Pesca sostenibile e stagionale, l’acqua al centro dello sviluppo mondiale

Pesca sostenibile e stagionale, l’acqua al centro dello sviluppo mondiale

10 Marzo 2021

Pesca sostenibile e stagionale, l’acqua al centro dello sviluppo mondiale

La sostenibilità ambientale, sociale ed economica è un punto cardine dello sviluppo sostenibile e non può prescindere da politiche a 360 gradi che includano anche la pesca e l’acquacoltura


Quando si parla di sostenibilità e di stagionalità a tavola si pensa in genere a frutta e verdura o a prodotti che arrivano da allevamenti, tra i quali però solo raramente vengono inclusi i pesci. Eppure i pesci, e più in generale i prodotti ittici, occupano un ruolo di primo piano nelle diete di diversi paesi – inclusi quelle che si affacciano al Mediterraneo come l’Italia – e le attività legate alla produzione di questi prodotti possono avere un impatto notevole anche sugli equilibri ambientali e socio-economici delle nazioni. 

Non è un caso uno dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite – il numero 14 – sia espressamente dedicato alla “Vita sott’acqua”, con il fine ultimo di “conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile”.  La Giornata Mondiale dell’Acqua, che si celebra il 22 marzo di ogni anno, è un’importante occasione per riportare l’attenzione di consumatori e addetti ai lavori sul tema fondamentale del valore e della gestione di questa risorsa e della vita che ospita.

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Il grande valore dei pesci

“Più di 3 miliardi di persone dipendono dalla biodiversità marina e costiera per il loro sostentamento” ricordano gli esperti delle Nazioni Unite, che poi aggiungono: “A livello globale, il valore di mercato stimato delle risorse e delle industrie marine e costiere è di 3 mila miliardi di dollari annui, ovvero circa il 5% del prodotto interno lordo (PIL) globale. Inoltre, le industrie ittiche marine danno impiego, direttamente o indirettamente, a più di 200 milioni di persone”. 

Questi dati potrebbero già essere sufficienti a far comprendere l’importanza economica delle attività di pesca e acquacoltura, ma ancora non permettono di ottenere una fotografia completa dell’impatto globale delle attività legate alla pesca. 

Dal punto di vista ambientale, infatti, non bisogna dimenticare che gli oceani assorbono circa un terzo dell’anidride carbonica prodotta dall’uomo aiutando a limitare i danni legati al cambiamento climatico e rappresentano la principale riserva di proteine per oltre 3 miliardi di persone nel mondo

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Nonostante ciò, l’attività dell’uomo influenza oggi in modo negativo almeno il 40% degli oceani: inquinamento, esaurimento delle riserve ittiche e la perdita di habitat naturali lungo le coste solo alcuni degli effetti indesiderati dell’attuale modo di gestire le acque. 


Verso una pesca sostenibile e stagionale 

Sostenibilità e stagionalità sono le due parole chiave per tutte le attività di pesca e acquacoltura del futuro. Un futuro che in realtà è già almeno in parte presente come dimostra l’impegno di diverse associazioni nazionali e internazionali sul tema. 

La gestione della pesca in Europa è per esempio regolata dalla Politica Comune della Pesca (PCP) un insieme di norme che mirano a “garantire che la pesca e l'acquacoltura siano sostenibili dal punto di vista ecologicoeconomico sociale e che rappresentino una fonte di alimenti sani per i cittadini dell’UE. L'obiettivo è promuovere un’industria ittica dinamica e garantire alle comunità di pescatori un tenore di vita adeguato”.

Per arrivare a questo obiettivo, ben 6.400 miliardi di euro sono stati assegnati nel periodo 2014-2020 attraverso il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca. Quasi totalmente (89%) gestiti dagli stati membri, i fondi sono utilizzati per ridurre l'impatto della pesca sull'ambiente marino, creare più strumenti di mercato per professionisti e consumatori, sostenere gestione congiunta di aree protette, fornire sostegno specifico a favore dei pescatori su piccola scala. 


Progetti e idee per tutti i gusti

Non fare niente non è un’opzione” dice Karmenu Vella, Commissario Europeo per l’ambiente, gli affari marittimi e la pesca nella Commissione Juncker parlando del problema della cosiddetta sovrapesca (overfishing, ovvero volumi eccessivi di pescato) nel Mediterraneo che sta mettendo a rischio la biodiversità di questo mare. 

La buona notizia è che oggi sono attivi progetti a tutti i livelli, indirizzati cioè a tutti gli attori coinvolti nel creare una pesca sostenibile: dagli investitori ai pescatori, senza trascurare i singoli cittadini. 

Al problema della sovrapesca è dedicato per esempio il progetto MINOUW (Minimizing unwanted catches in European fisheries) che nasce della collaborazione di diversi istituti e organismi scientifici marittimi provenienti da tutta Europa per “incoraggiare l'adozione di tecnologie e pratiche di pesca che riducono le catture indesiderate e contribuiscano alla possibile eliminazione dei rigetti nella pesca europea” che, come ricordano gli esperti del WWF, può interessare fino al 70% del pescato: si tratta in gran parte di pesci di poco o nessun valore commerciale oppure di pesci troppo piccoli per essere pescati. 

Il progetto Fish Forward, lanciato sempre da WWF e co-finanziato dall’Unione Europea, punta invece alla promozione di un consumo responsabile di pesci e frutti di mare, fornendo anche consigli pratici su “quali pesci prendere”. 

È dedicata ai cittadini anche la campagna “Taste the Ocean” recentemente lanciata dalla Commissione Europea sui social network e nella quale sono coinvolti i maggiori chef europei. Attraverso testimonianze e ricette, gli chef promuovono il consumo di pesci e molluschi prodotti in modo sostenibile, sottolineando l’importanza del consumo locale e stagionale. “Lavorando a fianco di alcuni dei maggiori chef europei vogliamo educare i consumatori sull’importanza delle scelte individuali di prodotti ittici per la salute del mare” ha spiegato Virginijus Sinkevičius, attuale Commissario Europeo per l’ambiente, gli affari marittimi e la pesca. 

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