The Hunger Project: stop alla fame con la sostenibilità alimentare

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The Hunger Project: stop alla fame con la sostenibilità alimentare

The Hunger Project: stop alla fame con la sostenibilità alimentare

Un impegno lungo 40 anni per eradicare la fame “partendo dal basso” e coinvolgendo donne e comunità locali, in perfetta sintonia con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e con le iniziative portate avanti anche da BCFN per assicurare la sostenibilità alimentare.

La fame nel mondo resta un problema irrisolto e preoccupante, nonostante gli sforzi compiuti a diversi livelli per cercare di dargli un freno. Nel rapporto The State of Food Security and Nutrition in the World 2017, redatto da cinque agenzie internazionali e pubblicato a settembre 2017, si legge che la tendenza verso la riduzione del numero di persone che soffrono la fame, osservata in passato, ha subito una battuta di arresto e oggi l’11 per cento della popolazione mondiale non dispone di cibo con sicurezza. “Ci sono ancora 155 milioni di bambini che soffrono la fame, una condizione che influenza negativamente lo sviluppo cognitivo a lungo termine e di conseguenza le prospettive per il futuro” aggiungono gli esperti dell’iniziativa The Hunger Project (THP), nata nel 1977 sulla scia del crescente interesse verso il problema della fame nel mondo, emerso dalla prima conferenza mondiale sul cibo svoltasi a Roma in quell’anno. 

Dieci principi per contrastare la fame 

I dati piuttosto scoraggianti presentati nel recente rapporto internazionale non devono fermare gli sforzi per bloccare la fame nel mondo” si legge nel sito web THP, dove sono elencati una serie di successi già ottenuti in diversi stati verso l’eliminazione della fame. L’obiettivo finale del lavoro svolto nell’ambito dei progetti THP, in perfetta armonia con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, a cui aderisce anche BCFN, è “un mondo dove ogni donna, uomo e bambino possa condurre una vita appagante e in salute, carica di auto-sufficienza e di dignità”. Collaborano al raggiungimento di tale obiettivo ben 395.000 leader volontari e oltre 16.000 comunità in diversi continenti, animati da uno spirito comune e da dieci principi basilari sui quali si modellano tutte le azioni e le iniziative. Si parte da dignità umana, uguaglianza di genere, aumento della consapevolezza di poter raggiungere l’autosufficienza e organizzazione di azioni ad ampio respiro che diano voce a chi è più debole. Per risolvere il problema servono però anche interconnessione tra le varie parti in gioco, trasformazione sociale, approccio olistico, decentralizzazione e una leadership nuova che lavori “con” la gente e non “al di sopra” della gente. 

“La fame nel mondo può essere eliminata, ma bisogna ricordare che la fame è soprattutto un problema ‘umano’ e per questo la sua eradicazione richiede sforzi che siano in linea con i principi condivisi dell’umanità” dicono gli esperti THP.

I tre pilastri del successo 

Oggi la rete THP porta avanti in Africa, Asia del Sud e America Latina una serie di programmi che si fondano su un approccio innovativo e olistico, coinvolgendo donne e uomini che vivono nelle aree rurali.  

L’idea è di far diventare queste persone le vere responsabili del proprio sviluppo” afferma John Coonrod, vice presidente esecutivo di THP. E per raggiungere il successo nelle diverse iniziative, tutti i progetti che gli esperti THP mettono in campo si basano su tre pilastri fondamentali.

Il primo è aumentare il potere delle donne, viste come elementi chiave del cambiamento. “Le donne sono le principali responsabili per le necessità di base delle famiglie, ma nonostante ciò vengono loro negate sistematicamente le risorse, le informazioni e la libertà di azione necessarie per portare avanti tali responsabilità” dicono da THP.

Il secondo è mobilizzare intere comunità verso una concreta autosufficienza. Per raggiungere tale risultato è necessario che il coinvolgimento della comunità sia globale e parta dal basso, dalle realtà locali, alle quali il progetto cerca di fornire gli strumenti e le informazioni necessarie. Infine è necessario creare collaborazioni e coinvolgimento dei governi locali. Le autorità locali sono infatti le più vicine alle comunità e quelle più in grado di vedere e soddisfarne le necessità primarie. 


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