29 gen 2019

FOCUS – LOTTA ALLO SPRECO ALIMENTARE, CAUSE, SOLUZIONI E BEST PRACTICE

Lo spreco di cibo comporta un impatto concreto su diversi aspetti della nostra vita, siano essi economici, sociali o ambientali. Impatti diversi offrono spazio a soluzioni diverse, che chiamano in causa anche differenti attori (cittadini e consumatori, aziende produttrici e della distribuzione, organizzazioni non governative e associazioni pubbliche e private). Prima, però, di studiare le soluzioni, è importante individuare le cause che generano le perdite di cibo (Food Loss) e lo “spreco di cibo” (Food Waste)1.



Tra le principali cause delle perdite alimentari è possibile annoverare:

Fenomeni metereologici imprevisti e catastrofi naturali, come una gelata fuori stagione che può rovinare parte del raccolto o una grave siccità

Mancanza di infrastrutture adeguate e problemi tecnologici e di logistica, come nel caso di insufficienza di strutture adeguate alla conservazione

Mancanza di competenze, conoscenze o di capacità di gestione della filiera, perché conoscere potenzialità e ed esigenze del proprio prodotto (come anche le richieste del mercato) può aiutare a minimizzare le perdite 

Perdite durante il trasporto e l’impossibilità di accedere ai punti vendita. Ad esempio, in Africa, succede spesso che un produttore non possa raggiungere il mercato perché non ci sono strade o mezzi 

Mancanza del rispetto degli standard di sicurezza e peculiari richieste del mercato. Per esempio, tenere solo la frutta e verdura che rispecchia determinati standard estetici, gettando quelli che non le rispecchiano


Tra le principali cause dello spreco alimentare, sia a livello domestico che a livello di vendita e di ristorazione, ci sono:

Cattiva gestione delle scadenze (i prodotti andrebbero sempre messi in ordine di scadenza) 

Scorretta conservazione degli alimenti, quando ad esempio, i cibi sono esposti a temperature non idonee

Errata gestione delle scorte e pianificazione della spesa. In questo caso si tratta di imparare a gestire il rapporto tra quantità di prodotto e il suo consumo e acquistare solo quello che è necessario

Mancanza di conoscenze riguardanti il cibo e la sua conservazione. Per esempio, capita spesso che si buttino alimenti che in realtà sono perfettamente commestibili o che si faccia confusione con le date di scadenza

Cucinare e/o servire troppo cibo. Imparare a regolare i meccanismi di fame e sazietà è fondamentale per la nostra salute ma è anche indispensabile per evitare sprechi alimentari


BEST PRACTICE E SOLUZIONI PER NON SPRECARE GLI ALIMENTI. IL “CASO” DI MILANO, CITTA’ VIRTUOSA ANTISPRECO

Una prima soluzione per combattere lo spreco alimentare potrebbe essere quella di coinvolgere organizzazioni profit e no-profit nella distribuzione diretta di eccedenze. Associazioni che recuperano cibo commestibile dall’industria, dalla distribuzione o dalla ristorazione per distribuirlo a strutture che si occupano dell’assistenza di persone indigenti o emarginate, come nel caso del Banco Alimentare o di Last Minute Market (che mette in contatto le aziende della Grande Distribuzione Organizzata con gli enti beneficiari, senza però gestire direttamente i prodotti) potrebbero rappresentare soluzioni da replicare. 


Altro modo per combattere lo spreco di cibo potrebbe riguardare lo sviluppo di tecnologie digitali, come nel caso delle etichette elettroniche nella grande distribuzione (per esempio quelle che utilizzano l’identificazione a radiofrequenza, dall'inglese Radio-Frequency Identification - RFID) che permettono di monitorare a distanza la corretta temperatura degli alimenti, evitando di sprecare inutilmente prodotti, ma anche l’utilizzo di sensori intelligenti per misurare la tipologia e la quantità di sprechi nel settore della ristorazione, consentendo ai proprietari di fare interventi anti-spreco mirati e precisi. Un caso virtuoso è quello di Winnow, start-up che ha introdotto un sistema per la mappatura, quantificazione ed analisi degli sprechi nella fase di preparazione del cibo. Inoltre, non vanno dimenticate, tutte quelle applicazioni che consentono di comunicare in tempo reale (per esempio attraverso il proprio smartphone) la disponibilità di alimenti in eccedenza, consentendo così anche alle persone di poter fare la loro parte. 


