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Studiare lo spreco a scuola

Un liceo informatico di Taranto ha sviluppato un progetto didattico sullo spreco alimentare utilizzando i materiali prodotti da BCFN. Dalla teoria, i ragazzi sono poi passati alla pratica, distribuendo pacchi alimentari alle persone in difficoltà. Si può imparare a non sprecare il cibo e nello stesso tempo essere utili ai propri concittadini meno fortunati. E si può farlo a scuola. È questo il senso più profondo del progetto didattico promosso dal consiglio di classe della II B informatica dell’I.I.S.S. Pacinotti di Taranto, coordinato dall’insegnante di scienze Mariateresa Mascellaro.
Quando siamo partiti, all’inizio dell’anno, pensavo solo di proporre qualche lezione multidisciplinare sul tema dello spreco alimentare, utilizzando i materiali di BCFN disponibili on line come fonte per dati e informazioni” spiega la professoressa Mascellaro. “L’idea mi è venuta visitando il padiglione zero di Expo, e dal fatto che ho una formazione di biologa nutrizionista. La nostra scuola è un Istituto Tecnico Informatico e molte sono state le discipline coinvolte nel progetto, tra le quali scienze, religione, diritto, italiano, lingua straniera fisica, chimica, disegno tecnico, informatica e scienze motorie. Il Dirigente Scolastico, Dott. Vito Giuseppe Leopardo, ha subito creduto nella realizzazione pratica del progetto, lo ha inserito nel bando specifico per lo sviluppo di laboratori di cittadinanza”.

Il modello didattico
Da settembre a febbraio gli insegnanti hanno lavorato per sensibilizzare i ragazzi sul tema, analizzando i dati FAO e le infografiche di BCFN. Sono stati toccati tutti gli aspetti dello spreco alimentare, dalla produzione alla distribuzione fino al consumo domestico”.
Nel mese di febbraio ogni studente ha effettuato una prova esperta, ovvero ha preparato una presentazione in power point su un aspetto specifico del problema, sviscerandolo a fondo. “Questo tipo di attività permette di testare non solo quanto appreso ma anche la capacità di utilizzare le nozioni in un quadro generale più complesso e di trovare in autonomia fonti diverse da quelle proposte dal docente”.
La presentazione individuale è confluita in una presentazione collettiva in cui il problema degli sprechi alimentari è esposto in tutti i suoi dettagli. Da questo è stato tratto anche un volantino informativo che è stato distribuito nelle famiglie, nei supermercati e nei punti di ristoro della città.
Nel mese di aprile abbiamo presentato il materiale e l’intero progetto al Sindaco di Taranto (che tra l’altro è un medico pediatra) che si è subito dimostrato entusiasta”.

Il paradosso della fame
Il tema dello spreco alimentare porta con sé anche la consapevolezza del paradosso attuale per cui a fronte di una quantità di cibo sufficiente a nutrire tutti gli esseri umani, vi sono ancora persone che soffrono la fame e nella volontà di incidere personalmente sulle problematiche studiate.
È nato così un accordo di programma con l’associazione Amici di Manaus che, tra le varie attività, ha anche un centro per la distribuzione di pacchi di cibo ai bisognosi” spiega Mascellaro.
All’inizio l’idea dei ragazzi (che si è scontrata con i limiti normativi in materia) era quella di raccogliere quanto negozi e ristoranti buttano via per riutilizzarlo, ma in seguito si sono organizzati per distribuire pacchi di alimenti nella sede dell’associazione, un pomeriggio a settimana.
È stata un’esperienza molto intensa” spiega la docente. “Hanno toccato con mano cosa significa non avere cibo ma hanno anche cominciato a valutare la sostenibilità dei propri comportamenti e a stimare nella giusta misura quanto costa sfamare tutti”.
Il progetto ha finora coinvolto una sola classe, ma già nel prossimo anno verrà esteso. Il Ministero dell’istruzione ha proposto agli insegnanti coinvolti di partecipare a un bando specifico per lo sviluppo di “laboratori di cittadinanza”, per coprire le spese legate all’attività e alla sua estensione.
Alla fine dell’anno abbiamo ospitato qui a Taranto un gruppo di insegnanti svedesi nell’ambito del progetto Erasmus e i ragazzi hanno presentato il progetto in inglese. Gli ospiti sono stati molto colpiti non solo dalla tematica ma anche dall’esistenza di persone che hanno bisogno dei pacchi alimentari per nutrirsi. Nel loro Paese, ci hanno detto, la fame legata alla crisi economica o lavorativa è un problema inesistente”.
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