Covid-19, una minaccia per la sicurezza alimentare delle città

Covid-19, una minaccia per la sicurezza alimentare delle città

26 Giugno 2020

Covid-19, una minaccia per la sicurezza alimentare delle città

Le comunità urbane si stanno organizzando per far fronte alle carenze di cibo legate ai cambiamenti che la diffusione del nuovo coronavirus ha imposto ai sistemi alimentari. 

La pandemia di Covid-19 ha reso più reale e diffuso il rischio del cosiddetto “food shortage”, una carenza di cibo che si fa sentire anche nei contesti urbani, con un peso maggiore nei paesi a reddito medio-basso. 

Il Covid-19 è potenzialmente catastrofico per milioni di persone la cui vita è già appesa a un filo. È un colpo micidiale per altri milioni di persone che possono mangiare solo se hanno un’entrata. I blocchi e la recessione economica globale hanno già decimato i loro risparmi. Basta solo un altro shock - come il Covid-19 - per spingerli nel baratro” ha affermato Arif Husain, capo economista del World Food Programme (WFP). “Dobbiamo agire collettivamente ora per mitigare l'impatto di questa catastrofe globale” ha aggiunto.

Parlano chiaro i numeri dell’ultimo Global Report on Food Crises prodotto dal WFP in collaborazione con altri 15 partner e pubblicato nell’aprile 2020: sono 265 milioni le persone che rischiano di dover affrontare una situazione di grave insicurezza alimentare nel 2020 a causa dell’impatto della pandemia. Il doppio rispetto ai 135 milioni del 2019


Cosa succede in città

Il 55% della popolazione mondiale vive oggi nelle città e, secondo le stime, si raggiungerà il 68% nel 2050. Questi numeri in continua crescita rischiano di mettere in crisi i sistemi di produzione alimentare e di approvvigionamento di cibo, soprattutto per i cittadini e le città più vulnerabili. E la pandemia di Covid-19 complica ulteriormente il quadro della situazione. Come si legge nel sito della RUAF Foundation, partner del programma Food for the Cities Programme dell’Organizzazione Mondiale per il Cibo e l’Agricoltura (FAO), la diffusione del virus e le misure adottate a livello globale per il suo contenimento hanno generato alcune grandi sfide agli attuali sistemi alimentari, con implicazioni enormi per la sicurezza alimentare.

Tra questi una limitata disponibilità di manodopera in agricoltura, spesso legata al lavoro di migranti stagionali e oggi limitata dal distanziamento sociale e dai blocchi alla mobilità, ma anche la chiusura dei mercati e la congestione o distruzione della logistica e delle consegne lungo la filiera. Come spiegano gli esperti RUAF, alcune città sono più a rischio di problemi di approvvigionamento: si tratta dei contesti urbani fortemente o esclusivamente dipendenti dalle importazioni di cibo o che si basano su filiere lunghe e articolate, perennemente esposte a rischi di diversa natura. 


Uniti si vince

Un punto sul quale tutti gli esperti concordano è senza dubbio la necessità di agire in fretta e con azioni concrete per rafforzare i sistemi alimentari nei prossimi mesi e aumentarne la resilienza di fronte a questa pandemia e alle altre sfide che potranno presentarsi in futuro.

“La FAO e la RUAF Foundation stanno collaborando per creare sistemi alimentari delle regioni urbane che siano sostenibili, resilienti e dinamici, rafforzando i legami campagna-città” dicono gli esperti FAO. “La distruzione dei sistemi alimentari conseguente alla pandemia di Covid-19 sottolinea la necessità di riconnettere la produzione e il consumo locali” fanno loro eco dalla RUAF Foundation, precisando che non si tratta di puntare al protezionismo o all’auto-sufficienza, ma piuttosto di fare in modo che le aree urbane non dipendano solo da cibo che proviene da lontano. 

Proprio per cercare di rispondere a questi bisogni nasce l’approccio City Region Food System (CRFS) di FAO e della RUAF Foundation che propone strumenti per comprendere meglio la vulnerabilità dei sistemi alimentari urbani, aumentare comunicazione e cooperazione e coordinare azioni per la salvaguardia della sicurezza alimentare. Tutte azioni che, assieme al sostegno alla collaborazione tra governi locali e altri importanti attori coinvolti nelle politiche dei sistemi agroalimentari rappresentano elementi chiave per far fronte a eventi potenzialmente distruttivi, come la pandemia ora in corso. 


Le risposte già sul campo

Dall’Australia al Sud America, sono numerosi gli esempi di come le città stanno rispondendo alle nuove sfide create dalla pandemia e l’applicazione dell’approccio CRFS ha rappresentato la chiave per meglio affrontare l’epidemia per molte città in diversi continenti.

Quito, in Ecuador, la chiusura delle fiere e dei mercati locali ha creato non pochi problemi alla filiera alimentare. “Come parte del progetto CRFS e del lavoro sugli indicatori ad esso correlato, Quito ha mappato tutti questi mercati e le comunità più vulnerabili” scrivono gli esperti, ricordando che questo approccio ha permesso di identificare gruppi di popolazione a rischio e non inclusi nei programmi di supporto già in corso

Con la collaborazione di diversi enti governativi a livello locale e nazionale, nella regione di Antananarivo, in Madagascar, è stato creato un consorzio per rendere operativo l’approccio CRFS e aumentare la resilienza del sistema alimentare anche attraverso l’identificazione delle priorità per disegnare una strategia “post-Covid”. Tanti gli elementi su cui investire: dalla mappatura dei flussi alimentari al tracciamento del ruolo di ciascun singolo attore coinvolto nella filiera, passando attraverso la determinazione delle quantità dei singoli prodotti.

A questi due esempi se ne aggiungono molti altri, dal Canada all’Australia, a dimostrare che un approccio mirato può davvero fare la differenza nell’affrontare le nuove sfide alimentari legate alla pandemia da nuovo coronavirus, indipendentemente dal contesto di partenza. Tutti i dettagli sul sito FAO dedicato al progetto. 


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