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Economia: ecco perché i gli alimenti sono come le azioni

La fluttuazione dei prezzi delle commodities alimentari ha un impatto importante sulla sostenibilità alimentare delle famiglie. BCFN ha elaborato un modello che tiene conto dei fattori che determinano la variazione dei prezzi delle materie prime alimentari.

I prezzi degli alimenti sono soggetti a grandi variazioni di valore sui mercati. Nel periodo compreso tra luglio 2010 e febbraio 2011, infatti, il FAO Food Price Index è cresciuto del 38%, ma negli ultimi anni il valore di questo indice, che comprende diverse commodities (cioè materie prime) alimentari, è lentamente sceso grazie a una serie di ottimi raccolti a livello mondiale. La lezione degli ultimi anni richiede però che l’attenzione sul tema del prezzo del cibo e dei suoi cambiamenti improvvisi rimanga alta.

Il modello BCFN
Il Barilla Center for Food & Nutrition ha elaborato uno studio volto ad individuare le variabili che influenzano i prezzi delle commodities alimentari, e che aiuta a valutare gli effetti degli aumenti di prezzo sulla sicurezza alimentare delle famiglie (soprattutto per quelle a basso reddito) e sulla stabilità economica e politica dei Paesi (in particolare quelli in via di sviluppo).
Questo modello evidenzia innanzitutto i fattori riconducibili alla domanda (livello delle scorte di prodotto, fattori demografici, crescita economica dei paesi emergenti, scelte alimentari) e quelli che dipendono dall’offerta (produzione agricola, scarsità delle risorse naturali, produzione di biocarburanti, effetti riconducibili al cambiamento climatico). Si tratta dei cosiddetti fattori endogeni.
A questi è possibile associare alcuni fattori trasversali esogeni, esterni cioè all’ambito di formazione dei prezzi, che incidono direttamente o indirettamente sul loro livello. Tra questi, il modello interpretativo proposto prende in considerazione i mercati finanziari e quello dei cambi, il prezzo del petrolio e dell’energia, le politiche commerciali internazionali e le dinamiche geopolitiche.
Molti di questi fattori esercitano interazioni complesse nella relazione tra domanda e offerta, ed esistono numerose interconnessioni tra i fattori stessi.

Interventi di lungo termine
Tutti gli elementi individuati nel modello possono anche essere suddivisi a seconda della tipologia dell’effetto generato sui prezzi e del relativo orizzonte temporale di riferimento: un aumento della volatilità dei prezzi nel breve termine, o l’aumento del livello dei prezzi nel medio-lungo termine. Da queste valutazioni deriva anche che gli effetti di alcuni fattori sono modificabili solo nel medio-lungo termine e possono trovare risposta in processi di adattamento del sistema a mutate condizioni strutturali della domanda e dell’offerta. È il caso, per esempio, della crescita demografica ed economica dei paesi emergenti, che induce un significativo aumento della domanda di beni alimentari, del fenomeno dell’urbanizzazione, dell’innalzamento delle temperature causato dal cambiamento climatico, del progressivo accentuarsi della scarsità delle risorse naturali.
Gli squilibri tra domanda e offerta sono all’origine delle variazioni nei livelli dei prezzi. Per esempio, se in una situazione nella quale a fattori come la crescita demografica su scala globale si associano shock climatici (siccità, incendi e inondazioni in alcune delle aree chiave per l’agricoltura mondiale) – il tutto in un contesto di basse scorte di prodotto – l’esito non può che essere quello di una forte turbativa dei mercati.
Se la risposta, in termini di politiche, è orientata a logiche protezionistiche, il risultato – osservato su scala globale – sarà quello di una improvvisa crescita dei prezzi e di una accresciuta incertezza.

Sette aree di intervento
Come è possibile operare su un sistema così complesso, al fine di orientarne gli sviluppi lungo un percorso di sostenibilità? Per intervenire è fondamentale suddividere i fattori analizzati in base alla possibilità concreta di agire su di essi, sia per ridurre la volatilità sia per evitare eccessivi aumenti di prezzi, incompatibili con gli obiettivi di sicurezza alimentare globale e di sviluppo del settore agroalimentare.
Le aree di intervento individuate da BCFN sono sette.
  • Definire i modelli di crescita e produttivi ottimali nei diversi contesti geografici. La sfida è quella di promuovere ulteriori processi di innovazione, orientando il settore verso la messa a punto di modelli agricoli e produttivi sostenibili e ad adeguata produttività: maggior qualità del prodotto e minor impatto ambientale, onde evitare l’utilizzo intensivo delle risorse
  • Fare i conti con la scarsità delle risorse naturali per la produzione agricola. I limiti nella disponibilità delle risorse naturali, con particolare riferimento all’acqua e ai terreni coltivabili, rappresentano un vincolo molto importante alla crescita della capacità produttiva dell’agricoltura mondiale.
  • Contrastare con determinazione gli effetti del cambiamento climatico. Gli studi più accreditati sul tema del cambiamento climatico mostrano come lo scenario al quale viene oggi assegnata maggiore probabilità di verificarsi prevede una futura diminuzione della produttività agricola globale, in assenza di interventi radicali, a parità di superficie agricola lavorata. Inoltre gli effetti dei cambiamenti climatici potrebbero incidere negativamente su alcune aree geografiche e sulla loro capacità di garantire adeguati livelli di produzione rispetto ai volumi attuali.
  • Ridurre le barriere alle importazioni, i sussidi alle esportazioni e le diverse forme di restrizione commerciale. L’imposizione di barriere o sussidi commerciali rappresenta un fattore di distorsione delle dinamiche tra domanda e offerta sul mercato internazionale dei beni alimentari.
  • Creare un sistema multilaterale di riserve alimentari e migliorare la trasparenza su flussi e riserve. Diversi fattori negli ultimi anni hanno reso necessario attingere alle scorte accumulate negli anni per sopperire alla crescente domanda di beni alimentari (cresciuta più rapidamente dell’offerta) e stabilizzare i prezzi interni. Le analisi condotte hanno evidenziato un forte legame tra la variazione delle scorte e l’andamento dei prezzi dei beni alimentari.
  • Evitare che la coltivazione per i biocarburanti entri in contrasto con la coltivazione di varietà destinate all’alimentazione. A livello internazionale il prezzo degli alimenti risulta fortemente correlato a quello del petrolio. Aumenti del prezzo del petrolio determinano una maggiore convenienza dei biocarburanti e ne rafforzano la domanda a livello internazionale. Poiché la maggior parte dei biocarburanti (di prima generazione) viene prodotta con i medesimi input destinati all’alimentazione o all’allevamento (cereali, canna da zucchero, oli vegetali eccetera), si genera una competizione tra settore energetico e alimentare nell’utilizzo delle materie prime agricole.
  • Regolamentare la speculazione finanziaria sulle commodities alimentari. I mercati dei futures rappresentano una parte integrante del mercato dei beni alimentari ed esercitano due importanti funzioni: facilitano il trasferimento del rischio di prezzo e contribuiscono alla formazione del prezzo stesso. Tuttavia, la crisi finanziaria globale degli ultimi anni ha indotto gli investitori non commerciali, cioè non direttamente legati all’utilizzo delle materie prime alimentari, come fondi di investimento e hedge funds, a incrementare gli investimenti nei derivati delle commodities agricole, al fine di diversificare il proprio portafoglio. L’aumento della quota di contratti in mano a investitori non commerciali può avere indotto fenomeni speculativi, tipici dei mercati azionari.



Da Eating Planet
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