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Stagionalità e sostenibilità valgono anche per il mare

Solo con una strategia sostenibile di pesca e di acquisto dei prodotti ittici è possibile preservare l’immenso patrimonio che il mare ci dona e che oggi, a causa dell’intervento umano, è in serio pericolo.

Conservare e utilizzare in modo sostenibile gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile”. È questo uno degli obiettivi (il numero 14) del programma di sviluppo sostenibile che le Nazioni Unite hanno recentemente elaborato e che dovrà guidare, secondo gli esperti, una vera e propria trasformazione sostenibile del mondo da qui al 2030. E l’ambiente marino non può essere escluso dal gioco poiché inquinamento delle acque, cambiamenti climatici, pesca non autorizzata o poco sostenibile e poca attenzione quando si fa la spesa hanno portato negli ultimi anni a una situazione preoccupante: molte specie di pesci stanno scomparendo o sono comunque in pericolo di estinzione.

Difendiamo i nostri mari
Mari e oceani rappresentano una risorsa di enorme importanza per l’equilibrio del nostro pianeta e del genere umano: la terra è infatti ricoperta per oltre il 70% di acqua e dalla pesca dipende l’alimentazione di miliardi di persone in tutto il mondo e il reddito di milioni di famiglie. Oggi però molti mari sono “malati”. L’inquinamento è solo uno dei problemi e non ci sono dubbi su chi additare come colpevole: secondo un recente rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (PNUA), tra i rifiuti più diffusi nei mari ci sono oggetti di plastica, in particolare bottiglie e sacchetti che in alcuni mari costituiscono oltre l’80% dei rifiuti. Strettamente legati all’inquinamento sono i cambiamenti climatici che hanno un impatto notevole sugli oceani: le emissioni di gas serra aumentano la temperatura dell’acqua e l’eccesso di anidride carbonica ne le rende più acide sconvolgendo il delicato equilibrio di un intero ecosistema.

Il pesce non è una risorsa inesauribile
Tutti gli esperti del settore sono d’accordo su un punto: le risorse ittiche non sono inesauribili ma il pesce è un alimento che non può mancare sulle tavole. Come dimostra la piramide alimentare promossa da BCFN e da Eating Planet, il pesce fa parte delle fonti di proteine più sane per la salute umana. La sostenibilità, invece, dipende appunto dalle strategie messe in atto nella pesca. Ciò significa che non è possibile continuare a sfruttare il mare e i prodotti che esso offre senza uno sguardo attento all’impatto che la quantità e la qualità della pesca hanno sulle riserve di pesce. Si parla spesso di sovrapesca, ovvero dell’eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche che negli ultimi anni è cresciuto a velocità sorprendenti anche grazie allo sviluppo di nuove tecnologie e di leggi non sempre chiare o rispettate. Siamo lontani dai tempi in cui i pescatori pescavano lo stretto necessario per la sopravvivenza e un minimo di guadagno dalla vendita: oggi, per soddisfare le richieste del mercato, si pesca con enormi navi che utilizzano tecnologie sofisticate come radar o sonar per individuare i branchi di pesci e reti enormi per catturarne tonnellate in un’unica battuta di pesca. Per non parlare poi della pesca pirata, che si giustifica spesso con le incertezze interpretative di alcune leggi sul diritto di pesca in acque internazionali e che utilizza tecniche tutt’altro che sostenibili sia per i pesci sia per l’ambiente nel quale i pesci vivono.

Consigli per una spesa (ittica) sostenibile
BCFN sostiene la stagionalità negli acquisti come misura di garanzia di sostenibilità ambientale di ciò che si mette in tavola. Il concetto di stagionalità non riguarda solo frutta e verdura di stagione, ma vale anche per il pesce. Acquistare un pesce che è stato pescato durante la sua stagione riproduttiva significa, in pratica, impedire che la specie possa riprodursi e che la popolazione sia sufficiente per soddisfare i consumi. Lo stesso problema si verifica se si pescano pesci troppo piccoli, che ancora non si sono riprodotti e che quindi non possono contribuire al mantenimento della specie.
Seguire invece la stagionalità e prediligere pesce proveniente da aree marine vicine è un ottimo sistema per acquistare e consumare prodotti ittici in modo sostenibile per l’ambiente e per il portafoglio. E per chi si chiede come fare a capire se un pesce è “giusto” oppure no, è possibile informarsi grazie alle numerose guide che le associazioni in difesa del mare e della pesca sostenibile (dall’italiana Slow Fish , alla britannica Marine Conservation Society ) mettono a disposizione sui loro siti internet. E occhio all’etichetta: anche quella di pesci e molluschi è ricchissima di informazioni sul prodotto.
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