Riforma della politica agricola comune europea nel contesto degli obiettivi di sviluppo sostenibile

Riforma della politica agricola comune europea nel contesto degli obiettivi di sviluppo sostenibile

14 Giugno 2018

Riforma della politica agricola comune europea nel contesto degli obiettivi di sviluppo sostenibile

Alla fine di novembre 2017 la Commissione europea ha presentato le proprie proposte per una riforma della Politica Agricola Comune (PAC). Nella sua comunicazione, la Commissione ha sottolineato la necessità di semplificare le regole e di adottare un approccio più flessibile, pur mirando a realizzare obiettivi globali ambiziosi in materia di ambiente, cambiamenti climatici e sostenibilità. La strategia nel suo complesso appare ben congegnata. Ma le proposte della Commissione europea forniscono effettivamente una risposta adeguata ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) sottoscritti dagli Stati membri delle Nazioni Unite nel 2015?

L'importanza di rendere i sistemi agricoli più sostenibili è stata evidenziata dal Food Sustainability Index (FSI), l'indice di sostenibilità alimentare nato dalla collaborazione tra la Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN) e l'Economist Intelligence Unit. L'FSI prende in esame l'intero sistema alimentare, analizzando tre pilastri fondamentali: perdite e sprechi alimentari, sfide nutrizionali e agricoltura sostenibile. L'Italia (1a), la Francia (3a) e la Germania (5a) si trovano già nella top five per quanto riguarda la categoria dell'agricoltura sostenibile dell’FSI (su 34 Paesi), ma l'UE e i suoi stati membri hanno ancora molta strada da percorrere per rendere il sistema agricolo europeo ancora più sostenibile, in particolare attraverso la riforma della PAC.

La comunicazione della Commissione europea del novembre 2017 stabilisce un piano per la PAC che guarda oltre il 2020, tutto questo dopo un periodo di consultazione pubblica sul futuro della PAC nel corso del quale sono pervenuti alla Commissione oltre 320.000 pareri. 

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Phil Hogan, commissario per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, ha dichiarato che la nuova politica proposta rappresenta "un'evoluzione piuttosto che una rivoluzione", dato che "l'attuale architettura della PAC, per come è concepita, funziona abbastanza bene".

Verrà quindi mantenuta l'attuale struttura a due pilastri. Agli agricoltori continueranno a essere erogati contributi diretti (il primo pilastro), mentre la politica di sviluppo rurale (il secondo pilastro) si concentrerà sullo sviluppo di competenze, sull'organizzazione della catena di approvvigionamento, sulla tutela dell'ambiente e sulle azioni per contrastare i cambiamenti climatici. Secondo la nuova versione della PAC che è stata proposta, agli Stati membri verrà attribuita una maggiore responsabilità nel prendere le proprie decisioni su come e dove investire i finanziamenti — ma pur sempre all'interno dei parametri generali fissati dalla Commissione.

Obiettivi SDG non pienamente rispettati

Sfortunatamente, un processo di evoluzione anziché di rivoluzione potrebbe non bastare per rimediare agli attuali limiti della PAC, in particolare per quanto riguarda gli SDG. Un recente rapporto del Centro tedesco per la ricerca sulla biodiversità integrale (iDiv) evidenzia alcuni di questi punti deboli. Per esempio, l'obiettivo di garantire un buono stato di salute e benessere (SDG 3) è chiaramente di importanza cruciale per gli Stati membri dell'UE, alla luce dell'aumento dell'incidenza dell'obesità e di altri problemi di salute legati all'alimentazione, come il diabete di tipo 2. Tuttavia, come rilevato dagli autori della relazione, la PAC non prevede meccanismi specifici per affrontare questi problemi, anzi, finisce probabilmente per aggravarli, dato che favorisce esageratamente i prodotti di origine animale con livelli elevati di contributi e di protezione.


Per quanto concerne l'obiettivo SDG 10 (riduzione delle disuguaglianze), lo studio rileva che la PAC non riesce a contribuire adeguatamente al raggiungimento di questo obiettivo, a causa di una distribuzione decisamente iniqua dei contributi agli agricoltori — con la conseguenza che il sostegno finanziario alle piccole aziende agricole si dimostra insufficiente. Anche le misure sui cambiamenti climatici (SDG 13) finiscono per essere inefficaci a causa dell'incapacità della  PAC di porre un drastico freno alle principali fonti di emissione di gas serra, come l'allevamento e l'utilizzo di fertilizzanti a base di azoto.


Nessun freno alle distorsioni del mercato


Va riconosciuto che da quando è stata introdotta, ormai quasi 60 anni fa, la PAC ha contribuito molto ad assicurare il conseguimento dell'SDG 1 (riduzione della povertà) e dell'SDG 2 (eliminazione della fame) — questo perlomeno all'interno dell'UE.

