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I pro e i contro della privatizzazione dell’acqua

L’argomento scatena accesi dibattiti soprattutto perché le risorse idriche sono limitate. Ma trovare il modo migliore per gestirle significa lavorare per il bene dell’uomo e del pianeta.

Troppo spesso non ci si fa caso, ma l’acqua non è una risorsa illimitata, soprattutto se si fa riferimento a quella potabile e a quella davvero utilizzabile dall’uomo. Solo lo 0,001 per cento dell’enorme quantità d’acqua presente sulla Terra è infatti di buona qualità e accessibile a costi non troppo elevati. Se si aggiunge il fatto che, secondo il rapporto The World’s Water aggiornato ogni due anni dal Pacific Institute poco meno del 65 per cento dell’acqua potabile è localizzato in soli 13 paesi - Brazile (14,9%), Russia (8,2%). Canada (6%), Stai Uniti (5,6%), Indonesia (5,2%), Cina (5,1%), Colombia (3,9%), India (3,5%), Perù (3,5%), Congo (2,3%), Venezuela (2,2%), Bangladesh (2,2%), Birmania (1,9%)., diventa evidente la necessità di gestire con grande attenzione e correttezza questa risorsa. A sottolineare l’importanza dell’acqua, l’Organizzazione delle nazioni unite (ONU), con la risoluzione del 29 luglio del 2010, ha riconosciuto per la prima volta il “diritto all’acqua”: ogni individuo, senza alcuna discriminazione, ha il diritto di poter accedere - fisicamente ed economicamente – a una quantità d’acqua sufficiente e sicura.

 Una water economy per l’oro azzurro
 L’acqua è un bene prezioso e come tale è al centro di quella che viene definita water economy, una scienza dedicata espressamente alle modalità di gestione delle risorse idriche per soddisfare i bisogni dell’uomo senza danneggiare troppo l’ambiente. Se da un lato la richiesta d’acqua cresce soprattutto con il costante aumento della popolazione e dell’urbanizzazione, ovvero il trasferimento delle persone dalle campagne alle città con i conseguenti problemi legati alla possibilità di fornire acqua a tutti questi nuovi cittadini, dall’altro la disponibilità di acqua che l’uomo può utilizzare diminuisce, complici soprattutto l’inquinamento, il cambiamento del clima e la cattiva gestione (spreco e cattivo utilizzo).

 Cosa significa privatizzazione
Le battaglie sulla privatizzazione dell’acqua restano ancora molto accese in tutto il mondo, ma cosa significa realmente privatizzare le risorse idriche e quale impatto potrebbe avere, nel bene e nel male, sull’uomo e sull’ambiente? BCFN ha cercato di raccogliere le risposte degli esperti a queste domande anche se non è semplice, prima di tutto perché il termine può essere riferito ad ambiti molto diversi.
 Per esempio si possono generare dei diritti di proprietà privata sull’acqua. In pratica si ammette la compravendita delle risorse idriche come per qualsiasi altro bene, da parte di un privato che le “possiede”. Si tratta di un modello piuttosto lontano dall’esperienza europea dove è prevista la proprietà pubblica delle risorse: l’acqua in Europa è una proprietà di tutti e si compra in realtà solo il diritto a usare questo bene, non il bene in sé. Altre volte privatizzare significa scegliere di affidare i servizi idrici a una gestione privata. In questo modello, operatori privati intervengono in vario modo per gestire l’acqua (dall’estrazione alla raccolta, fino alla distribuzione), che resta comunque un bene comune. Un terzo modello, infine, prevede
 il finanziamento privato di infrastrutture e servizi. Dando ai privati la possibilità di finanziare questi aspetti della gestione dell’acqua (in cambio dello sfruttamento della risorsa o di altri benefici), è possibile superare i problemi (come mancanza di fondi o la difficoltà a rispettare i tempi di costruzione) legati ai circuiti tipici della finanza pubblica.

 La privatizzazione è un bene o un male?
Ecco un’altra domanda alla quale è difficile rispondere. I sostenitori della privatizzazione citano tra i principali vantaggi di questa pratica la maggiore efficienza (reale o presunta, in quanto difficilmente dimostrabile a priori) del settore privato rispetto a quello pubblico, che porterebbe a ottimizzare la distribuzione dell’acqua. Questa e altre attenzioni ai costi si tradurrebbero in un calo della bolletta per gli utenti. Affidare ai privati la gestione dell’acqua permetterebbe inoltre di dividere tra diverse imprese i costi per la manutenzione della rete dell’acquedotto.
 Dall’altro lato della barricata, chi è contrario alla privatizzazione mette sul tavolo alcuni rischi legati proprio alla decisione di affidare ai privati la gestione delle risorse idriche. In primo piano gli aumenti delle tariffe o le difficoltà a far rispettare ai nuovi gestori i loro obblighi di sviluppare la rete idrica soprattutto verso i quartieri più poveri, dove il consumo è minore. Conflitti e interessi personali a parte, è importante ricordare che ciò che conta davvero è lo sviluppo di un efficace sistema di controllo che metta i cittadini al riparo dalla cattiva gestione dell’oro azzurro, sia esso pubblico o privato.
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