Sicurezza alimentare ancora a rischio a livello globale

Sicurezza alimentare ancora a rischio a livello globale

18 Ottobre 2019

Sicurezza alimentare ancora a rischio a livello globale

L’ultimo report FAO sulla sicurezza alimentare fa il punto della situazione su una delle sfide più importanti del mondo moderno, con particolare attenzione al legame tra economia e accesso al cibo.

Accesso garantito a cibo di qualità in quantità sufficiente”. È questa in estrema sintesi la definizione di sicurezza alimentare, tema che ogni anno è oggetto di un’analisi attenta da parte degli esperti dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per il Cibo e l’Agricoltura (FAO). Da tre anni a questa parte, il report FAO si confronta in modo diretto anche con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, documentando i progressi compiuti a livello globale sulla sicurezza alimentare, con la finalità di raggiungere un mondo libero dalla fame e dalla malnutrizione in tutte le sue forme. Anche per dare conto del nuovo e più ampio respiro dell’analisi, dal 2017 il report ha assunto il nome di The State of Food Security and Nutrition in the World, ponendo l’accento proprio sul tema della sicurezza alimentare, con la partecipazione attiva di UNICEF e Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), oltre agli storici partner FAO, Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) e World Food Programme (WFP). “Per la prima volta quest’anno viene preso in considerazione un nuovo indicatore: la prevalenza dell’insicurezza alimentare da moderata a grave sulla base della Food Insecurity Experience Scale (FIES). Così facendo si sottolinea che l’insicurezza alimentare è qualcosa di più della semplice fame” si legge nel report 2019


Equilibri fragili nei 5 continenti

Lo avevano già messo in luce le ultime due edizioni del report FAO e l’edizione 2019 conferma un dato preoccupante: la sicurezza alimentare torna ad essere un tema centrale perché il declino della denutrizione osservato a livello globale negli ultimi decenni è terminato e il numero delle persone che soffre la fame sta crescendo, seppur lentamente. Questa tendenza si traduce in 820 milioni di persone che soffrono la fame e rende sempre più complesso il raggiungimento dell’Obiettivo Zero Hunger – abolizione della fame – entro il 2030. L’Africa detiene il primato negativo in termini di denutrizione, con incidenze che raggiungono e superano il 20%. Meno pesanti ma non certo rassicuranti i numeri di Asia occidentale e America Latina con i Caraibi, con percentuali che si attestano al 12% e al 7%. Se a queste persone che soffrono la fame si aggiungono quelle che vanno incontro a insicurezza alimentare moderata, si arriva a un totale di oltre 2 miliardi di persone che, a livello globale, non hanno accesso a cibo sicuro, nutriente e in quantità sufficiente, incluso l’8% della popolazione di America del Nord ed Europa. 


Se l’economia rallenta, l’insicurezza sale

I dati parlano chiaro: l’insicurezza alimentare gioca un ruolo di primo piano nel determinare le diverse forme di malnutrizione (che includono anche l’obesità). E se le due precedenti edizioni del report si sono concentrate su conflitti e cambiamenti climatici come problema principale per la sicurezza alimentare, nel 2019 l’attenzione degli esperti si è concentrata sugli aspetti economici. 

I dati mostrano infatti che malnutrizione e fame sono in aumento soprattutto nei Paesi con un’economia in recessione o in stagnazione e vale la pena sottolineare che in molti casi si tratta di nazioni a reddito intermedio o che si basano pesantemente sul commercio internazionale per i prodotti primari. Come se non bastasse, questi rallentamenti o regressioni dell’economia delle nazioni minano la sicurezza alimentare in modo ancora più pesante dove le diseguaglianze sono maggiori. Per esempio, le disuguaglianze di reddito aumentano la probabilità di arrivare a insicurezza alimentare grave e questo effetto è del 20% più alto nei paesi a basso reddito rispetto a quelli a reddito intermedio. Infine, l’insicurezza alimentare assume anche una sfumatura di genere dato che, in tutti i continenti, il fenomeno è leggermente più presente nelle donne che negli uomini. 


Strategie vincenti

Come riconosciuto ufficialmente dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che ha dato il via nel 2016 a un intero decennio dedicato ad attività sulla nutrizione (UN decade of action on nutrition 2016-2025), per combattere la malnutrizione in tutte le sue forme serve un impegno a 360 gradi in tutti i settori: dalla salute all’istruzione, dalla protezione sociale alle politiche economiche e commerciali. Servono quindi piani concreti per garantire la sicurezza alimentare attraverso politiche economiche e sociali capaci di affrontare eventuali rallentamenti dell’economia, ma è anche fondamentale ridurre le diseguaglianze – economiche, sociali e di genere – già presenti nelle singole nazioni. Sul lungo periodo è fondamentale investire risorse in modo oculato durante i periodi di crescita o di stabilità economica, anche attraverso trasformazioni strutturali dei sistemi alimentari che permettano di ridurre la vulnerabilità della popolazione di fronte ai cambiamenti economici. 

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