Come sostengono però i detrattori della PAC, i contributi erogati a favore della produzione agricola comunitaria producono un effetto dannoso sugli agricoltori nelle economie in via di sviluppo — ostacolando gli sforzi profusi in quei Paesi per ridurre la povertà. Il grado di distorsione del mercato causato dalla PAC è diminuito sostanzialmente negli ultimi decenni, secondo alcuni studi. Ciò rifletterebbe il graduale passaggio dall'intervento diretto nel mercato, a misure mirate rivolte agli agricoltori e alla sostenibilità.


Rimangono però numerose preoccupazioni e questioni aperte. Un documento preparato a febbraio 2018 per la Commissione sullo sviluppo del Parlamento europeo  fa notare che l'ampio ricorso al sostegno accoppiato volontario da parte della maggior parte degli Stati membri continua a creare notevoli distorsioni del mercato, così come gli elevati livelli di tutela comunitaria concessi per esempio ai prodotti di origine animale e allo zucchero. L'ampliamento della domanda di prodotti alimentari, mangimi e bioenergia nell'UE è un altro fattore che può avere ripercussioni potenzialmente pericolose per i Paesi terzi (non membri dell'UE), "causando cambiamenti di destinazione d'uso dei terreni, perdita della biodiversità e danni ambientali" (pregiudicando quindi il raggiungimento dell'SDG 12, garantire modelli di consumo e di produzione sostenibili, e dell'SDG 15, proteggere gli ecosistemi del pianeta).


Problemi di implementazione


Il programma della Commissione per una PAC post 2020 contempla tutti i requisiti necessari per garantire un futuro più sostenibile per l'UE, e un maggiore allineamento rispetto agli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG). Molte delle politiche elencate nella comunicazione della Commissione europea del novembre 2017 sono diventate parte integrante di un programma lungimirante, tra cui, per esempio, un'agricoltura intelligente che guarda ai mutamenti climatici, un più riciclo delle sostanze nutritive su più ampia scala, la riduzione delle perdite e degli sprechi alimentari, il sostegno ai giovani agricoltori, i programmi di formazione professionale per lo sviluppo di nuove competenze (in particolare nel settore digitale), la creazione di nuove catene del valore nelle zone rurali, per esempio nel campo dell'energia pulita, e misure volte ad aumentare la disponibilità di prodotti alimentari più sani.

Sfortunatamente l'UE non ha mai brillato particolarmente per la sua capacità di tradurre i nobili ideali in azioni concrete. Come sottolineato dall'European Environmental Bureau (EEB) e dall'organizzazione BirdLife International, la riforma della PAC avviata nel 2013 (che copriva il periodo 2014-20) doveva anche mirare a rendere la politica più "verde" e a garantire che il denaro pubblico venisse indirizzato verso una gestione più sostenibile delle risorse naturali. L'implementazione si è invece arenata. E tutto questo, secondo l'EEB e BirdLife International, ha prodotto una PAC annacquata, che è "verde" sulla carta ma incapace nella realtà di produrre risultati positivi concreti. Vi è ora il rischio che anche la PAC post 2020 subisca la stessa sorte — soprattutto alla luce della maggiore flessibilità che la Commissione europea intende concedere ai singoli Stati membri nell'elaborazione dei loro piani.


La strada da percorrere


Per limitare questo rischio sarà quindi essenziale che la versione finale della nuova PAC contenga target ben definiti (e preveda gli strumenti per raggiungerli). Solo così potrà  evitare di essere ancora una volta una vaga enunciazione di buoni propositi. Per esempio, non sarà sufficiente auspicare una nutrizione più sana. Si dovrà prendere in considerazione l'erogazione di incentivi che determinino una maggiore disponibilità e un maggiore consumo di verdure, frutta, legumi e cereali integrali.

La riforma della PAC fornisce anche l'opportunità di migliorare la prevenzione contro le perdite e gli sprechi alimentari. È già stato fissato a marzo 2019 il termine ultimo per l'adozione da parte della Commissione europea di una metodologia comune per quantificare i livelli degli sprechi alimentari negli Stati membri. Occorrerà in seguito intensificare le misure mirate per ridurre gli sprechi alimentari — in linea con l'impegno dell'UE di dimezzare gli sprechi alimentari pro capite entro il 2030 (SDG 12). Occorrerà però allo stesso tempo evitare politiche potenzialmente confliggenti; gli incentivi forniti dalla PAC all'agricoltura biologica contribuiscono a una crescita più sostenibile (SDG 8, fornire lavoro dignitoso e crescita economica), ma gli effetti positivi sono depotenziati dal sostegno contemporaneamente offerto a sistemi di allevamento e produzione agricola decisamente meno sostenibili.


Questo articolo è stato originariamente pubblicato su  foodsustainability.eiu.com

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