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Food insecurity: non è solo un problema da “terzo mondo”

La difficoltà a nutrirsi in modo sufficiente e salutare e a reperire il cibo necessario al proprio benessere è una sfida globale che fa sentire il proprio peso anche nei paesi più ricchi, a partire da Stati Uniti ed Europa.

Chi l’ha detto che nel cosiddetto mondo “sviluppato” non ci sono problemi nel reperire cibo a sufficienza? Come descritto in dettaglio nell’ultima edizione di Eating Planet, numerosi fattori contribuiscono oggi a mettere in dubbio la food security, ovvero “l’accesso da parte di tutte le persone e in qualunque momento a cibo sufficiente per una vita sana e attiva” (definizione dello United States Department of Agricolture, USDA) a livello globale e non solo nei paesi più poveri.

Le categorie più a rischio
L’esempio più lampante di questa situazione è rappresentato senza dubbio dagli Stati Uniti dove, nonostante il generale stato di benessere, non mancano le persone che soffrono di malnutrizione sotto diversi punti di vista. Lo dimostra anche uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Population Health Management, secondo il quale più della metà dei pazienti dello studio che sono sati ricoverati spesso in ospedale – più di 3 volte nell’anno precedente il lavoro – non ha accesso regolare a cibo sano e rischia addirittura di non avere cibo a sufficienza a casa. Le ragioni che portano a situazioni apparentemente estreme sono in realtà molto comuni: chi soffre maggiormente la food insecurity sono gli anziani, le persone con redditi molto bassi o quelle che hanno difficoltà a uscire a comprare il cibo e a cucinarlo oppure dipendono da altri (parenti, istituzioni o programmi caritatevoli per mangiare). Del resto non si può dire che i risultati di questa ricerca siano sorprendenti dato che già nel 2014 secondo dati USDA, circa il 15% delle famiglie statunitensi dichiarava di avere problemi di accesso al cibo.

In Europa si mangia di più, ma non meglio
La situazione non è molto diversa in Europa. Come si legge nel report General Overview of Food Insecurity 2015 dedicato ad Europa ed Asia e pubblicato dagli esperti FAO, l’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa di cibo e agricoltura, salta all’occhio che in Europa e in Asia Centrale la food insecurity ha lentamente cambiato volto passando dal problema dell’insufficienza di calorie a quello, più subdolo e difficile da identificare, della qualità dell’alimentazione. Stando ai dati riportati nel documento, l’Eurasia ha raggiunto il goal di ridurre della metà l’incidenza della fame entro il 2015, riuscendo a ridurre il numero delle persone sottonutrite a meno del 5%. Resta però un altro problema, la malnutrizione, che colpisce indistintamente i paesi più ricchi e quelli più poveri della regione. Si assiste così a un aumento dei casi di carenza di micronutrienti con conseguenze pericolose per la salute e del numero di persone che soffrono di sovrappeso e obesità. “Entrambe le condizioni sono comuni anche nei bambini al di sotto dei 5 anni e potrebbero avere un impatto enorme sulle economie dei paesi europeispiegano gli esperti FAO che suggeriscono anche di disegnare meglio i programmi nazionali di food security: “Non si dà sufficiente importanza alla qualità della dieta” affermano.

Clima e politiche economiche non favoriscono l’accesso al cibo
L’accesso al cibo non è solo una questione di produttività dei terreni o di reddito personale. Diverse sezioni di Eating Planet sono dedicate agli effetti dei cambiamenti climatici sulla produttività e sulla disponibilità di cibo, ma il clima da solo non basta a spiegare una situazione così incerta anche per i paesi più ricchi. Entrano in gioco infatti numerosi altri fattori come la crisi economica che ha modificato il potere di acquisto delle famiglie e gli equilibri di mercato, lasciando in alcuni casi via libera a pericolose speculazioni sui prezzi, oppure i conflitti in aree strategiche di produzione alimentare che creano difficoltà anche per i paesi che da queste aree importano le loro scorte alimentari. Qualche passo avanti in termini di sicurezza alimentare si vede. Lo sostiene la FAO nello State of Food Insecurity in the World 2015 nel quale si legge che le persone che soffrono la fame sono diminuite a 795 milioni (216 milioni in meno rispetto al periodo 1990/1992), ma il lavoro da fare è ancora molto.
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