Lo sviluppo sostenibile ha bisogno dei giovani

Lo sviluppo sostenibile ha bisogno dei giovani

17 Gennaio 2018

Lo sviluppo sostenibile ha bisogno dei giovani

Con la loro energia e la loro creatività le giovani generazioni rappresentano l’arma vincente per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile e per mettere in atto la trasformazione verso un futuro migliore per uomo e ambiente. 

Nel 2015, i rappresentanti di 193 paesi hanno adottato quella che è a tutti gli effetti l’agenda più importante e più urgente del secolo: i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile promossi dalle Nazioni Unite. Se ne è discusso ampiamente e da diversi punti di vista nel corso dell’ottava edizione del Forum BCFN su cibo e nutrizione, nel quale i giovani hanno avuto, come sempre accade nei progetti BCFN, un ruolo di primo piano. Proprio i giovani sono la chiave per raggiungere i traguardi di sostenibilità ambientale e sociale prefissati per il 2030 secondo Siamak Sam Loni, coordinatore a livello mondiale di SDSN Youth – un’iniziativa inclusa nel più generale progetto Sustainable Development Solutions Network (SDSN) creato dal Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon. L’impegno di Loni nella sostenibilità si riflette anche nel suo ruolo all’interno del comitato esecutivo SDSN Australia/Pacifico, con sede presso il Monash Sustainable Development Institute, in Australia e nel suo impegno come tutor di numerosi studenti su temi quali diplomazia internazionale, sviluppo sostenibile e cambiamenti climatici

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Quali sono a suo parere le sfide più importanti tra le 17 incluse negli obiettivi di sviluppo sostenibile?

Tutti gli obiettivi sono importanti se si vuole raggiungere il traguardo finale di un mondo davvero sostenibile per l’uomo e l’ambiente. Di certo però la nutrizione – intesa anche come diritto al cibo, eradicazione della fame e spreco di cibo – e l’agricoltura sostenibile sono due temi che ricorrono molto frequentemente, seppur con sfumature differenti, all’interno dei 17 goal. Non possiamo però dimenticare che tutti gli obiettivi sono legati in modo indissolubile gli uni agli altri in un vero network che deve essere affrontato con un impegno a 360 gradi da parte di diversi attori. 


Qual è il giusto approccio per vincere le sfide che ancora oggi rendono lo sviluppo sostenibile quasi un miraggio?

Il giusto approccio a mio parere è proprio quello rappresentato dall’Aagenda 2030. Si devono fissare obiettivi che siano ambiziosi e rivoluzionari, come lo sono i 17 definiti dalle Nazioni Unite, perché è necessario dare una forte scossa ai sistemi alimentari e alle strategie economiche oggi in essere per raggiungere un cambiamento reale e duraturo. 

Ma tutto questo non basta. Non si potrà mai raggiungere la vera sostenibilità se non si segue quello che può essere definito il vero motto degli obiettivi di sviluppo sostenibile: “Nessuno deve rimanere indietro”. Solo un approccio inclusivo, che tenga conto delle esigenze di tutti, senza tralasciare i più deboli, può rappresentare una soluzione vincente. 


Che ruolo possono avere i giovani in un contesto tanto articolato e di fronte a problemi all’apparenza quasi impossibili da risolvere?

I giovani sono la vera soluzione a questi problemi e sono coloro che davvero possono dare il via a un cambiamento rivoluzionario. Ne sono convinto per diverse ragioni che risiedono innanzitutto nelle caratteristiche tipiche delle giovani generazioni, in particolare l’atteggiamento positivo nei confronti del futuro, l’idealismo e quella creatività che consente di “pensare al di fuori degli schemi” e di trovare soluzioni nuove a problemi apparentemente irrisolvibili. Lo hanno dimostrato anche i ragazzi che hanno preso parte a BCFN Yes!, un’occasione che ha dato loro l’opportunità di dare una forma concreta a tutta l’energia, la creatività e l’idealismo di cui abbiamo parlato. Infine, ma non per questo meno importante, dobbiamo ricordare che i giovani sono tanti: oggi nel mondo ci sono 3,5 miliardi di persone al di sotto dei 30 anni, un esercito che può dare un contributo ineguagliabile alla causa della sostenibilità.  


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La sua esperienza personale si lega a un tema centrale in questa edizione del forum, ovvero l’immigrazione. Qual è il suo pensiero su tale argomento e quale legame vede tra immigrazione e obiettivi di sviluppo sostenibile?

Vivo in Australia da quando ero bambino, ma la mia famiglia è originaria dell’Iran, dal quale i miei genitori sono fuggiti per poter garantire a me e ai miei famigliari un futuro degno di tale nome. La mia storia personale è simile a quella di tante altre persone costrette a lasciare la loro terra per cercare condizioni di vita migliori, impossibili da raggiungere in patria a causa per esempio dei cambiamenti climatici che distruggono i raccolti, della malnutrizione, ma anche delle guerre e dei regimi politici oppressivi. Raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile significa ricreare in tanti luoghi le condizioni per una vita serena e accettabile a tante persone che, se solo ne avessero la possibilità, eviterebbero di rischiare la vita e di lasciare tutto per trasferirsi in un altro luogo, affidandosi magari ai trafficanti di esseri umani.  


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