Sostenibilità alimentare e geopolitica

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Sostenibilità alimentare e geopolitica

Sostenibilità alimentare e geopolitica

La sicurezza alimentare è una tematica che negli ultimi anni sta assumendo sempre più rilevanza. Il mercato alimentare deve affrontare sempre più difficoltà dal momento che la popolazione mondiale continua ad aumentare e i redditi in aumento in molti dei Paesi in via di sviluppo portano a un cambiamento delle diete, in particolare all’aumento del consumo di carne. Un maggiore uso di biocarburanti e una minore produttività agricola stanno poi contribuendo maggiormente allo sfruttamento delle risorse alimentari. Questi fattori producono un mix potenzialmente pericoloso.

La sostenibilità delle risorse alimentari è intrinsecamente correlata alla stabilità politica. Gli stati che non possono assicurare un accesso sicuro ed economico al cibo per le loro popolazioni sono molto più propensi ad affrontare proteste e a soffrire instabilità politiche. La Primavera araba, iniziata nel 2011, è un ottimo esempio di tutto questo. Nonostante i fattori che contribuirono alla Primavera araba siano molteplici e complessi, la protesta che scaturì per prima in Tunisia fu dovuta principalmente all’aumento dei prezzi del cibo1,2. La protesta in Siria, ora sfociata in una crudele guerra civile, è stata in parte motivata dalla mancanza di stabili risorse alimentari. Prima della guerra, la Siria ha vissuto la peggiore siccità della sua storia, che combinata con pratiche agricole non sostenibili e a un’inefficace gestione delle risorse, ha portato a un dislocamento interno della popolazione e ha catalizzato un’agitazione politica3. Per il mondo arabo, il prezzo del cibo è stato un importante motivo scatenante delle proteste del 20114.

Conflitti per le risorse e pratiche agricole inefficaci

Il Food Sustainability Index (FSI), sviluppato dalla Fondazione Barilla e dall’Economist Intelligence Unit nel 2016, studia nel dettaglio le ragioni per le quali alcuni Paesi faticano a raggiungere la sostenibilità alimentare. Il documento classifica 25 Paesi in base a 3 diversi aspetti: agricoltura sostenibile, sfide nutrizionali, perdita e spreco di cibo, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Mentre la popolazione globale aumenta e le sfide per il cibo si fanno più intense, aumentano i rischi per questi Paesi, che si dovranno confrontare anche con instabilità interne o saranno coinvolti in conflitti internazionali.


Il FSI identifica numerosi fattori responsabili della mancanza di sostenibilità alimentare in molti Paesi in via di sviluppo, e uno dei più prominenti riguarda la gestione delle risorse idriche. Nonostante la mancanza di acqua possa essere riconducibile a fattori ambientali, spesso è invece da far risalire a decisioni politiche inadeguate. Il FSI identifica un trend di uso insostenibile dell’acqua principalmente in Asia e in Medio Oriente, ma è chiaro che l’uso insostenibile di risorse idriche è un problema che riguarda la maggior parte del mondo, incluse Cina e India5 , e può essere motivo di tensione tra gli stati6 . Tensioni internazionali riguardanti l’acqua sono riscontrabili ad esempio tra India e Pakistan7 . Inoltre, ci si aspetta che quasi 4 miliardi di persone, nei pressi di bacini fluviali, rischino gravi conseguenze a livello di accesso all’acqua entro il 2050, suggerendo che la tematica si farà sempre più rilevante nel corso del tempo.

La sicurezza alimentare è una questione geopolitica in continua evoluzione

Fallimenti in campo agricolo e le conseguenti risposte politiche possono anche portare a grandi sbalzi nei prezzi e a situazioni politiche pericolose. Allo stesso tempo, conflitti per le risorse, tra cui quelle alimentari, possono portare a tensioni tra le nazioni. Le filiere alimentari stanno diventando sempre più internazionali, e i Paesi sono sempre più dipendenti gli uni dagli altri in termini di risorse alimentari.

Alcuni stati hanno reagito a queste sfide alimentari in continua evoluzione attraverso misure protezionistiche che riguardano il modo di controllare la produzione, i trasporti e la vendita di prodotti agricoli8 . In Africa, ad esempio, la Cina è stata accusata di land grabbing per assicurarsi risorse agricole9 . Altri grandi importatori di cereali sono stati accusati di acquisire terre in altre nazioni in cui coltivare frumento10. Nel 2007, sia la Russia che l’Argentina hanno diminuito l’esportazione di cibo in risposta all’aumento locale dei prezzi11.

Aumenta la consapevolezza, ma aumentano anche i rischi all’orizzonte

La consapevolezza della correlazione tra sostenibilità alimentare e geopolitica sta crescendo. Un nuovo programma internazionale, guidato dallo Stockholm Environment Institute, studierà come le interazioni tra politica, commercio, sfruttamento delle risorse e scienze ambientali influenzano lo sviluppo sostenibile12. Nonostante il programma traccerà prima i risultati relativi ai rischi della Svezia, verranno coinvolte in seguito anche la Germania e l’Inghilterra, e ciò che verrà scoperto sarà di rilevanza internazionale.

In ogni caso, è ormai chiaro che i fattori chiave sono due. Il primo riguarda le nazioni: devono continuare a fare progressi con gli Obbiettivi di Sviluppo Sostenibile fissati dalle Nazioni Unite nel 201513, e in particolare con i sei che riguardano, in modo specifico, la sostenibilità alimentare. Uno dei risultati principali del Food Sustainability Index è la conferma che nel mondo c’è abbastanza cibo per tutti, se solo le risorse fossero gestite in modo sostenibile. Comunque, focalizzarsi sul controllo delle risorse strategiche, piuttosto che sul miglioramento della sostenibilità alimentare, non risolverà il problema. Anzi, la questione potrebbe persino peggiorare, e avere conseguenze geopolitiche preoccupanti. 

Il secondo punto chiave riguarda il fatto che la cooperazione internazionale è fondamentale. Una gestione sostenibile delle risorse idriche, per esempio, alla base di molte sfide riguardanti la sostenibilità alimentare di cui si è parlato, spesso ha una dimensione internazionale, e richiede una cooperazione tra gli stati interessati per funzionare. In un mondo sempre più interdipendente, nel quale la filiera alimentare si snoda tra più nazioni, fare gioco di squadra è l’unica opzione.

(Questo articolo è stato inizialmente pubblicato sul blog http://foodsustainability.eiu.com/)

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