Raj Patel: il diritto al cibo nell’era dei cambiamenti climatici

Raj Patel: il diritto al cibo nell’era dei cambiamenti climatici

17 Ottobre 2018

Raj Patel: il diritto al cibo nell’era dei cambiamenti climatici

Già collaboratore di Fondazione BCFN alla stesura del volume Eating Planet, Raj Patel si muove ogni giorno, inseguendo modelli alimentari più sostenibili per l’uomo e per l’ambiente anche attraverso la parità di genere.  

Anche Raj Patel, professore all’Università del Texas di Austin, scrittore e attivista impegnato in una battaglia contro l’attuale sistema produttivo ed economico e a favore di un reale sviluppo sostenibile, è stato tra gli ospiti del Forum internazionale su Alimentazione e Nutrizione organizzato da Fondazione BCFN a New York il 28 settembre 2018. Nel corso del suo intervento dal titolo “Il diritto ad alimentarsi in un mondo caratterizzato da cambiamenti climatici”, Patel ha affrontato temi a lui cari e che si inseriscono alla perfezione nel programma della manifestazione newyorkese dove la sostenibilità alimentare è stato il filo conduttore di un’analisi attenta delle sfide che il mondo moderno deve affrontare, come ricorda l’agenda delle Nazioni Unite con i suoi 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.  

Il contrario della fame? Il potere

Oggi disponiamo di tutti i dati necessari a dimostrare la grave crisi alimentare che colpisce molte regioni del mondo e sappiamo anche che i cambiamenti climatici sono destinati a peggiorare la situazione” esordisce l’esperto dal palco del Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione di New York prima di porre al pubblico una domanda cruciale sul diritto al cibo: “Se conosciamo così bene il problema, perché non riusciamo a trovare soluzioni a lungo termine?” La risposta, secondo Patel, risiede almeno in parte nel fatto che il sistema produttivo alimentare attuale non produce solo cibo, ma crea o comunque plasma anche noi uomini. E in questo modello alimentare, gli uomini non sono tutti uguali, né tantomeno sono uguali alle donne che, seppur con enormi differenze tra i Paesi, non dispongono del potere necessario per poter davvero cambiare le cose. “Alla domanda se in caso di carenza di lavoro gli uomini avessero più diritto delle donne di lavorare, il 2% degli svedesi ha risposto in modo affermativo, ma la percentuale è salita fino al 99,6% in Egitto, un paese povero dove il lavoro dell’uomo viene retribuito meglio e quindi, in un cero senso, vale di più” 

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ribadisce l’esperto ricordando che, anche in contesti così estremi, il cambiamento è possibile e il diritto al cibo può diventare una realtà.

Lo dimostra il caso del Malawi, dove un gruppo di agricoltori ha iniziato a sperimentare un’agricoltura sostenibile, coltivando senza composti chimici, con tecniche che aumentavano la resilienza dei raccolti di fronte ai cambiamenti climatici. Per far questo però era necessario il lavoro delle donne, oppresse da una società dove la violenza domestica da parte degli uomini era all’ordine del giorno. “La soluzione? Cambiare radicalmente la società e puntare su un sistema paritario, dove anche gli uomini sono coinvolti nella gestione della casa e della famiglia e le donne riprendono quel potere e quel ruolo che spetta loro. Un’impresa faticosa, ma realizzabile” ribadisce Patel dimostrando come il diritto al cibo passi attraverso il ruolo delle donne in un’agricoltura sostenibile.

Il cambiamento è nelle persone

Il sistema produttivo attuale si sta sgretolando a causa anche e soprattutto della sua intrinseca natura, tanto lontana dallo sviluppo sostenibile. Se da un lato ci sono investitori privati illuminati, attenti ai cambiamenti climatici e all’inquinamento, resta il fatto che, insieme, i cinque maggiori produttori di carne e latticini al mondo immettono nell’atmosfera più gas serra di grandi compagnie petrolifere come la Exxon o la Shell. Ecco perché il cambiamento verso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile deve partire dal basso e arrivare a coinvolgere tutti, a tutti i livelli della società. 

Sono utili i divieti di pubblicità rivolte ai bambini per alcuni tipi di cibo o tasse più alte per i prodotti particolarmente pericolosi per la salute o l’ambiente, ma è necessario cambiare punto di vista e dare più potere a chi ora non ce l’ha, come per esempio le donne e i giovani” afferma Patel, che nel corso della propria carriera ha fatto anche parte di diverse organizzazioni internazionali quali la World Bank, la World Trade Organization e le Nazioni Unite. Come cambiare lo scenario? “Porre fine alla fame non è semplicemente una questione di far crescere più cibo, ma di coltivare la democrazia” spiega l’attivista, convinto che un consumo consapevole sia importante, ma da solo non basti a cambiare il sistema e a garantire il diritto al cibo. “È fondamentale che ciascun individuo si chieda cosa davvero ha a cuore e parta da lì per poter trovare gli spunti al cambiamento” afferma, ricordando un’altra chiave per raggiungere il risultato finale: la cosiddetta intersezionalità, intesa come l’attenzione simultanea a diversi aspetti da modificare nell’attuale sistema. “Molti movimenti sociali di trasformazione si stanno già muovendo in questa direzione, l’unica che davvero potrà portare a un cambiamento e a un sistema produttivo e sociale sostenibile” conclude Patel, citando movimenti come “La Via Campesina” che punta l’attenzione sul mondo rurale, ma anche su diritti delle donne, su cibo e lavoro.


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