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Il potere salvifico dell’agricoltura

Dopo la devastazione causata dal terremoto dell’anno scorso, lo stile di vita nelle desolate colline del Nepal testimonia un’importante verità: dove le calamità naturali lasciano alle proprie spalle miseria e povertà, l’agricoltura assume un ruolo salvifico. Le aree del territorio nepalese maggiormente colpite dal sisma del 2015 figurano tra le regioni più sperdute e inaccessibili esistenti al mondo; anche la navigazione aerea in tali zone è compromessa a causa dell’altitudine e delle condizioni climatiche avverse. Prestare soccorso qui è quasi impossibile e, nella maggior parte dei luoghi colpiti dal sisma, i lavori di ricostruzione non sono ancora iniziati. Difatti, a ormai più di un anno dalla tragedia, migliaia e migliaia di vittime vivono in baracche di tela cerata e lastre di ferro, e gran parte dei mezzi di sostentamento a loro destinati giace e marcisce nei magazzini delle città.

La crisi della sussistenza
Le vittime del terremoto hanno superato estati torride, violenti monsoni e gelidi inverni rifugiandosi in misere baracche. In tali condizioni, è compromesso anche l’accesso a servizi governativi come corrente elettrica, istruzione e acqua potabile. Inoltre, manca ancora un reale interesse sia da parte dello Stato sia da parte delle associazioni umanitarie dedicate. Ad altitudini elevate, la sofferenza delle vittime è legata, da un lato, alle condizioni geologiche del Nepal e, dall’altro, alle turbolenze socio-politiche che affliggono il Paese. Per quanto riguarda l’approvvigionamento alimentare, però, la situazione dei terremotati non è così tragica come potremmo pensare. In particolare, nei luoghi dove l’agricoltura costituisce l’occupazione prevalente, le persone riescono a nutrirsi bene e in modo sano nonostante tonnellate di soccorsi alimentari vadano perse. Difatti, chi da fuori raggiunge questi luoghi sperduti rimane solitamente impressionato dall’alimentazione inaspettatamente sana ed equilibrata degli abitanti. I visitatori dei perigliosi villaggi arroccati tra le montagne nepalesi non si aspettano di trovare qui un gran che, eppure vengono sorprendentemente accolti con i migliori piatti della tradizione locale: riso, varietà di curry e legumi, yoghurt e ghee (particolare tipo di burro, nonché uno dei latticini più costosi reperibili in Nepal).

Il ritorno alla vita dei campi
Pur avendo attraversato la tragica esperienza del terremoto e sopportato per mesi le ripetute scosse di assestamento, gli abitanti delle desolate colline nepalesi sono ancora attivamente coinvolti nell’agricoltura, producendo cibo per se stessi e per gli altri. La perseveranza che ha permesso alle vittime del sisma di adattarsi a condizioni di vita più che misere dovrebbe esserci d’ispirazione Allo stesso modo, il ruolo assunto dall’agricoltura nel migliorare le condizioni di vita dei terremotati dovrebbe ricordarci l’importanza del cibo per la nostra vita. I contadini che abitano le remote colline colpite dal sisma non sono soltanto in grado di produrre cibo per se stessi, ma anche per migliaia di visitatori abituali, tra cui fotografi, produttori di documentari e giornalisti, nonché per i rari operatori di soccorso umanitario. Immediatamente dopo aver superato la straziante esperienza del sisma, i contadini nepalesi tornarono nei campi. Papsa, in Barpak, è la regione in cui è stato registrato l’epicentro del terremoto del 25 aprile 2015, di magnitudo pari a 7.8. Qui e in molte altre aree colpite dal sisma, gli abitanti delle colline si dedicarono al raccolto già lo scorso inverno e sono ora pronti a rifarlo nonostante vivano ancora in misere baracche. E pensare che dedicarsi all’agricoltura in terreni così aspri è già di per sé un’impresa ardua! Nelle remote colline nepalesi, inoltre, la pratica agricola è ancora prevalentemente manuale, considerato lo scarso sviluppo tecnologico. La maggior parte del raccolto è composta da miglio, riso, orzo e verdure di stagione coltivate a mano. Eppure, le vittime del sisma non hanno aspettato passivamente che qualcuno le aiutasse, ma hanno posto da sole le basi per la propria rinascita: tale proattività è qualcosa da cui tutti noi dovremmo imparare.
L’agricoltura è una delle attività più importanti per l’essere umano e i terremotati del Nepal sono di ciò sinceri testimoni. Perciò, seppur soccorso e asilo siano le necessità più urgenti in casi come questi, sarebbe saggio promuovere tra le popolazioni del Nepal la diffusione di nuovi procedimenti e tecnologie agricole, così da permettere loro di crescere e prosperare affidandosi a una delle più nobili occupazioni umane.

Shishant Banjara (BCFN Alumni)
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