Sostenibilità agricola e pesticidi: la lezione della Gran Bretagna

Sostenibilità agricola e pesticidi: la lezione della Gran Bretagna

07 Febbraio 2020

Sostenibilità agricola e pesticidi: la lezione della Gran Bretagna

Uno studio pubblicato su Nature Sustainability calcola in 400 milioni di sterline annue e 800 tonnellate di grano la perdita di produttività legata alla resistenza ai pesticidi. La soluzione sta in una agricoltura più sostenibile.







La resistenza agli xenobiotici, come antibiotici, antimicotici e pesticidi, rappresenta un problema importante dal punto vista della salute alimentare e pubblica, ma anche da quello economico.

Per via dell’eccessiva frequenza nell’applicazione, quegli stessi pesticidi che hanno consentito un aumento della produzione alimentare nel passato risultano ora sempre meno efficienti. Per capire meglio la portata del fenomeno, un gruppo di ricercatori inglesi ha stimato l’impatto economico della resistenza ai diserbanti di Alopecurus myosuroides, volgarmente chiamata black grass o coda di topo dei campi, un’erba infestante che mette a rischio le coltivazioni di grano del Paese.


I numeri della ricerca

Secondo i calcoli pubblicati sulla Nature Sustainability, la resistenza sviluppata dalla cosiddetta black grass sta facendo perdere in media all'economia britannica 400 milioni di sterline all’anno e 800.000 tonnellate di grano (circa il 5% del consumo interno nazionale), con potenziali implicazioni per la sicurezza alimentare. Alexa Varah, autrice principale del lavoro ha dichiarato che lo studio è “la prima stima su scala nazionale dei costi economici e delle perdite di rendimento dovute alla resistenza agli erbicidi. E aggiunge che la cifra è sorprendentemente più alta di quanto si potesse immaginare. “Dobbiamo ridurre l'uso dei pesticidi a livello nazionale, il che potrebbe significare l'introduzione di limiti di legge o il sostegno agli agricoltori per incoraggiare l'uso ridotto e l'adozione di strategie alternative”.


Approccio sostenibile

Rimangono pochi erbicidi verso i quali la black grass non ha sviluppato resistenza, ma questo non varrà ancora per molto e gli agricoltori devono essere in grado di adattarsi, ricorda Varah, suggerendo agli stessi di adottare strategie integrate come le rotazioni di colture più diverse. “Attualmente la responsabilità è dei singoli professionisti, ma questo non è un approccio sostenibile. Dovrebbe essere regolato a livello nazionale, collegando gli aspetti economici, agricoli, ambientali e sanitari in un piano d'azione congiunto”.

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