua? Il 70% dell’acqua dolce prelevata da fonti di superficie o falde acquifere è impiegata nel settore agricolo ed è, quindi, alla base della produzione di cibo, mentre oltre il 90% della nostra impronta idrica1 è legata proprio al consumo di cibo2. Un vero paradosso, visto che – sempre secondo l’ONU - circa 2 miliardi di persone nel mondo vivono in zone ad elevato stress idrico3, ossia con difficoltà ad accedere all’acqua. Un quadro destinato a impattare anche sulle migrazioni, dato che entro il 2030 si prevede che proprio la scarsità di acqua in alcuni luoghi aridi e semi-aridi farà spostare dai 24 ai 700 milioni di persone4. E’ questa l’analisi elaborata da Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN) in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, che ricorre il prossimo 22 marzo.

Il quadro che emerge da questa analisi appare però ancora più complesso: due terzi della popolazione mondiale (circa 4 miliardi di persone) vive attualmente in aree che soffrono di carenza idrica per almeno un mese all'anno5, mentre 1,6 miliardi di persone (quasi 1/4 della popolazione mondiale) soffre la carenza di acqua per motivi economici, perché i Paesi in cui vivono non dispongono delle infrastrutture necessarie per prelevare questa risorsa6. Per questo, serve guardare a modelli alimentari che siano davvero sostenibili, privilegiando quegli alimenti – e quelle diete – che tengano conto anche dell’impronta idrica del cibo che mettiamo ogni giorno a tavola. E se si pensa che da qui al 2050 la popolazione mondiale supererà i 9 miliardi di persone, ecco che interventi concreti appaiono più che mai necessari. Intervenire sulla produzione di cibo, che rappresenta la maggiore causa di utilizzo dell’acqua a livello globale, e sul modo in cui lo consumiamo sembra ormai un passo inevitabile ed urgente

Marta Antonelli, Responsabile del Programma di Ricerca della Fondazione Barilla, afferma: “Quando parliamo di accesso all’acqua, ‘Non lasciare nessuno indietro’ (Leaving No One Behind, tema della Giornata Mondiale dell’Acqua 2019) appare essenziale per superare la povertà e affrontare altre disuguaglianze sociali ed economiche. Una sfida resa ancora più difficile dalla crescita dei redditi pro capite e dall’urbanizzazione che, combinate col forte aumento della popolazione, stanno portando una crescita della domanda di cibo e prodotti ad alta impronta idrica, come carne e latticini, allontanandoci da diete sostenibili come quella mediterranea. Migliorare le pratiche di produzione e consumo di cibo rappresenta un passo necessario alla costruzione di una società impegnata nella salvaguardia del pianeta, nel rispetto delle sue risorse e per il benessere delle generazioni presenti e future”.

I numeri confermano come le nostre scelte alimentari impattino sul consumo di acqua: scegliere un menu con carne, che ha un’impronta idrica di 2031 Kcal, significa consumare ben 4.707 litri di acqua. Quantità che si andrebbe a ridurre scegliendo un menu vegetariano (2.828 litri e 2016 Kcal) o uno vegano (2.523 litri e 2109 Kcal). A livello europeo è stato stimato che mangiare meno carne potrebbe ridurre l'impronta idrica fino al 35%, mentre sostituendo la carne con il pesce, l’impronta idrica si ridurrebbe fino al 55% (stessa percentuale che si otterrebbe passando ad una dieta vegetariana7) . Apportare questi cambiamenti non solo farebbe risparmiare acqua, ma avrebbe anche un impatto positivo sulla salute, migliorando la dieta nei Paesi in cui più di 1/3 della popolazione è in sovrappeso e circa 1/4 obesa8.

IL CLIMATE CHANGE MINACCIA L’AGRICOLTURA ALIMENTATA DA ACQUA PIOVANA

Che le nostre scelte alimentari impattino su ambiente e cambiamenti climatici è un dato ormai assodato (si stima che l’agricoltura produca circa il 24% dei gas serra globali, una delle cause dei cambiamenti climatici a cui stiamo assistendo). E proprio i cambiamenti climatici rischiano di compromettere i sistemi agricoli dei Paesi in via di sviluppo. L’agricoltura che dipende dall’acqua piovana rappresenta, infatti, la tecnica maggiormente utilizzata per oltre il 95% delle terre coltivate nell'Africa sub-sahariana; il 90% di quelle in America Latina; il 75% di quelle nel Medio Oriente e nel Nord Africa; Il 65% di quelle in Asia orientale; e il 60% di quelle in Asia meridionale. Come noto, le risorse idriche piovane dipendono dalle condizioni atmosferiche di ogni zona e, in questo quadro, una potenziale minaccia alla agricoltura alimentata da acqua piovana potrebbe arrivare dal cambiamento climatico. Proprio quest’ultimo, infatti, sta già modificando la frequenza e la copiosità delle precipitazioni causando aumenti negli eventi di siccità e nelle inondazioni: si prevede che la frequenza delle precipitazioni estreme aumenterà in maniera preoccupante in Paesi come il Regno Unito (le precipitazioni potrebbero aumentare di 5 volte nelle aree Nord ed Ovest del Paese) e il Bangladesh (dove si prevedono aumenti delle precipitazioni di 3-7 volte9)  con conseguenti aumenti della durata, dell'estensione e della gravità delle inondazioni. 


