16 apr 2014

DA EXPO UNA SERIE DI LEGGI MONDIALI SUL CIBO

Da oggi scaricabile dal sito la “Guida alle Buone Pratiche” con consigli utili per attuare comportamenti virtuosi e rispettosi dell’ambiente

Il primo dibattito online sul Protocollo di Milano, lanciato dalla Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN), fa emergere un forte appello ai leader di tutto il mondo in vista di Expo 2015. Nelle parole di Carlo Petrini, Fondatore e Presidente di Slow Food e membro del CdA della Fondazione BCFN:

''Se vogliamo che Expo 2015 lasci sedimenti è necessario che renda coesa e visibile una comunità di intenti. Sarebbe un errore limitarsi a una carrellata di eventi,”- ha dichiarato Petrini - “L'auspicio più forte è che da Expo emerga una serie di leggi che i Paesi in breve tempo possano mettere in atto sulla difesa delle sementi tradizionali, l'educazione in campo agroalimentare, fino agli incentivi alle buone pratiche agricole. Avremo un protocollo che saprà farsi carne - ha sottolineato - se da strumento operativo per i governi sappia anche creare mobilitazione tra i giovani''.

Nel frattempo continuano a crescere i sostenitori di un accordo mondiale su alimentazione e nutrizione.
“Aderiamo con convinzione al Protocollo di Milano perché condividiamo pienamente i tre obiettivi strategici dell’azione proposta: lotta agli sprechi alimentari – agricoltura sostenibile (preservare le risorse naturali a partire dalla fertilità del suolo, qualità e quantità di acqua, biodiversità – garantire la salute dei cittadini eliminando o riducendo al minimo l’usto di sostanze chimiche dannose per la salute e gli ecosistemi) – stili di vita (a partire dalle diete e in particolare enfatizzando il duplice beneficio della Dieta Mediterranea per la salute umana e per la riduzione dell’impronta ambientale sugli ecosistemi)” – commenta Vittorio Cogliati Dezza, Presidente Nazionale di Legambiente“Questi sono del resto gli obiettivi della nostra azione ambientale, come illustrato dal Manifesto della Nuova Agricoltura, promosso da Legambiente”.
I relatori del primo dibattito online sul Protocollo di Milano – oltre a Carlo Petrini, erano presenti il Direttore Scientifico di WWF Italia Gianfranco Bologna, e Riccardo Valentini, Direttore della Divisione Impatti del Clima presso il Centro Euromediterraneo sui Cambiamenti Climatici e membro dell’Advisory Board BCFN - hanno individuato una serie di interventi da inserire all’interno del Protocollo tra i quali:
- Promuovere uno sviluppo sostenibile. Attualmente si prevede una perdita di raccolto del 2% su scala globale ogni anno fino al 2030, perdita destinata ad aumentare se il riscaldamento globale supererà i 4 gradi centigradi e, contestualmente, si assiste a un aumento della popolazione che supererà i 9 miliardi di persone entro il 2050: diventa fondamentale produrre meglio, ossia risparmiando risorse e prestando attenzione al capitale naturale. Da Petrini e Bologna arriva l’indicazione a rispettare la Biodiversità, e su questo punto c’è il pieno accordo con Legambiente il cui modello “della “nuova agricoltura” si basa su un’agricoltura rispettosa dell’ambiente e delle varietà tradizionali dei territori. Questo tipo di agricoltura” – afferma Vittorio Cogliati Dezza“è in grado di offrire più rese e più reddito agli agricoltori perché riduce sul medio-lungo termine i costi di coltivazione, aumenta la fertilità dei suoli, la salubrità delle piante e la resilienza degli agroecosistemi, offre alle aziende agricole opportunità di integrazione di reddito e diversificazione dei rischi grazie agli avvicendamenti e all’uso integrato delle colture”;

- Difendere il ruolo delle comunità del cibo - sull’esempio di Terra Madre – in quanto virtuosi esempi della difesa della tradizione che, raccomanda Petrini, “necessita di essere trasmessa alle giovani generazioni”, le quali devono esercitare un ruolo di primo piano nel contribuire alla stesura del Protocollo. Un ponte tra passato e futuro (senza disdegnare le nuove tecnologie che possono aiutare i contadini in versione 2.0) dato che sono già molti i giovani convertiti all’agricoltura, alla ricerca di un nuovo modello di vita e di nuovi valori.

“Il Protocollo di Milano si caratterizza per essere un accordo volontario che conta sul consenso delle parti che lo sottoscrivono. È un lavoro di squadra che coinvolge cittadini, governi, privati” – afferma Riccardo Valentini.
Da oggi è anche scaricabile dal sito http://www.protocollodimilano.it/app/assets/pdf/MilanProtocol.pdf la “Guida alle Buone Pratiche” con consigli utili per attuare comportamenti virtuosi e rispettosi dell’ambiente

Legambiente
Ambientalismo scientifico, tutela e valorizzazione dell’ambiente, solidarietà: una passione lunga trent’anni.Legambiente è nata nel 1980, erede dei primi nuclei ecologisti e del movimento antinucleare degli anni ’70. Tratto distintivo è l’ambientalismo scientifico, la scelta, cioè, di fondare ogni iniziativa per l’ambiente e le persone su una solida base di dati scientifici con l’indicazione di alternative concrete, realistiche, praticabili. Azione, informazione, sensibilizzazione, formazione ed educazione per una migliore qualità di vita, per tutti. Legambiente è la più grande associazione ambientalista italiana. Opera per la tutela e la valorizzazione dell’ambiente ed è una Onlus (organizzazione non lucrativa di utilità sociale), una Ong (organizzazione non governativa) e una Aps (Associazione di promozione sociale). E’ riconosciuta dal ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare come associazione d’interesse ambientale, fa parte del Bureau Européen de l’Environnement (BEE) ed è apartitica. Legambiente conta più di 115.000 soci e sostenitori, 1000 gruppi locali, più di 30.000 classi che partecipano a programmi di educazione ambientale e oltre 3.000 giovani che ogni anno partecipano ai nostri campi di volontariato oltre a circa 60 aree naturali gestite direttamente o in collaborazione con altre realtà locali.

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