Rapporto FAO: le aree rurali sono la chiave per sbloccare il potenziale dei sistemi alimentari sostenibili

Rapporto FAO: le aree rurali sono la chiave per sbloccare il potenziale dei sistemi alimentari sostenibili

Rapporto FAO: le aree rurali sono la chiave per sbloccare il potenziale dei sistemi alimentari sostenibili

Nell’ultimo rapporto sullo stato della produzione di cibo e dell’agricoltura prodotto dalla FAO emerge chiaramente il ruolo delle zone rurali nell’economia mondiale. Anche se cresce l’urbanizzazione, la maggioranza degli esseri umani vive ancora in campagna. Campagne e città devono essere meglio collegate sul piano infrastrutturale e con mezzi di produzione moderni.

C’è abbastanza cibo per tutti su questo pianeta, ma nonostante ciò 815 milioni di persone soffrono la fame. Porre fine alla malnutrizione e alla povertà nel mondo sono gli obiettivi del primo e del secondo tra i 17 Sustainable Development Goals (SDG) promossi dalle Nazioni Unite. Il raggiungimento di questi e degli altri obiettivi di sviluppo sostenibile è auspicato per il 2030: il successo, secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Agricoltura e l’Alimentazione (FAO), dipenderà in maniera cruciale dalla capacità di potenziare nei prossimi anni le aree rurali nei Paesi a basso reddito. Sono infatti queste le zone in cui vive la maggior parte della popolazione povera, destinata ad aumentare secondo le previsioni, ma anche perché questi territori rappresentano un’importante risorsa per lo sviluppo economico delle varie nazioni. E come ricordano ripetutamente dalla FAO “la vicinanza del nostro quadro strategico agli SDGs pone l'Organizzazione in una posizione di forza per fornire contributi immediati a sostegno dei Paesi nell'attuazione e nel monitoraggio degli obiettivi di sviluppo sostenibile”.

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Più campagna che città

Così, la 70esima edizione dell’annuale rapporto FAO, intitolato The State of Food and Agriculture (SOFA 2017), tenta di fornire strategie utili per sfruttare tale potenziale attraverso lo sviluppo agroindustriale, dimostrando che per ridurre fame e povertà intervenire sull’economica rurale è efficace tanto quanto farlo nei settori urbani. 

Andrea Cattaneo, Senior Economist ed editor della pubblicazione, ha coordinato, assieme a Rob Vos, Direttore della Divisione Economia Sviluppo Agricolo, il gruppo di ricerca multidisciplinare ed internazionale alla base di SOFA 2017. Secondo le analisi condotte, la distribuzione della popolazione tra città e campagna varia notevolmente tra i continenti. Nei paesi a basso reddito, a eccezion fatta dell’America Latina e i Caraibi, le percentuali di persone che vivono e gravitano attorno a piccole città e paesi è superiore a chi vive e gravita attorno alle grandi città: anzi, esaminando più nel dettaglio le aree dell’Asia Centrale, è facile notare come questa sia la zona del mondo con la percentuale più bassa di aree urbanizzate. Meno del 20 per cento della popolazione centroasiatica risiede in una grande città, contro oltre il 60 per cento che vive nelle aree rurali.

Unire metropoli e campi coltivati

La soluzione è presto detta: bisogna unire le metropoli alla campagna. Come? Stabilendo chiare priorità e obiettivi, e procedendo con interventi mirati: gli investimenti in strade, energia, irrigazione, e altre infrastrutture produttive sono sì fondamentali, ma è essenziale anche un corretto sviluppo di servizi, quali l'accesso al credito per le piccole imprese. “Oltre al miglioramento delle infrastrutture”, chiariscono gli autori, “i governi devono svolgere un ruolo chiave nella riduzione dei costi quando forniscono incentivi per gli investimenti e creano le condizioni per lo sviluppo inclusivo”. Sono necessarie quindi misure politiche per ridurre le barriere che limitano il credito e l'accesso al mercato per i piccoli agricoltori, specie in un periodo storico come il nostro in cui la domanda di cibo sta subendo profondi cambiamenti, ma la filiera su bassa scala rimane protagonista nella distribuzione di cibo in molteplici aree. A livello di azienda agricola, è necessario agevolare la meccanizzazione, rivitalizzare i sistemi di estensione agricola, e rafforzare i diritti di proprietà fondiaria. 

“Nel mondo, sono oltre 500 milioni i piccoli agricoltori che rischiano di essere lasciati indietro nei processi di trasformazioni strutturali messi in campo in larga scala. La chiave del successo dell’approccio agroterritoriale proposto è il mix bilanciato di sviluppo infrastrutturale e interventi nelle politiche dello spettro rurale-urbano” concludono Cattaneo e colleghi. Proprio questo mix permetterebbe ai contadini che operano su piccola scala di essere più produttivi ed efficienti, e contribuire così alle sfide che l’umanità dovrà affrontare nei prossimi decenni.


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