Oltre 700.000 firme contro lo spreco alimentare

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Oltre 700.000 firme contro lo spreco alimentare

Oltre 700.000 firme contro lo spreco alimentare

È il sorprendente risultato di una petizione per la promozione di una legge contro gli sprechi alimentari nella grande distribuzione. Ispirata al Protocollo di Milano, ora l’iniziativa ha assunto un respiro europeo.

Una petizione che in pochi mesi ha raccolto oltre 750.000 firme a favore di una legge che abolisca gli sprechi alimentari nella grande distribuzione: è questo il traguardo raggiunto dall’iniziativa promossa da Daniele Messina, Program Officer della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, all’origine di un progetto di legge che, nel momento in cui scriviamo, è stata approvato alla Camera e deve essere esaminato al Senato.

Come è nata l’idea di una petizione su questo argomento?
Per via del mio lavoro alla Fondazione Monte dei Paschi di Siena (MPS) sono stato coinvolto in alcune iniziative di Expo e, in particolare, nella discussione sul Protocollo di Milano promossa da BCFN. Lì ho avuto modo di scoprire l’entità e la diffusione degli sprechi alimentari. L’idea di fare qualcosa per porvi fine almeno parzialmente è stata del tutto personale. È nata dopo una visita al Refettorio Ambrosiano, una mensa che distribuisce pasti gratuiti agli indigenti.

Anche la Francia ha promosso una legge contro gli sprechi nata da una petizione popolare. Che legame c’è con la sua iniziativa?
Inizialmente nessuna: una notte mia figlia mi ha svegliato e non sono più riuscito a riaddormentarmi. Pensavo continuamente a ciò che avevo visto a Milano e ai dati della FAO che hanno stimato in 1 miliardo 300 milioni di tonnellate l’anno la quantità di cibo che finisce nella spazzatura. Mi è venuta così l’idea di una petizione per chiedere una norma che aiutasse a ridurre gli sprechi alimentari. Solo dopo che ho lanciato la petizione, i gestori del sito Change.org mi hanno messo in contatto con i promotori dell’analoga iniziativa francese. È nata così l’idea di chiedere che la legge venga promulgata anche a livello europeo. Al momento sono 8 i Paesi che aderiscono alla richiesta.

In che cosa consiste una legge antisprechi?
Essenzialmente facilita o, talvolta, obbliga i supermercati più grandi e la grande distribuzione a non buttar via le eccedenze o i cibi in scadenza, invitandoli a donarli a chi li distribuisce ai meno abbienti. Sembra una questione banale, ma non lo è. Per rispondere alle richieste dei propri clienti, i supermercati acquistano quantità di cibo molto superiori a quelle che possono distribuire. Le eccedenze vengono buttate via, perché per la grande distribuzione è un nonsenso immettere sul mercato grandi quantità di prodotti gratuiti. Inoltre, la conservazione e la distribuzione delle eccedenze hanno un costo e, finché questi saranno superiori a quelli dello smaltimento come rifiuti, non ci sarà convenienza a donare.

In che modo si possono incentivare i comportamenti virtuosi?
Una premessa doverosa: la legge in discussione in Italia, promossa dall’Onorevole Maria Chiara Gadda, ha un impianto diverso da quella francese. Oltralpe hanno scelto di rendere la donazione obbligatoria, imponendo tasse e penali ai grandi supermercati che depositano la merce nelle discariche o presso gli inceneritori. In Italia si è scelto di lasciare la scelta sul piano della volontarietà e le norme attuative non sono ancora del tutto definite. Si prevedono sgravi dell’IVA e agevolazioni per l’acquisto dei macchinari necessari alla movimentazione e conservazione delle merci, ma tutto sarà lasciato alla buona volontà del singolo operatore. Speriamo che questo sia sufficiente a cambiare le cose. Avremmo certamente preferito un’azione più incisiva.

Crede che i cittadini possano giocare un ruolo nella promozione della legge antispreco?
Certamente, anche perché gli sprechi legati alla grande distribuzione sono solo l’8 per cento del totale, contro il 34 per cento legato ai consumi individuali. Quindi da un lato dobbiamo imparare a essere consumatori più accorti, a comprare solo quello che davvero ci serve e a consumarlo in tempo, dall’altro dobbiamo spingere i marchi di grande distribuzione più virtuosi segnalando loro che apprezziamo la scelta di non sprecare. Possiamo anche scegliere di acquistare prodotti imperfetti ma altrettanto gustosi e nutrienti di quelli di qualità estetica superiore, soprattutto nell’ambito della produzione ortofrutticola. Esistono già iniziative in tal senso e prevengono il malcostume di buttar via i prodotti agricoli non sufficientemente belli da essere venduti.

Qual è il ruolo di fondazioni come BCFN o Monte dei Paschi in questa battaglia civile?
BCFN, con la sua attività, è stata all’origine del mio coinvolgimento in questa causa e ci tengo sempre a ricordarlo. Ma anche la Fondazione MPS l’ha fatta propria con entusiasmo e ne ha esteso il raggio d’azione. Per esempio, ha lanciato un progetto chiamato sCOOL FOOD, che ha lo scopo di educare i più giovani con un’ora a settimana di lezioni dedicate a temi come cibo, agricoltura e sostenibilità. Per ora abbiamo coinvolto in tutto 16 classi, tra elementari, medie e superiori, a Siena e Poggibonsi per il prossimo anno scolastico. Si tratta di un progetto pilota che vuole mandare un messaggio al Ministero dell’Istruzione affinché consideri l’introduzione di queste materie nel curriculum scolastico.


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