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Quando la verdura arriva dal mare

Siamo abituati a pensare al contadino che coltiva la verdura nell’orto o nel campo, ma anche il mare può rappresentare un “terreno” fertile per la coltivazione di un alimento prezioso per la salute e per l’ambiente: le alghe.

Non solo pesce: il mare ci regala anche verdura. Si tratta delle alghe, vegetali che hanno le forme più diverse e che rappresentano un vero e proprio tesoro dal punto di vista nutrizionale, ricche come sono di composti benefici per la salute e necessari per l’organismo. Contengono infatti molti minerali e altri elementi in tracce, gruppi vitaminici e in alcuni casi anche molte proteine. L’alga Hijiki è per esempio un’ottima fonte di calcio con i suoi 1.400 milligrammi (molto più del latte) per 100 grammi di alga secca, mentre l’alga Nori secca ha un contenuto di proteine che varia tra il 30-50% ed è molto ricca di vitamine. Un unico accorgimento per chi vuole mettere le alghe nel piatto: le concentrazioni di nutrienti sono molto elevate, quindi è meglio non abusarne.

C’era una volta in Estremo Oriente
Da millenni le alghe fanno parte della cucina tradizionale di molti paesi asiatici, in particolare Cina, Giappone e Corea, ma con gli anni e con la migrazione di popolazioni da Oriente verso Occidente, le alghe sono arrivate sulle tavole di tutto il mondo. Qualcuno le considera ancora un cibo “strano”, altri le mangiano senza nemmeno farci troppo caso gustandosi un maki al ristorante giapponese, altri ancora – per esempio chi segue un’alimentazione macrobiotica – le ricercano per le loro proprietà salutari. Come riportano gli esperti della Food and Agriculture Organization (FAO) in un documento dedicato proprio all’industria delle alghe, Cina, Corea del Sud e Giappone restano i principali produttori mondiali di queste “verdure di mare”, ma ormai in tutto il pianeta ci si sta attrezzando per un nuovo tipo di agricoltura che guarda al mare. Nello stesso documento si parla di un valore totale stimato della produzione di alghe pari a 6 miliardi di dollari, 5 dei quali per l’alimentazione umana. E non c’è da stupirsi dal momento che le alghe sono un prodotto molto versatile in cucina e possono essere utilizzate, una volta raccolte e lavorate, anche per molte altri scopi, dalla produzione di biocarburanti, alla produzione di cibo per gli animali, fino alla produzione di molecole utili alla cosmetica e alla medicina.

Coltivare il mare: una soluzione sostenibile
Ma perché puntare tanto sulle alghe? Se ci si ferma a pensare, risulta chiaro che l’esperienza nella coltivazione e nella lavorazione di questi vegetali è molto scarsa se paragonata a quella che gli uomini hanno sviluppato nel corso di millenni sulla coltivazione delle piante sulla terra. Ma è altrettanto chiaro che l’agricoltura oggi deve cambiare se vuole essere davvero sostenibile per il pianeta.
I dati riportati nell’ultima edizione di Eating Planet non lasciano dubbi sull’impatto dell’attività agricola di oggi sull’ambiente: l’agricoltura è responsabile del 70% del consumo di acqua dolce e del 26% della produzione globale di gas serra, e per far spazio a campi coltivati è stato eliminato il 43% delle foreste temperate e tropicali. Inoltre la fame di terra è ancora molto accesa e le stime dicono che entro il 2050 i terreni coltivabili diminuiranno di una percentuale compresa tra l’8% e il 20%. Ecco allora che entrano in gioco le alghe. A differenza dell’agricoltura tradizionale, la coltivazione delle alghe non richiede la disponibilità di nuove terre e, qualità molto importante, le alghe “si prendono cura di loro stesse”. Ciò significa che per coltivarle non serve aggiungere acqua a quella nella quale crescono, non serve ulteriore energia oltre a quella della luce solare che persino a latitudini particolari come quelle delle coste svedesi o scozzesi è sufficiente per garantirne la crescita rigogliosa. E per chiudere il cerchio della sostenibilità è importante sottolineare che assorbendo nutrienti dall’acqua, le alghe creano un microambiente perfetto per piccoli pesci e crostacei e che la coltivazione di macroalghe potrebbe contribuire a ridurre il fenomeno della eutrofizzazione e ad aumentare la biodiversità nelle aree costiere.
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