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Calano i prezzi delle materie prime alimentari

Lo dice la FAO – l’Organizzazione mondiale per il cibo e l’agricoltura – che tiene costantemente sotto controllo i prezzi dei principali prodotti alimentari come cereali, carne, prodotti lattiero-caseari, oli vegetali e zucchero.

Il 2016 si è aperto con un ribasso dei prezzi dei prodotti alimentari di base, che hanno raggiunto nel mese di gennaio i valori più bassi da sette anni a questa parte. I dati arrivano dalla FAO – l’Organizzazione mondiale per il cibo e l’agricoltura – e in particolare dal Food Price Index, l’Indice dei prezzi alimentari che gli esperti FAO aggiornano mensilmente sulla base dell’attenta osservazione dei mercati mondiali. In un anno si è registrato un calo globale del 16 per cento e questo malgrado le normali fluttuazioni che vedono alcuni prodotti oscillare in modo anche consistente.

Un paniere di cinque prodotti fondamentali
Cereali, carne, prodotti lattiero-caseari, oli vegetali e zucchero riempiono il “paniere” che la FAO utilizza per calcolare l’Indice dei prezzi alimentari tenendo conto dei prezzi delle principali materie prime sui mercati internazionali. Solo per dare qualche numero di riferimento, secondo i dati ufficiali, a gennaio il prezzo dello zucchero è sceso del 4,1 per cento rispetto al mese di dicembre, grazie soprattutto alla maggiore produzione del Brasile, e quello dei prodotti lattiero-caseari del 3 per cento come conseguenza delle grandi forniture sia nell’Unione Europea sia in Nuova Zelanda e della debole domanda di esportazione. Più limitati, ma sempre importanti, i ribassi per i prezzi dei cereali (meno 1,7) a causa delle grandi forniture globali e della concorrenza per l’esportazione, degli oli vegetali (meno 1,7%) soprattutto di quello di soia, e della carne (meno 1,1%) ad eccezione di quella suina. Nel mese di febbraio l’indice è rimasto sostanzialmente stabile rispetto al mese precedente nonostante alcuni cambiamenti importanti, come l’impennata del prezzo degli oli vegetali, compensata almeno in parte da un calo per zucchero e prodotti lattiero-caseari.

Il cambiamento è uno, le ragioni sono tante
Sono tanti i fattori che contribuiscono al cambiamento dei prezzi sul mercato e non sempre si tratta di elementi strettamente connessi con la produzione e il consumo degli alimenti presi in considerazione. Per quanto riguarda l’inizio dell’anno, per esempio, la FAO ha identificato tra i principali fattori responsabili della diminuzione dei prezzi gli ampi approvvigionamenti agricoli, un rallentamento dell’economia globale e il rafforzamento del dollaro. Ma ce ne sono anche molti altri, che il Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN) ha incluso in un modello elaborato ad hoc per individuare tutte le variabili che influenzano i prezzi dei beni (commodities) alimentari. Il modello è utile anche per valutare gli effetti delle modifiche dei prezzi del cibo sulla sicurezza alimentare delle famiglie, con particolare attenzione a quelle più povere e sulla stabilità dei Paesi, sia dal punto di vista economico sia da quello politico. E bisogna anche tenere gli occhi aperti sul futuro, dal momento che le proiezioni per i mesi a venire possono influenzare l’andamento dei prezzi sul mercato. Per l’anno in corso, per esempio, ci sono segnali contrastanti sulla produzione di cereali influenzata dalle condizioni metereologiche associate a El Niño, un fenomeno atmosferico che avrà un impatto anche sull’andamento dei prezzi di questi prodotti agricoli.

I cambiamenti arrivano dall’interno e dall’esterno
Ma quali sono i fattori che influenzano i prezzi del cibo? Ce ne sono di due tipi fondamentali: endogeni ed esogeni, ovvero interni ed esterni. Tra i primi se ne possono citare alcuni legati alla domanda dei beni alimentari (come il livello delle scorte, il tipo di alimentazione, la crescita dell’economia) e altri legati invece all’offerta (come la produzione agricola, gli effetti legati ai cambiamenti climatici, la scarsità delle risorse naturali). Tra i fattori esogeni più importanti rientrano invece l’andamento dei mercati finanziari e dei cambi con le relative speculazioni sui prodotti agricoli, il prezzo del petrolio e dell’energia, le politiche commerciali internazionali e le dinamiche geopolitiche. L’interazione tra tutti questi fattori genera il prezzo finale dei prodotti che arrivano sulle nostre tavole ed è importante comprendere che, proprio per la complessità dello scenario mondiale e di queste influenze reciproche, non è detto che un calo dei prezzi sui mercati internazionali corrisponda a un beneficio reale per il portafoglio dei piccoli consumatori.
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