ITALIA, IMPRONTA IDRICA MIGLIORE RISPETTO A SPAGNA E USA, MA SFRUTTIAMO TROPPO LE RISORSE ITTICHE

Continuando con l’analisi della Fondazione Barilla si scopre che ogni italiano ha un’impronta idrica complessiva (ossia derivante dal consumo di prodotti agricoli e industriali, sommati all’uso dell’acqua a livello domestico) pari a 6.300 litri giornalieri circa (pari a quasi 700 casse da 6 bottiglie di acqua da 1 litro e mezzo o di 42 vasche da bagno). Un’impronta idrica più bassa del 6% rispetto alla Spagna e di ben il 20% rispetto agli Stati Uniti10. Il 90% dei nostri 6.300 litri sono riconducibili al cibo che consumiamo. L’ultimo censimento ISTAT, però, in termini di produzione del cibo mostra un dato positivo, visto che circa il 30% della superficie agricola in Italia adotta le tecniche di irrigazione a goccia, caratterizzate da maggiori efficienze rispetto ad altre soluzioni e che consentono di ridurre il consumo di acqua tra il 15% e l'80%. In questo quadro, però, colpisce che oltre 6.000 Mm³ di acqua vengano “importati” ogni anno attraverso prodotti agricoli e alimentari. Una cifra minore solo rispetto a quanto fatto da Regno Unito e Germania in Europa11.

Sempre guardando alla situazione italiana, il 2018 è stato l’anno più caldo dal 1800, con un totale di 148 eventi estremi e seri impatti per l’agricoltura12. La produzione di olio di oliva ad esempio vede il peggior calo registrato negli ultimi anni, superiore al 55%. Diversi sono gli aspetti su cui l’Italia può migliorare. Primo tra tutti, lo stato delle reti idriche, visto che il 40% dell’acqua messa in rete non raggiunge l’utenza13. Altro aspetto su cui lavorare è lo stato delle riserve ittiche. Il FSI 2018 ha messo in evidenza come oltre il 75% dello stock ittico italiano sia sovra sfruttato. Un dato che rappresenta la peggiore performance all'interno del gruppo UE-28 e, insieme alla Turchia (79,7%), il caso peggiore nell’area del Mediterraneo14. Buone notizie arrivano, invece, dall’agricoltura: in Italia, le attività agricole impattano solo per il 6,74% sulle risorse idriche rinnovabili. Un buon risultato all'interno dell'area mediterranea, soprattutto se confrontato con altri Paesi come la Grecia (11,58%), la Spagna (22,84%) e Israele (57,08%)15


1 Indicatore che misura l’ammontare di acqua usata nelle fasi di produzione di un bene

2 Hoekstra, A.Y & Mekonnen M.M., (2012) http://www.pnas.org/content/109/9/3232.short

3 UN - Sustainable Development Goal 6 Synthesis Report on Water and Sanitation 2018  

4 https://www.unccd.int/Lists/SiteDocumentLibrary/Publications/Desertificationandwater.pdf

5 Mesfin M. Mekonnen and Arjen Y. Hoekstra; https://bit.ly/2IGssXb

6 FAO, coping on water scarcity - 2017

7 Davy Vanham et al, The water footprint of different diets within European sub-national geographical entities, Nature Sustainability (2018)

8 Davy Vanham et al, The water footprint of different diets within European sub-national geographical entities, Nature Sustainability (2018) 

9 (Palmer and Raisanen, 2002)

10  Mekonnen & Hoekstra (2011) National Water Footprint Accounts. UNESCO-IHE

11 Ibidem

12 Legambiente, Osservatorio Città Clima

13 Istat 2018

14 FSI 2018

15 FAO, Aquastat. http://www.fao.org/nr/water/aquastat/water_use/index.stm

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Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition 

La Fondazione BCFN è un centro di ricerca multidisciplinare che analizza le cause e gli effetti che le relazioni economiche, scientifiche, sociali e ambientali hanno sull’alimentazione. Produce contenuti scientifici che possono essere utilizzati per informare ed aiutare le persone ad una scelta responsabile per quanto riguarda alimentazione, nutrizione, salute e sostenibilità.  


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