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Seguire il denaro per un pianeta sostenibile

Barbara Buchner, esperta di finanza per il clima e membro dell’Advisory Board di BCFN, sarà a Milano il 1 dicembre in occasione del Forum BCFN e spiegherà per quale ragione sia importante investire fondi pubblici e privati per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.

Barbara Buchner è Direttore Esecutivo del programma Climate Finance della Climate Policy Initiative (CPI), con sede fuori da San Francisco. Definita una delle 20 donne più influenti nel panorama del cambiamento climatico, opera come consulente dei leader di tutto il mondo in materia di investimenti sul clima, sull’energia e sull’uso del suolo.
Barbara dirige il Global Innovation Lab for Climate Finance, che si occupa di richiedere, modellare e testare gli strumenti più all’avanguardia nel campo della finanza climatica al fine di rimuovere le barriere finanziarie all’attuazione di progetti per le energie alternative nonché per l’adattamento e l’uso del suolo. Il Lab ha contribuito a raccogliere più di 500 milioni di dollari per le proprie iniziative e ha ottenuto il sostegno del G7 nel suo primo anno di attività.
Barbara guida anche il lavoro del CPI nel ruolo di Segretariato della Finance for Resilience (FiRe), un’iniziativa parallela al Lab focalizzata sullo sviluppo di approcci per aumentare gradualmente gli investimenti stanziati per la crescita “verde” nel settore privato. Barbara è inoltre membro dell’Advisory Board della Fondazione e terrà una conferenza sul ruolo chiave della finanza climatica per il raggiungimento degli Obiettivi di Investimento Sostenibile al Forum BCFN che si svolgerà a Milano il 1 dicembre.

Perché gli strumenti finanziari sono così importanti per raggiungere l’obiettivo di uno sviluppo sostenibile del pianeta?
L’attuazione di qualunque programma per lo sviluppo degli approvvigionamenti di energia verde o per un’agricoltura e un mercato alimentare più sostenibili richiede investimenti di denaro. Industrie, agricoltori, ma anche responsabili delle politiche e governi devono avere accesso agli strumenti finanziari necessari per innovare. Dal 2010 il CPI aiuta soggetti con potere decisionale del settore pubblico e privato, a livello internazionale, nazionale e locale, a definire e seguire il percorso dei finanziamenti per il clima, partendo dalle fonti e dagli attori per arrivare, tramite una serie di strumenti finanziari, ai destinatari e agli utilizzi finali. Essere in possesso di informazioni solide ed esaurienti non solo mette i responsabili delle decisioni nelle condizioni di valutare i progressi compiuti rispetto agli obiettivi e alle necessità reali degli investimenti, ma migliora anche la comprensione di come le politiche, i finanziamenti e gli aiuti pubblici orientino gli investimenti per il clima provenienti da diversi attori privati e interagiscano con essi, rilevando inoltre le opportunità di ottenere l’impatto maggiore e risultati su scala più ampia.

Il CPI fornisce numerosi dati ai responsabili delle decisioni, e sul vostro sito  si trovano parecchi strumenti per visualizzarli. Quanto sono importanti i dati in questo campo?
Avere a disposizione dati solidi consente ai responsabili delle decisioni di valutare i progressi compiuti verso il raggiungimento dei loro obiettivi. Per stabilire se si stia facendo un utilizzo saggio delle risorse finanziarie e quali siano i punti di accesso per poter incrementare ulteriormente gli investimenti sono necessari dati precisi che permettano di identificare le fonti di finanziamento, la combinazione di strumenti finanziari e investimenti e la destinazione dei finanziamenti. Inoltre è essenziale comprendere l’interazione tra finanziamenti pubblici e privati in campo climatico. Informazioni accurate sul rapporto tra risorse pubbliche e interessi privati aiuteranno a garantire che gli interventi pubblici siano indirizzati in maniera efficace e che riescano ad eliminare i costi, il rischio e le lacune che ostacolano gli investitori privati. Il denaro pubblico da solo non basta per raggiungere l’obiettivo di un pianeta più sostenibile.

Perché vi concentrate anche sugli investimenti privati?
Se è vero che sono ancora i finanziamenti pubblici a determinare la maggior parte degli investimenti privati, è altrettanto vero che essi da soli non potranno consentire ai vari Paesi di raggiungere gli obiettivi di investimento. Avere fiducia e dimestichezza con le politiche interne e con i quadri normativi è essenziale per attrarre investimenti legati al clima, dal momento che gli investitori devono avere la certezza di riuscire a bilanciare rischi e rendimenti.
Analizzando progetti e portafogli di investimenti e monitorando come i finanziamenti pubblici mobilitino gli investimenti privati, il CPI fornisce ai responsabili delle politiche strumenti per determinare l’efficacia degli interventi pubblici attuati.

Lo sviluppo dell’energia verde non è in competizione con uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura? La produzione di biocarburanti è un esempio di questo possibile scontro di valori.
A mio avviso i biocarburanti non rientrano davvero nel programma degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Molti Paesi stanno abbandonando questa fonte di energia per focalizzare i loro sforzi su iniziative di riduzione e adattamento, come lo sviluppo di energia solare, eolica e idrica tramite tecnologie più sofisticate.

Lei è membro dell’Advisory Board della Fondazione BCFN. Qual è, secondo lei, il ruolo delle fondazioni private nella promozione del dibattito sullo sviluppo sostenibile?
Le fondazioni possono fare molto. La Fondazione BCFN ha un forte legame con l’industria e può offrire un modello per mettere in collegamento gli interessi delle aziende con quelli delle persone e dei cittadini. Spero che la fondazione BCFN investirà sempre più in informazione e istruzione, perché dobbiamo far comprendere ai cittadini l’importanza di uno sviluppo sostenibile. Altre fondazioni più grandi possiedono le risorse finanziarie per investire direttamente in ricerca o in processi sostenibili, ma anche quelle più piccole, producendo conoscenza, possono cambiare il comportamento di un Paese.
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