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Una risorsa da valorizzare

Sempre più donne si dedicano all'agricoltura, nonostante in alcuni Paesi siano soggette a estenuanti condizioni di lavoro. Riconoscere le loro capacità rappresenta una via per contribuire a promuovere lo sviluppo sostenibile. Secondo attente analisi, nel 2050 la popolazione supererà i nove miliardi. La produzione alimentare necessaria a sfamare i cittadini del mondo di domani richiederà una notevole forza lavoro femminile, a patto che ciò non vada a discapito della qualità della vita delle donne. Queste sono le conclusioni tratte da “The role of women in agriculture” (il ruolo delle donne nell’agricoltura), il documento realizzato dalla FAO, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura. Secondo quanto riportato dagli ultimi dati disponibili riferiti al 2011, il 43% della forza lavoro legata all’agricoltura e il 47% di quella legata alla pesca è composta da donne. Pur rappresentando a livello lavorativo la minoranza in questo settore, esse producono il 70% delle risorse alimentari disponibili, percentuale che, in Africa, sfiora l’80%. Senza le donne, sarebbe già estremamente difficile sfamarci oggi stesso.

Più ore nei campi
“In molti Paesi la qualità della vita delle produttrici alimentari è veramente bassa; questo può avere, a lungo termine, un impatto sulla sostenibilità del modello,” spiega Danielle Nierenberg, presidente di Food Tank. Food Tank è un’organizzazione non governativa che promuove iniziative legate alla sostenibilità ambientale e alimentare. “I dati che provengono dalle Nazioni Unite sottolineano quanto le donne vengano discriminate nel mondo, per il semplice fatto di essere donne.”
Tuttavia i numeri sono incontestabili: benché parlando in termini assoluti ci siano più uomini che donne nel settore, sono proprio queste ultime a dedicare più tempo alle coltivazioni di cui la famiglia si nutrirà e a ciò che realmente genererà un profitto. All’origine di tale discriminazione vi sono elementi culturali, a cui nemmeno le grandi aziende internazionali sono immuni. Uno studio del 2009 condotto dalla FAO ha mostrato che se le mansioni come far pascolare il bestiame e raccogliere l’acqua o la legna per produrre energia fossero incluse nel modello femminile di individuo economicamente attivo, in alcuni Paesi la percentuale di donne occupate a livello lavorativo aumenterebbe di almeno un 20-25%, fino a superare l’80% in Paesi come, ad esempio, la Repubblica Dominicana.

Politiche sostenibili
“Mostrare una certa apertura verso le questioni di genere può contribuire a migliorare la sicurezza alimentare e la vita delle famiglie,” spiega Nierenberg. Da una parte, in alcuni Paesi sviluppati come l’Italia, stiamo assistendo a un ritorno all’agricoltura delle donne e all’utilizzo di prodotti d’avanguardia e di alta qualità. Dall’altra, in Paesi come il Cile o l’Africa Subsahariana, l’obiettivo è incentrato sulla promozione di iniziative volte a migliorare la fiducia delle donne in se stesse e nelle loro abilità commerciali; tutto questo avviene grazie a una maggiore consapevolezza delle richieste di mercato, senza dimenticare, tuttavia, la coltivazione di colture locali che, sebbene generino meno guadagno, sono estremamente importanti per sfamare la famiglia e combattere la malnutrizione.
Le politiche dedicate alle donne attive nel settore agricolo includono anche esperienze come cooperative femminili, che organizzano il tempo degli individui per soddisfare globalmente le esigenze di bambini, famiglie e, ovviamente, delle donne del settore.

30 esempi da cui trarre spunto
“Food Tank mette in luce le donne che si occupano di agricoltura: contadine, avvocatesse e imprenditrici che stanno collaborando per nutrire le persone e il pianeta,” aggiunge Nierenberg.
Tutte le giovani donne nel mondo possono trarre ispirazione da Karen Albuja, una ragazza dell’Ecuador che ha iniziato a produrre e vendere erbe medicinali cresciute nel rispetto dei principi di sostenibilità ambientale. In alternativa è possibile conoscere l’esperienza di Leanne Brown, l’autrice di Good and Cheap, un libro di ricette per le persone che vivono nei Paesi più sviluppati, ma che hanno a disposizione meno di 4 dollari al giorno per nutrirsi in modo salutare.
Laura D’Asaro e Rose Wang, con la loro azienda Six Foods, stanno tentando di proporre agli americani snack a base di insetti, ideali perché salutari e sostenibili a livello ecologico. Trang Tran, in Vietnam, ha convinto i contadini a non bruciare la stoppia del riso per evitare di generare fumi nocivi per l’ambiente e la salute, proponendo, invece, di riutilizzarla per coltivare funghi.
Questi modelli variano in base ai Paesi di provenienza, ma condividono un obiettivo e un metodo di lavoro comune: utilizzare l’intelligenza femminile per promuovere il benessere dell’individuo e della società circostante.



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