28 dic 2017

FOOD SUSTAINABILITY INDEX 2017: FRANCIA, GIAPPONE E GERMANIA SUL PODIO. ITALIA SETTIMA, MA SALDA AL PRIMO POSTO PER AGRICOLTURA SOSTENIBILE. E NELLA NUOVA EDIZIONE DELL’INDEX ANCHE UN “FOCUS SUL MEDITERRANEO”

Francia prima. Seguita da Giappone e Germania, grazie alle buone performance su spreco di cibo, agricoltura sostenibile e sfide nutrizionali

• Torna il Food Sustainability Index: un totale di 34 Paesi (9 in più rispetto all’edizione 2016), e tra le principali novità un “focus sul bacino del Mediterraneo” e 8 nuovi parametri 




Dopo il successo del 2016, la Francia si riconferma prima all’interno del Food Sustainability Index, l’indice sviluppato dall’Economist Intelligence Unit in collaborazione con il Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN) che analizza la sostenibilità del sistema alimentare di 34 Paesi rappresentanti l’87% del PIL globale e 2/3 della popolazione mondiale.  L’indice è stato presentato in occasione dell’8° Forum della Fondazione Barilla su Alimentazione e Nutrizione, che si svolge il 4 e 5 dicembre a Milano.

La Francia rimane leader indiscusso in sostenibilità alimentare, grazie all’ottima performance ottenuta sui tre pilastri alla base del Food Sustainability Index: spreco di cibo, agricoltura sostenibile e sfide nutrizionali. Il Paese d’Oltralpe viene riconosciuto il migliore per aver adottato politiche concrete per la riduzione dello spreco, sia a livello industriale che domestico, in un mondo dove circa un terzo di tutta la produzione globale di cibo viene buttata via1 . La classifica continua con Giappone, Germania, Spagna, Svezia, Portogallo, Italia, Sud Korea e Ungheria: questi sono i Paesi che hanno dimostrato di avere una politica governativa forte ed efficace su temi come lo spreco di cibo, le pratiche agricole attente alla tutela dell’ambiente, l’innovazione in agricoltura e l’educazione alimentare. Nonostante la classifica denoti come i Paesi ad alto reddito abbiano performance molto positive all’interno dell’Index, ci sono alcune eccezioni. Qualche esempio? Pur avendo il più alto PIL pro capite, gli Emirati Arabi Uniti si classificano all’ultimo posto, mentre l’Etiopia, il Paese più povero – tra quelli analizzati dall’Index – raggiunge un ragguardevole 12° posto. Gli Emirati Arabi Uniti condividono con gli altri Paesi del mondo arabo, valutazioni negative per l’eccessivo spreco alimentare, l’aumento costante dell’obesità tra la popolazione e l’agricoltura sostenibile che si traduce in scarsità di acqua e la conseguente dipendenza dalle falde acquifere e da costosi impianti di desalinizzazione. In questa classifica globale, gli Stati Uniti si trovano al 21° posto anche a causa di un 31° posto ottenuto per agricoltura sostenibile. In termini di sfide nutrizionali, gli USA si posizionano al 24° posto trainati dall’elevato consumo di carne e grassi saturi e dal fatto che il contenuto di zuccheri nella dieta degli americani è la più alta tra tutti i 34 Paesi analizzati dallo studio. 

Martin Koehring, redattore capo dell’Economist Intelligence Unit, ha dichiarato: “I sistemi alimentari sostenibili sono indispensabili per il raggiungimento dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) promossi dalle Nazioni Unite. In particolare, porre fine alla fame, garantire la sicurezza alimentare e il benessere e promuovere l’agricoltura sostenibile entro il 2030. Tuttavia, i principali cambiamenti globali come i mutamenti climatici, la rapida urbanizzazione, il turismo, i flussi migratori e la tendenza a seguire regimi alimentari “occidentali”, stanno mettendo l’intero sistema cibo sotto pressione. Il Food Sustainability Index vuole essere uno strumento per aiutare istituzioni e stakeholder a definire politiche efficaci per migliorare la sostenibilità del sistema alimentare”. 

