Senza empatia tra uomo e ambiente, resilienza e sostenibilità restano un miraggio

Senza empatia tra uomo e ambiente, resilienza e sostenibilità restano un miraggio

21 Dicembre 2017

Senza empatia tra uomo e ambiente, resilienza e sostenibilità restano un miraggio

Raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile e arrivare alla resilienza, cioè all’adattamento al cambiamento, non è solo un esercizio tecnico: le vere trasformazioni arrivano solo se anche gli aspetti sociali restano in primo piano. Ne parliamo con Katrina Brown, esperta di cambiamenti ambientali in ottica di sviluppo sostenibile.

In un mondo apparentemente iperconnesso come quello moderno, si è in realtà persa la connessione tra uomo e ambiente. “L’obiettivo che dobbiamo perseguire è quello di arrivare alla sostenibilità e alla resilienza, cioè alla capacità di passare da una visione in cui siamo noi esseri umani al centro del modo a una visione ecocentrica, che ponga cioè al centro la biosfera, della quale anche l’uomo fa parte al pari di tutti gli altri organismi” spiega Katrina Brown, professoressa di scienze sociali alla Università di Exeter, nel Regno Unito ed esperta in cambiamenti ambientali, sviluppo e resilienza, che ci aiuta a comprendere questo tema tanto complesso. 

Cosa c’è alla base di questa disconnessione e come è possibile ricostruire il legame tra uomo e ambiente che lo circonda?

L’aspetto principale che guida questa disconnessione e la fa crescere è rappresentato dal fatto che spesso non abbiamo la chiara percezione delle conseguenze delle nostre azioni. È uno dei problemi tipici quando si parla di cambiamento climatico. Pensiamo per esempio a una conferenza internazionale organizzata per cercare soluzioni al problema: si utilizza moltissima energia per raggiungere la sede dell’evento e lo spreco che ne deriva va ad alimentare il problema stesso del cambiamento climatico. Al momento però non ce ne rendiamo conto e spesso non abbiamo nemmeno ben chiaro quale sia l’alternativa migliore in termini di sostenibilità e resilienza.


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Queste riflessioni valgono anche per il settore del cibo e della produzione agroalimentare? 

Il cibo è proprio l’esempio classico: noi compriamo e consumiamo alimenti che arrivano dal supermercato senza pensare a come il sistema agroalimentare è organizzato e strutturato. Abbiamo perso questa connessione nella quale il cibo ha una valenza speciale poiché è molto più di un semplice strumento per soddisfare la necessità biologica di energia: è un modo per costruire le comunità, il perno attorno al quale ruotano valori e persone. I piccoli “esperimenti” di resilienza e sostenibilità agroalimentare sono fondamentali e bisogna cercare di capire come trasportarli e utilizzarli su scale più ampie. Il tutto pensato in termini di sistemi socio-ecologici, capaci di unire gli aspetti più tecnici a quelli più sociali e personali dello sviluppo sostenibile. 


I sistemi socio-ecologici sono tra gli argomenti chiave della ricerca su resilienza e sviluppo. Di cosa si tratta? 

L’espressione viene utilizzata per descrivere il sistema interconnesso tra uomo e ambiente e tiene conto delle complesse dinamiche sociali ed ecologiche che si creano. Alcune di queste interconnessioni sono molto chiare e semplici da riconoscere mentre in altri casi è possibile identificarle solo in base alla reazione che il sistema stesso mostra. Abbiamo oggi a disposizione una serie di strumenti scientifici sofisticati con i quali possiamo misurare e riconoscere molte di queste connessioni, ma dal punto di vista psicologico siamo ancora troppo lontani da questo obiettivo che può essere raggiunto solo con un cambio netto di prospettiva. 


Come si può cambiare l’atteggiamento delle persone e chi deve prendersi carico di questo compito gravoso? 

È importante innanzitutto cercare di capire meglio quali sono le forze che guidano i comportamenti e cominciare a discutere dei valori li sostengono. Se l’unico obiettivo è produrre cibo a basso costo, l’attuale sistema agroalimentare potrebbe anche andare bene. Ma se per esempio vogliamo produrre cibo salutare, che punti alla sostenibilità ambientale, economica e sociale è fondamentale cercare di mettere in contatto attori che partono da punti di vista molto diversi. E i valori sui quali lavorare non possono essere solo “insegnati”, ma devono essere trasmessi soprattutto attraverso la pratica: bisogna creare l’empatia tra uomo e ambiente. La sostenibilità e la resilienza non sono solo una questione tecnica ma devono per forza di cose avere anche un aspetto sociale molto forte. 


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