Spesa attenta e dispensa ordinata contro lo spreco alimentare

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Spesa attenta e dispensa ordinata contro lo spreco alimentare

Spesa attenta e dispensa ordinata contro lo spreco alimentare

Nei paesi più ricchi lo spreco alimentare si fa sentire soprattutto a livello del consumatore finale che arriva a buttare fino al 40 per cento di ciò che acquista, con conseguenze negative per l’ambiente e il portafoglio.

“Non sprecare” ripetevano le nostre nonne, eppure ancora oggi lo spreco di cibo a livello domestico incide in modo pesante sull’economia delle nazioni, in particolare quelle ad alto reddito, influenzandone la sostenibilità ambientale. Secondo i dati del Waste and Resources Action Programme (WRAP) lo spreco alimentare è salito del 4,4 per cento tra il 2012 e il 2015, una percentuale che si traduce in 7,3 milioni di tonnellate di alimenti persi. La situazione non cambia se si guarda oltre oceano dove, come ricorda l’Agenzia per la protezione ambientale (EPA), nel 2014 sono stati buttati oltre 38 milioni di tonnellate di cibo. Anche analizzando con attenzione i dati del Food sustainability index creato da BCFN in collaborazione con l’Intelligence Unit dell’Economist, si mettono in luce situazioni preoccupanti in termini di spreco di cibo e sostenibilità ambientale. Persino la Francia, prima nella graduatoria dei Paesi virtuosi quando si parla in generale di recupero del cibo a livello del distributore (negozi e supermercati), fa registrare un punteggio negativo legato al cibo che il consumatore finale butta nel cestino dei rifiuti, inferiore persino a quello dell’Arabia Saudita che nella classifica generale che mette insieme tutti i parametri di sostenibilità ambientale è all’ultimo posto. 

Non sprecare conviene a tutti

Le idee e le iniziative su come ridurre lo spreco di cibo nel quotidiano sono numerose: solo a titolo di esempio si possono citare il progetto LoveFoodHateWaste attivo nel Regno Unito o le  le raccomandazioni della statunitense Natural Resource Defence Council (NRDC) che allo spreco alimentare dedica un’ampia sezione del proprio sito web. 


L’ambiente è senza dubbio uno dei principali beneficiari della riduzione dello spreco alimentare: se diminuisce la quantità di rifiuti che arriva nelle discariche e negli inceneritori, diminuiscono anche le emissioni di metano ed è possibile ridurre la propria “impronta di anidride carbonica” (Carbon footprint), una delle tre “impronte” che le nostre scelte alimentari lasciano sull’ambiente descritte nell’ultima edizione di Eating Planet. Non sprecare cibo ancora commestibile significa anche risparmiare le energie e le risorse normalmente impiegate nella catena che dal campo porta gli alimenti fino alle tavole e dare una mano alla propria comunità, magari donando gli eccessi a chi ne ha bisogno. E se tutto questo ancora non fosse sufficiente, si può sempre guardare al portafoglio: con il cibo buttato ogni anno nel Regno Unito finiscono in discarica 700 sterline (poco meno di 800 euro) per ciascuna famiglia.

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I consigli anti-spreco

Che fare dunque per ridurre lo spreco di cibo a livello domestico? In primo luogo gli esperti suggeriscono di riempire il carrello della spesa con grande attenzione e di andare al supermercato solo dopo aver preparato una lista dettagliata di ciò che davvero serve. “Per preparare tale lista è importante avere ben chiaro in mente quanti pasti si consumeranno a casa e cosa si intende cucinare, in modo da non acquistare alimenti in eccesso” affermano all’EPA, suggerendo anche di controllare bene ciò che si ha in casa per non comprare doppioni. Il secondo pilastro anti-spreco è rappresentato invece dalla corretta conservazione del cibo: una dispensa ordinata permette di limitare le “dimenticanze” di cibi in angoli poco visibili, mentre le corrette regole di conservazione consentono di mantenere i cibi freschi commestibili più a lungo.

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Il sito savefood.com, legato a NRDC, permette di approfondire l’argomento con utili consigli su come conservare al meglio diversi tipi di alimenti, ma anche su come cucinarli e su come ridurre in generale lo spreco. Attenzione infine anche agli avanzi, che possono essere congelati oppure, se proprio non sono più commestibili, possono fertilizzare orti e giardini. 


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