Un quarto di secolo di pesca responsabile

Un quarto di secolo di pesca responsabile

17 Aprile 2020

Un quarto di secolo di pesca responsabile

Un quarto di secolo di pesca responsabile 

Compie 25 anni il codice di condotta che rappresenta una sorta di perimetro entro il quale muoversi per promuovere la conservazione e l’uso sostenibile delle risorse dell’industria ittica. 



Non è un obbligo, ma un Codice di Condotta al quale gli stati possono aderire volontariamente e che deve essere interpretato e applicato in conformità con le leggi internazionali. Adottato ufficialmente dalla FAO nell’ottobre 1995, il Codice di Condotta per la Pesca Responsabile è un documento che, nonostante il suo quarto di secolo, rappresenta ancora oggi una colonna portante degli sforzi nazionali e internazionali per garantire che pesca, acquacoltura e tutte le attività ittiche siano sostenibili e si muovano in armonia con l’ambiente. La sua importanza a livello globale è sottolineata anche dal fatto che, tra i documenti FAO, il Codice è quello tradotto nel maggior numero di lingue. 


Uno strumento necessario

Come si legge nella prefazione al Codice, sin dall’antichità il mare ha rappresentato una delle principali fonti di cibo e di impiego per l’uomo e per secoli si è pensato che le sue risorse fossero illimitate. “Dopo la seconda guerra mondiale questo mito è crollato e abbiamo cominciato a capire che le risorse del mare, benché rinnovabili, non sono infinite e devono essere gestite in modo corretto per poter contribuire nel tempo al benessere nutrizionale, economico e sociale di una popolazione mondiale in continua crescita” scrivono gli esperti.

Già nel 1982 l’adozione della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS) fornì una prima guida per la gestione delle risorse legate al mare e alle attività ittiche, ma con il passare degli anni divenne chiaro che il continuo e massiccio sfruttamento di tali risorse – spesso dettato da esigenze di mercato – non sarebbe stato sostenibile a lungo dal punto di vista ambientale. Nasce da queste esigenze e dopo una serie di passaggi e richieste ufficiali, il Codice di Condotta per la Pesca Responsabile che stabilisce principi e standard applicabili per la conservazione, la gestione e lo sviluppo delle risorse e delle attività ittiche.  


Obiettivi chiari

L’articolo 2 del Codice descrive in dettaglio gli obiettivi dell’accordo. In estrema sintesi, lo scopo principale è definire principi e standard di comportamento per guidare pratiche responsabili che rispettino la biodiversità e gli ecosistemi. Ma non si tratta solo di ambiente. In questo percorso vengono enfatizzati il ruolo nutrizionale, sociale, economico e culturale delle attività legate al mare così come gli interessi di tutti gli attori coinvolti e delle industrie che si occupano di acqua coltura. “Sono presi in considerazione anche le caratteristiche biologiche delle risorse e il moro ambiente, oltre agli interessi dei consumatori e degli altri utilizzatori” si legge nel sito FAO.

Tra gli obiettivi principali del Codice ce ne sono alcuni focalizzati sulla promozione di cooperazioni tecniche e finanziarie, della protezione della vita acquatica e dell’ambiente delle aree costiere o ancora, di un commercio di prodotti ittici che sia conforme alle regole internazionali più importanti, eliminando le eventuali barriere a tali scambi. Altri obiettivi sono invece legati in modo più diretto con la produzione alimentare, come “la promozione del contributo delle attività ittiche alla sicurezza e alla qualità del cibo, dando priorità alle necessità nutrizionali delle comunità locali”. 

Infine, ma non per questo meno importante, il Codice non è certo un vecchio e statico documento: “La promozione e l’implementazione del Codice vengono valutate in tutte le sessioni dei Regional Fishery Bodies (RFBs) della FAO e dei Committee on Fisheries (COFI)” ricordano gli esperti sul loro sito. 


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