Cibo, uno strumento di pace

Cibo, uno strumento di pace

30 Ottobre 2020

Cibo, uno strumento di pace

Il premio Nobel 2020 per la pace è stato assegnato al World Food Programme, a dimostrazione del ruolo trasversale del cibo e della sicurezza alimentare nel mantenimento della salute fisica e sociale dell’uomo.


Per i suoi sforzi volti a combattere la fame, per il suo contributo a migliorare le condizioni per la pace in aree interessate da conflitti e per la sua attività come forza trainante nel prevenire l’uso della fame come arma di guerra e conflitto”. Con questa motivazione, il Comitato Norvegese per il Nobel ha assegnato nel 2020 il prestigioso riconoscimento al World Food Programme (WFP), definita dal comitato come “la più grande organizzazione umanitaria che si occupa della fame e promuove la sicurezza alimentare”. 

Il premio Nobel per la Pace all’agenzia ONU World Food Programme (WFP) è un riconoscimento, che ci commuove e ci onora, al lavoro dello staff del WFP che dedica ogni giorno della propria vita a portare cibo e assistenza a circa 100 milioni di donne, uomini e bambini che hanno fame nel mondo. A quanti hanno le vite spesso brutalmente colpite da instabilità, insicurezza e conflitti” ha commentato David Beasley, direttore esecutivo del WFP.


Fame e guerra, un circolo vizioso

Lo si legge nel comunicato ufficiale dell’assegnazione del Nobel per la Pace: oggi nel mondo 135 milioni di persone soffrono la fame in modo acuto, e nella maggior parte dei casi questa situazione è causata da guerre o conflitti armati. Opera in questo contesto il WFP che nel 2019 ha portato assistenza a circa 100 milioni di persone in quasi 90 paesi, vittime di fame acuta e di conflitti. Una situazione critica, resa ancora più complessa dalla pandemia di coronavirus che in paesi come Yemen, Repubblica Democratica del Congo, Burkina Faso, Sudan Meridionale e Nigeria si è aggiunto a conflitti sanguinosi facendo aumentare in modo drammatico il numero di persone che vivono al limite della fame. 

Il legame tra fame e guerra è ormai riconosciuto a livello globale “Il riconoscimento di oggi ci ricorda che la sicurezza alimentare, la pace e la stabilità sono strettamente interconnesse” ha spiegato Beasley “Senza la pace non potremo raggiungere l’obiettivo globale di fame zero nel mondo, e finché ci sarà fame, il mondo non vedrà mai la pace” ha aggiunto. Non è un caso che il WFP abbia avuto un ruolo attivo nel processo che ha portato alla Risoluzione 2417 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (maggio 2018) che per la prima volta affrontava in modo esplicito il legame tra fame e conflitti. “

Il lavoro del WFP a beneficio dell'umanità è uno impegno che tutte le nazioni dovrebbero sostenere e supportare” hanno dichiarato i membri del Comitato per il Nobel.


Obiettivo “fame zero”

Come ha affermato Beasley, “il Premio Nobel per la Pace non riguarda solo il WFP”. Il direttore esecutivo WFP commentando il riconoscimento appena ottenuto, ha voluto infatti ricordare i tanti attori che collaborano con l’associazione dai governi ai tanti partner del settore privato. “Non potremmo aiutare nessuno senza di loro” ha aggiunto.

Dal punto di vista pratico, il WFP si mette in gioco ogni giorno per raggiungere il traguardo indicato nel secondo dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile: “fame zero, un impegno a mettere fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere l'agricoltura sostenibile”. 

E per farlo ha identificato 5 passi fondamentali. Il primo consiste nel mettere gli ultimi al primo posto, perché “investire nello sviluppo inclusivo non è solo giusto, ma anche produttivo”; il secondo guarda a uno scenario ampio – dalle fattorie ai mercati – per garantire a tutti cibo nutriente ed economicamente accessibile a tutti anche grazie a investimenti mirati a innovazione e infrastrutture. Il terzo passo è la riduzione dello spreco alimentare che oggi interessa un terzo del cibo che viene prodotto e si verifica nelle prime fasi della filiera (produzione e conservazione) nei paesi più poveri e nelle ultime fasi (vendita e spreco casalingo) in quelli più ricchi. Incoraggiare una varietà sostenibile di colture è il quarto passo identificato dal WFP che ricorda come oggi 4 colture coprano il 60% di tutte le calorie che si consumano e che, per far fronte ai cambiamenti climatici, alla disponibilità e all’accesso di cibo, sia necessario ampliare questo numero. L’ultimo passo riguarda la priorità della nutrizione, a partire dai primi 1.000 giorni di vita di un bambino, strumento necessario per promuovere uno sviluppo sano. 


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