Salute e cambiamento climatico: il countdown non si ferma

Salute e cambiamento climatico: il countdown non si ferma

08 Gennaio 2021

Salute e cambiamento climatico: il countdown non si ferma

Esperti internazionali hanno fotografato anche quest’anno il legame tra cambiamento climatico e salute, sottolineando passi falsi ma anche i traguardi raggiunti.



Consapevolezza e conoscenza approfondita dei problemi, ma ancora poche azioni pratiche per cambiare davvero le cose. Questo messaggio emerge dal report Lancet Countdown 2020 pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet e frutto di un lavoro di collaborazione tra 35 centri accademici e agenzie delle Nazioni Unite. Scienziati del clima, geografi, economisti professionisti della salute, medici ed esperti di energia, cibo e trasporti hanno fatto il punto della situazione – come fanno ogni anno dal 2015 – sull’impatto del cambiamento climatico sulla salute dell’uomo basandosi sull’analisi di 43 indicatori divisi in 5 sezioni: impatti del cambiamento climatico, esposizioni e vulnerabilità; adattamento, pianificazione e resilienza per la salute; azioni di contenimento e co-benefici per la salute; finanza ed economia; coinvolgimento pubblico e politico. 


Impatto a 360 gradi

Non ci sono dubbi: il cambiamento climatico ha un impatto devastante sulla salute dell’uomo e sulle sue condizioni socio-economiche. Nel report 2020 si legge che gli indicatori che riguardano gli “impatti del cambiamento climatico, esposizioni e vulnerabilità” stanno peggiorando: anzi, nell’ultimo anno gli indicatori legati agli effetti diretti sull’uomo del cambiamento climatico hanno raggiunto i livelli più preoccupanti da quando esiste il report. “Questi effetti negativi sono sentiti maggiormente dalle popolazioni che meno contribuiscono al cambiamento climatico” spiegano i ricercatori, parlando di un problema di giustizia, legato al fatto che gli effetti del clima che cambia incrementano le differenze già esistenti tra le nazioni e all’interno delle singole nazioni. I dati parlano da soli. Le popolazioni vulnerabili sono state esposte a 475 milioni di casi di ondate di calore in più nel 2019, con conseguente aumento dei decessi; in base alle previsioni tra i 145 e i 565 milioni di persone subiranno gli effetti di inondazioni causate dall’innalzamento dei livelli del mare Inoltre l’aumento della temperatura facilita la diffusione di alcune malattie trasmesse da vettori quali Dengue e malaria e mette a rischio anche la sicurezza alimentare.


Risposte ancora deboli

I segnali preoccupanti sono chiari, eppure le risposte delle nazioni non sembrano essere abbastanza forti da invertire la tendenza. Il sistema energetico globale non si è modificato negli ultimi 30 anni in termini di utilizzo di fonti fossili, e in particolare carbone, e la riduzione osservata a partire dal 2013 nell’uso globale ha invertito rotta, mostrando un aumento negli ultimi due anni (+1,7% dal 2016 al 2018). Il tutto si traduce in oltre un milione di decessi ogni anno legati all’inquinamento. 

In agricoltura la situazione non è molto migliore. Le emissioni derivanti dagli allevamenti sono aumentate del 16% tra il 2000 e il 2017 e il 93% di queste deriva da animali ruminanti. Cresce anche il numero di persone che segue diete poco sane con un aumento del consumo di carne rossa che si stima possa aver contribuito a 990.000 decessi nel 2017. “A cinque anni dalla firma dell’accordo di Parigi, molti indicatori che sembravano in miglioramento hanno invertito la tendenza e sono peggiorati” fanno notare gli esperti. 


I passi in avanti

Nonostante le numerose sfide ancora aperte, dal report emergono anche notizie positive e incoraggianti. Per esempio, tra il 2010 e il 2017, le energie rinnovabili sono cresciute del 21% a livello mondiale e il 28% della capacità elettrica in Cina è risultata legata a fonti a basso consumo di carbone nel 2017

“I progressi maggiori, però, sono stati osservati nell’impegno e nel coinvolgimento dei professionisti sanitari, con medici, infermieri altri attori che assumono un ruolo sempre più importante nell’adattare i sistemi sanitari alla situazione mondiale” spiegano gli autori. I sistemi sanitari di 86 paesi sono ora connessi con i servizi meteorologici nazionali per creare piani sanitari di adattamento. Piani sviluppati da almeno 51 paesi, con un incremento del 5,3% della spesa destinata a tali modifiche nel 2018–19 (pari a 18,4 miliardi di dollari USA nel 2019). Il 73% dei paesi ha introdotto riferimenti espliciti al legame tra clima e salute nel sottoscrivere e definire il proprio contributo agli accordi di Parigi. Buona la risposta di medici e ricercatori che si impegnano verso pratiche con minor impatto ambientale e studiano con interesse l’argomento, tanto che, nel mondo accademico, la pubblicazione di articoli su salute e cambiamento climatico è aumentata di un fattore pari a 8 dal 2007 al 2019. Infine, ma non certo meno importante, cresce il coinvolgimento della popolazione: dal 2018 al 2019, la copertura dei temi salute e cambiamento climatico da parte dei media è aumentata del 96% a livello globale. 


Pandemia e clima, sfide congiunte

Il 12 dicembre 2020 è stato festeggiato il quinto compleanno dell’accordo di Parigi sul clima e i prossimi 5 anni saranno fondamentali per capire se davvero sarà possibile rispettare l’impegno di mantenere l’incremento di temperatura “ben al di sotto dei 2°C” rispetto all’era preindustriale. Con queste premesse e con gli occhi puntati sugli impatti della pandemia di Covid-19 gli esperti disegnano il quadro di interventi da mettere in campo nei prossimi anni. “Le 56 gigatonnellate di equivalenti di CO2 (GtCO2e) attualmente emesse ogni devono scendere a 25 GtCO2e entro il 2030” spiegano gli autori, ricordando che questo richiede una riduzione del 7,6% ogni anno. Una grande sfida per i governi di tutte le nazioni che dovranno tener conto degli effetti della pandemia ora in corso. “I decessi legati a pandemia e cambiamento climatico sono centinaia di migliaia, i potenziali costi economici migliaia di miliardi: è fondamentale approcciare insieme questi problemi di salute pubblica” dicono gli autori. “Lo spazio di manovra è stretto e se le risposte al Covid-19 non saranno allineate in modo completo e diretto con le strategie nazionali per i cambiamenti climatici non riusciremo a rispettare gli impegni presi con l’accordo di Parigi, con conseguenze dannose per la salute e i sistemi sanitari oggi e in futuro” concludono.


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