Trasporti, grandi protagonisti del cambiamento climatico

Trasporti, grandi protagonisti del cambiamento climatico

16 Maggio 2019

Trasporti, grandi protagonisti del cambiamento climatico

Oggi non mancano le possibilità di spostarsi da un luogo all’altro o di trasportare merci attraverso nazioni e continenti, ma questo traffico ha un costo elevato in termini ambientali e contribuisce al cambiamento climatico.

Circa 7 giga-tonnellate di equivalenti di anidride carbonica (GtCO2eq) in gas serra, praticamente circa un quarto (23%) delle emissioni di anidride carbonica legate all’energia: è questo l’enorme peso dei trasporti sull’ambiente secondo i dati riportati nel Quinto Assessment Report (5AR) dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), l’organo delle Nazioni Unite che valuta costantemente i dati scientifici disponibili sul cambiamento climatico. “Senza politiche di intervento aggressive e protratte nel tempo, le emissioni legate ai trasporti potrebbero raddoppiare entro il 2050” avvertono gli autori del report, ricordando che nei trasporti gli incrementi nelle emissioni sono più rapidi che in qualunque altro settore legato al consumo di energia. 

Le emissioni volano alto

I dati parlano chiaro: se l’aviazione fosse una nazione, sarebbe tra le prime 10 per quantità di gas serra emessi. In effetti, le emissioni di un solo volo andata e ritorno tra Londra e New York corrispondono a quelle prodotte in media da un cittadino europeo per scaldare la propria casa per un anno intero. Quelle legate al trasporto aereo rappresentano oggi oltre il 2% delle emissioni globali, si stima un incremento del 70% nel 2020 rispetto al 2005 e un ulteriore incremento dal 300% al 700% entro il 2050 secondo la International Civil Aviation Organization (ICAO). Tra le ragioni alla base di questa crescita ci sarebbe anche, secondo alcuni esperti, il trattamento privilegiato che le Nazioni Unite riservano alle linee aeree, esenti da tasse sul carburante e dal rispetto di limiti prefissati nelle emissioni di gas serra. In un periodo di crescente attenzione verso le politiche ambientali, questi numeri non sono però sfuggiti ai cittadini europei come dimostra per esempio la campagna svedese “Flygskam”, letteralmente “vergogna di volare”, che sta spingendo sempre più persone a scegliere mezzi alternativi e meno inquinanti dell’aereo. Come migliorare ulteriormente il trasporto aereo evitando di incidere sul cambiamento climatico? Per esempio con una migliore gestione del traffico che preveda rotte più dirette e voli ad altitudini e velocità ottimali, o anche attraverso un migliore design dei mezzi che permetterebbe di raggiungere guadagni del 40-50% in termini di efficienza del carburante dal 2030-2050.

Da circolo vizioso a circolo virtuoso

Indipendentemente dal mezzo di trasporto scelto, spostamenti e cambiamento climatico sono fortemente interconnessi e le conseguenze di questo legame così stretto sono già sotto gli occhi di tutti sotto forma di un vero e proprio circolo vizioso. 

A causa del cambiamento climatico, legato in buona parte anche al settore dei trasporti, ci si avvia infatti verso uno scenario che influenza negativamente gli spostamenti di merci e persone. Per esempio, i sempre più frequenti uragani potrebbero aumentare il numero di ritardi e cancellazioni nei voli aerei, la siccità potrebbe rendere necessario l’uso di imbarcazioni più piccole per i trasporti via nave all’interno delle nazioni, mentre le frequenti tempeste potrebbero incidere sui costi della navigazione oceanica. 

Non solo. Il trasporto su ruota potrebbe risentire del fatto che la qualità del manto stradale si riduce in seguito a fenomeni climatici estremi come le forti piogge o le ondate di calore, mentre la stabilità del trasporto su rotaia potrebbe risentire negativamente di piogge, cambiamenti nei livelli dei mari e cicli estremi di caldo-freddo. Tante importanti ragioni per interrompere un circolo vizioso tra trasporti e cambiamento climatico, alle quali se ne aggiungono altre a sostegno di questa inversione di tendenza. Riducendo il traffico stradale si ridurrebbero infatti anche gli incidenti, il rumore e le emissioni di particelle fini tanto dannose per la salute, che trarrebbe beneficio anche dalla scelta di spostarsi a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici ogni volta che è possibile. 

L’Europa verso una mobilità sostenibile

Il vecchio continente prende molto sul serio l’impegno per l’ambiente e in particolare le politiche volte a contrastare il cambiamento climatico attraverso, per esempio, la riduzione delle emissioni di gas serra. 

L’Europa vuole infatti raggiungere entro il 2050 un’economia circolare e low-carbon fissando obiettivi ben chiari: rispetto ai livelli del 1990 si punta a un taglio delle emissioni pari almeno al 20% entro il 2020, al 40% entro il 2030 e all’80% entro il 2050. Come riporta un report della Agenzia Europea per l’Ambiente (European Environmental Agency; EEA), la strada intrapresa è quella giusta, dal momento che i dati relativi al 2017 parlano di un -23,6% rispetto al 1990. Le previsioni per il 2017 però sembrano segnare un cambio di direzione, con un aumento delle emissioni pari a 0,6% rispetto al 2016. 


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Guardando più da vicino, si nota però che i trasporti rappresentano uno dei settori nei quali le emissioni di gas serra rappresentano un problema. In effetti, in Europa le emissioni legate ai trasporti sono ancora oggi più elevate rispetto al 1990 e il trasporto su ruota la fa da padrone, essendo responsabile di oltre il 70% delle emissioni del settore. 

Di fronte a questi numeri la Commissione Europea ha messo in campo nel 2016 una strategia ad hoc, verso una mobilità a bassa emissione che permetta agli Stati membri di rimanere competitivi e di rispondere, nel rispetto dell’ambiente, alle crescenti esigenze di mobilità di beni e persone. Tante le misure previste: dall’aumento dell’efficienza del sistema dei trasporti alla creazione di veicoli sempre più vicini al concetto di “zero emissioni”, passando attraverso lo sviluppo di energie alternative per il settore.

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