ITALIA “CAMPIONE” IN AGRICOLTURA SOSTENIBILE E BENE NELLA LOTTA ALLO SPRECO. 19° SU SFIDE NUTRIZIONALI

L’Italia, secondo la nuova classifica del Food Sustainability Index, si posiziona al settimo posto. Un dato che, se confrontato con il sesto posto dell’anno precedente, potrebbe sembrare negativo, ma che in realtà è dovuto all’inserimento di altri 9 Paesi, tra cui appunto Svezia e Portogallo – aggiunti nel FSI 2017 - senza i quali il nostro Paese sarebbe rientrato nella “top five”. L’Italia mostra, secondo il Food Sustainability Index, diverse luci ma anche alcune “ombre” sulle quali appare fondamentale lavorare. Bene, davvero, per quanto riguarda la sostenibilità della produzione agricola, che permette all’Italia di arrivare prima, subito davanti alla Colombia e alla Germania. In particolare, il successo dell’Italia è giustificato da ottime performance per quanto riguarda la “Water scarcity” e il “Water management”, a riprova che ad essere apprezzata non è soltanto la disponibilità di acqua di cui godiamo, ma anche la capacità di gestione che ne viene fatta. Per quanto riguarda la lotta allo spreco, l’Italia compie un grande passo avanti passando dal 9° posto del 2016 al 4° di quest’anno, dietro soltanto a Francia (che si fa apprezzare per il forte impegno profuso in questo ambito negli ultimi anni), Germania e Spagna. A premiare l’Italia è l’impegno nella “Policy response to food loss” e nel “Food loss”. Molto invece può essere fatto per quanto riguarda le cosiddette “Solution to distribution-level loss”, che nella valutazione hanno penalizzato il Paese. Infine, il punto su cui molto può e deve essere fatto riguarda le sfide nutrizionali. In questo particolare ambito, l’Italia si posiziona al 19° posto. Paga soprattutto risultati migliorabili per quanto riguarda la percentuale di bambini sovrappeso nella fascia tra i 5 e i 19 anni di età (ma anche negli adulti). Un dato che va preso in forte considerazione se si abbina al basso numero di persone che raggiungono effettivamente il livello di attività fisica raccomandata a settimana. Insomma, il distacco dalla “Dieta Mediterranea”, che da molti viene indicata come un fattore che si sta affermando tra le fasce di età più giovani del Paese, rimane uno dei punti su cui i decisori sono chiamati a focalizzare la loro azione. 

L’index si conferma un utile strumento per individuare quelle aree in cui è necessario lavorare per garantire un rapporto col cibo, in termini di produzione e consumo ma anche di lotta allo spreco, che sia il più sostenibile possibile” dichiara Guido Barilla, Presidente BCFN. “Rispetto allo scorso anno abbiamo lavorato per rendere questo strumento ancora più preciso e ampio, per riuscire così a guardare meglio al cibo non solo in termini di “gusto”, ma a 360°, permettendo agli studiosi e ai decisori politici di capire come orientare ricerche e scelte politiche. Tutti noi italiani restiamo convinti che il nostro cibo sia il più buono come gusto, ma sono ancora diverse le sfide che ci aspettano per riuscire a rimanere al passo con quei Paesi che ci stanno davanti nella classifica” ha concluso Barilla. 

IL FOOD SUSTAINABILITY INDEX

L’edizione 2017 del Food Sustainability Index analizza 34 Paesi in base alla sostenibilità del loro sistema alimentare. Questi Paesi rappresentano l’87% del PIL globale e due terzi della popolazione mondiale. Rispetto all’edizione precedente, ai 25 Paesi del 2016, se ne sono aggiunti altri 9: Spagna, Marocco, Grecia, Portogallo, Tunisia, Libano, Giordania, oltre a Svezia e Ungheria, mentre il quadro metodologico è stato affinato e rafforzato con l'aggiunta di 8 nuovi indicatori per un totale di 66.

Quest’anno, insieme all’Index è disponibile anche un focus di approfondimento dal titolo: “Fixing Food: The Mediterranean Region” che analizza le tematiche di sostenibilità alimentare nell’area del Mediterraneo attraverso le varie sfide sociali, economiche e ambientali dei vari Paesi. Tra i nuovi contenuti di quest’anno anche un sommario generale, alcune infografiche con le principali evidenze mondiali e degli articoli di approfondimento sulla sostenibilità alimentare dei Paesi arabi, di Francia, Germania e Stati Uniti.

 Il Food Sustainability Index è stato realizzato dall’Economist Intelligence Unit in collaborazione con la Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN), come parte di un programma di ricerca commissionato da BCFN. Il FSI ha lo scopo di indagare le questioni chiave che impattano sulla sostenibilità alimentare attraverso tre “pilastri”: lo spreco di cibo, l’agricoltura sostenibile e le sfide nutrizionali. La classifica del Food Sustainability Index non vuole esprimere giudizi, ma nasce come uno strumento per capire e monitorare le prestazioni e i miglioramenti dei Paesi analizzati rispetto alle principali sfide del sistema alimentare globale.Maggiori dettagli sul Food Sustainability Index sono disponibili al seguente link: http://foodsustainability.eiu.com/ 

1Stime FAO

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La Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition (Fondazione BCFN) è un centro di ricerca multidisciplinare che analizza le cause e gli effetti che le relazioni economiche, scientifiche, sociali e ambientali hanno sull’alimentazione. Produce contenuti scientifici che possono essere utilizzati per informare ed aiutare le persone ad una scelta responsabile per quanto riguarda alimentazione, nutrizione, salute e sostenibilità. Organismo garante dei lavori della Fondazione BCFN è l’Advisory Board. Per maggiori informazioni: www.barillacfn.com 


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