Un percorso virtuoso, però, non può esimersi da un lavoro che punti ad aumentare la consapevolezza negli individui. In Spagna, ad esempio, il Ministero dell’Agricoltura, del Cibo e dell’Ambiente, ha avviato una serie di comunicazioni, rivolte sia ai cittadini che all’industria della ristorazione, per sottolineare l’importanza del problema e offrire una serie di consigli/idee pratiche su come arginarlo. Nel complesso, l’iniziativa prevede l’implementazione di programmi educativi nelle scuole, la progettazione di strumenti di autovalutazione per i consumatori e le aziende del settore alimentare e preparazione di linee guida contenenti le migliori pratiche sulla gestione del cibo. In Italia, invece, è di grande esempio la città di Milano che si propone di tagliare gli sprechi alimentari del 50% entro il 20302, visto che abitudini sbagliate di acquisto di cibo (e il relativo consumo) da parte delle famiglie contribuiscono per oltre il 40% alle eccedenze alimentari. Eccedenze che, se eliminate, permetterebbero a ciascuna famiglia di risparmiare circa 450 euro l’anno. Inoltre, sempre per favorire la lotta allo spreco, il capoluogo lombardo ha puntato sulla riduzione delle tasse (fino al 20%) per tutte quelle realtà (supermarket, ristoranti, mense) che hanno donato ad enti di beneficienza il cibo che altrimenti sarebbe andato sprecato. Il provvedimento ha portato al recupero di circa 840 tonnellate di cibo nei primi sei mesi. 

Per raggiungere l’obiettivo del taglio agli sprechi, però, il Milan Food Policy – organo nato da un Memorandum di intesa tra il Comune di Milano e Fondazione Cariplo che col loro lavoro hanno individuato 10 aree di intervento “critiche” – coordina una vasta gamma di azioni, tra cui alcune dedicate alla sensibilizzazione dei cittadini, compresi quelli più piccoli. Per esempio, la campagna educativa “Io non spreco”, in collaborazione con l’assessorato all’Educazione e all’Istruzione del Comune e Legambiente, dove agli alunni delle scuole primarie aderenti viene fornito un sacchetto “salva merenda” in materiale lavabile per incoraggiarli a portare a casa i prodotti non deperibili che non hanno consumato durante il pranzo (pane, frutta, budini, ecc). Si è puntato anche alle mense scolastiche, dove in 106 casi (su 418) è stato avviato un programma per ridistribuire oltre 140 tonnellate di frutta e pane durante la merenda. Il programma, dove attivo, ha coinvolto 17mila ragazzi in 779 classi e ha permesso di ridurre del 17% lo spreco alimentare nelle scuole. Un risultato eccezionale considerando che Milano fornisce circa 85 mila pasti al giorno per un totale di 17 milioni di pasti l’anno. 


Quando parliamo, invece, di “perdite alimentari” molto si potrebbe fare nel momento del post-raccolto. In questo contesto diverse realtà agiscono su più fronti contemporaneamente:

coinvolgendo aziende che possono fornire tecnologie di stoccaggio/conservazione dei prodotti;

trovando supporto per mettere in collegamento gli agricoltori con i mercati;

aumentando l’accesso ai finanziamenti;

offrendo nuovi strumenti per misurare e tracciare le perdite alimentari. 


In Uganda, ad esempio, la Fondazione Louis Dreyfus, che ha sede negli Stati Uniti, sta finanziando la creazione di un laboratorio per testare le migliori soluzioni di conservazione del cibo su vasta scala, che possono ridurre al minimo le perdite post-raccolto nella regione. Il programma include laboratori di formazione per gli agricoltori, per insegnare loro le migliori strategie di raccolta, trebbiatura, essiccazione e conservazione delle colture, e organizza la distribuzione di strumentazione di supporto per lo stoccaggio degli alimenti. 


Il ruolo dell’economia circolare, più in generale, può rappresentare un paradigma di sviluppo economico e sociale rigenerativo, in cui spreco, energia e altri materiali vengono reimmessi nella catena di produzione, e ha un grande potenziale per affrontare sia le perdite che gli sprechi alimentari di cibo. Tra le azioni che si possono svolgere in questo senso è possibile annoverare la rigenerazione dei materiali e il conferimento di valore ai sottoprodotti. Si tratta, per esempio, del caso di Orange Fiber, un’azienda italiana che ha brevettato e produce tessuti sostenibili dai sottoprodotti agrumicoli, o Funghi Espresso, una start up agricola che coltiva funghi utilizzando fondi di caffè come substrato di coltivazione, ma anche Toast Ale, che produce una birra pluripremiata realizzata con il pane fresco avanzato, o RiceHouse, che crea nuovi materiali per costruzioni ecosostenibili dagli scarti della coltivazione del riso.

1  Il cibo “perso” o food loss è quello che si ferma lungo la filiera produttiva, tra campo e industria, prima di essere venduto. Lo “spreco alimentare”, invece, è quello che avviene a livello domestico, nei ristoranti e nei negozi dove si vende il cibo

2“Cibo e Città – Il ruolo delle città nel raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile” realizzato da Fondazione Barilla for Food & Nutrition insieme al MUFPP (Milan Urban Food Policy Pact)

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