Cibo per tutti, nel rispetto dei confini ambientali

Cibo per tutti, nel rispetto dei confini ambientali

13 Febbraio 2020

Cibo per tutti, nel rispetto dei confini ambientali

Secondo i risultati di un recente studio internazionale è possibile garantire cibo sano e sufficiente a 10 miliardi di persone rispettando l’ambiente, ma serve una svolta dal punto di vista culturale 

Lo dicono i numeri: nutrire una popolazione mondiale in costante crescita senza distruggere il pianeta non è un’utopia. Di certo, però, tale traguardo non è raggiungibile senza una drastica trasformazione degli attuali sistemi alimentari ma anche, e soprattutto, della mentalità di tutti gli abitanti del pianeta. “Circa la metà della produzione alimentare si basa oggi sul superamento di quelli che sono i confini ambientali che il nostro pianeta ci impone” spiegano gli autori di un articolo recentemente pubblicato su Nature Sustainability,  guidati da Dieter Gerten del Potsdam Institute for Climate Impact Research, in Germania. Questi confini sono le soglie massime consentite di interferenza umana con i processi che regolano lo stato del Pianeta e i ricercatori hanno concentrato in particolare l’attenzione su 4 di essi: integrità della biosfera, cambiamenti a livello di utilizzo del suolo, uso di acqua e flussi di azoto


Rientrare nei ranghi

Rispettando questi confini, l’attuale sistema alimentare riuscirebbe a garantire una dieta bilanciata (2.355 kcal a testa al giorno) solo a 3,4 miliardi di persone” spiegano gli autori che in seguito aggiungono: “I nostri dati però dimostrano che con una svolta verso produzioni e consumi più sostenibili si riuscirebbe a nutrire ben 10,2 miliardi di persone, senza uscire dai confini presi in considerazione”. 

Lo studio ha scattato una fotografia a livello globale di quanto e come i limiti ambientali vengono superati, mettendo in luce enormi differenze tra i diversi Paesi e la conseguente necessità di mettere in campo azioni mirate per rientrare nei ranghi. Per esempio, in nazioni con sistemi di agricoltura intensiva (ampie regioni del centro e sud dell’Asia, Europa e le Americhe) gran parte della produzione – oltre il 70% in alcuni casi a livello locale – poggia sul superamento di tali confini. Stati Uniti orientali ed Europa superano spesso i limiti di utilizzo di azoto (fertilizzanti), i tropici soffrono per via della perdita di integrità della biosfera, mentre in molte regioni subtropicali i problemi maggiori sono legati all’acqua. Come se non bastasse, non è raro che un singolo paese superi più di un confine contemporaneamente.   


Difficile ma non impossibile

Non è facile essere ottimisti di fronte ai dati attuali ma, come ricordano gli esperti, c’è ancora spazio di manovra a patto che ciascuno faccia la propria parte. Anche per questo i ricercatori elencano le azioni da compiere per rimanere entro ciascuno dei quattro confini valutati. Per mantenere l’integrità della biosfera, per esempio, è necessario abbandonare i terreni agricoli nelle aree protette e in quelle aree in cui le specie a rischio superano il 5%. Per ridurre i flussi di azoto è invece necessario limitare l’uso di fertilizzanti azotati nei terreni ad alta permeabilità che porterebbero ad elevate concentrazioni nelle acque. Ma per arrivare al traguardo finale è fondamentale anche ridurre gli sprechi ancora troppo abbondanti a tutti i livelli della filiera (produzione, lavorazione, vendita e consumo) e modificare le abitudini alimentari. 

Infine, l’introduzione su ampia scala di fonti alimentari come gli insetti o cibi derivati da nuove forme di acquacultura potrebbe contribuire al rispetto dei confini in termini di utilizzo del suolo, mentre un commercio equo è necessario per garantire che tutti, anche coloro che vivono in aree con scarsa disponibilità di cibo, possano nutrirsi in modo adeguato.      

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