Proteggiamo la natura per proteggere noi stessi

Proteggiamo la natura per proteggere noi stessi

08 Gennaio 2021

Proteggiamo la natura per proteggere noi stessi

Da uno studio emerge l’importanza di preservare la biodiversità e gli ecosistemi per far sì che la natura possa continuare contribuire in diversi modi al nostro benessere

Il declino della biodiversità e quello delle funzioni degli ecosistemi verificatesi negli ultimi 50 anni hanno ridotto la capacità della natura di contribuire alla qualità della vita delle persone. Una tendenza che permane in molte categorie, nonostante l’impatto negativo sia stato in parte controbilanciato dai cambiamenti nella tecnologia e nelle condizioni economiche e sociali. Sono queste in sintesi le conclusioni di un recente studio internazionale, nel quale gli autori hanno rivisto la letteratura scientifica per analizzare le tendenze globali del contributo della natura alla qualità di vita umana in un periodo di tempo caratterizzato da una rapida crescita economica e ampi effetti sulla natura in tutto il mondo.

Nello studio si è tenuto conto dei 18 tipi di contributi della natura definiti dall’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES) divisi in 3 categorie: di regolazione, per esempio l’impollinazione o la regolazione dell’acidificazione degli oceani; materiali, come la produzione di medicine, energia, materiali o alimenti e mangime; e non materiali, inclusa la possibilità di farsi ispirare dalla natura o di imparare da essa. 

Sono state così analizzate le tendenze regionali e globali dei contributi potenziali (come la natura potrebbe incidere sulle persone e sulla loro qualità di vita), dei contributi realizzati (quelli realmente percepiti dalle persone), delle condizioni ambientali (influenzati non solo dalla natura ma anche da fattori causati dall’uomo, come l’inquinamento) e gli impatti sulla qualità di vita dovuti ai cambiamenti della natura (ovvero i contributi realizzati tradotti in benefici, ma anche in danni, alle persone).


Una tendenza al ribasso

Dal 1970 le tendenze globali sono state per la maggior parte discendenti. Si è registrata una riduzione dei contributi di regolazione potenziali e realizzati, soprattutto dovuta al declino della biodiversità e dell’integrità degli habitat. Allo stesso tempo, si è notato un incremento in alcuni tipi di contributi materiali potenziali e realizzati, grazie soprattutto all’aumento dei rendimenti e dell’estensione dei territori dedicati alla produzione di bioenergia, materiali e di alimenti e mangimi. “Tuttavia, gli aumenti dell’intensità e dell’area della produzione sono responsabili del declino di altri contributi, che a volte includono i contributi materiali stessi, il che riflette un uso non sostenibile” scrivono gli autori nell’articolo pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences. Si è invece osservata una divergenza delle tendenze dei contributi non materiali tra i gruppi sociali.

Gli autori hanno osservato che le drastiche riduzioni delle condizioni ambientali, per esempio l’aumento delle emissioni dei gas serra, influenzano in modo negativo la qualità di vita delle persone, un effetto in alcuni casi compensato dall’adattamento sociale e dalle “sostituzioni” umane, che possono però essere imperfette e costose. Un esempio è rappresentato dai miglioramenti della salute pubblica e delle misure sanitarie, di norma non economiche, che hanno ridotto l’incidenza di malattie portate dall’acqua nonostante il contributo della natura della filtrazione dell’acqua sia diminuito. 

In ogni caso si sono notate differenze tra i paesi e le regioni del mondo, tra le classi economiche, le etnie e i gruppi sociali. 

 

Dallo studio all’azione

La comprensione e il monitoraggio dei contributi della natura può, per gli autori, fornire feedback fondamentali che potrebbero migliorare la nostra capacità di gestire i sistemi della Terra in modo efficace, equo e sostenibile. Tuttavia, l’informazione non basta. “L’informazione è un input utile che può aiutare a catalizzare i cambiamenti negli atteggiamenti e nel comportamento, insieme alla riforma delle istituzioni e delle politiche, che sono elementi necessari per riservare i declini nella biodiversità e negli ecosistemi essenziali per il flusso costante dei contributi alla qualità di vita” concludono.


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