Obiettivi chiari e metodi flessibili

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Obiettivi chiari e metodi flessibili

Obiettivi chiari e metodi flessibili

Nel 2014, quando ho inviato la mia idea a BCFN, non immaginavo minimamente che oggi mi sarei trovata a Timor Est a svolgere un dottorato di ricerca proprio sul mio progetto. Quel che è certo è che la vita segue il proprio corso e molte volte ci sorprende con strade totalmente inaspettate. Ecco cosa è successo da quando ho preso un volo dalla città in cui vivevo in quel momento, Sydney, per arrivare a Dili, che rappresentava, per me, un nuovo inizio.

Dieci mesi dopo aver vinto il concorso Young Earth Solutions di BCFN mi sono trasferita a Timor Est, una piccola nazione del Sud-est asiatico di origine recente, che ha conquistato l’indipendenza nel 2002 dopo anni di disordini sociali. Questo Paese, ancora memore dei conflitti che l’hanno visto protagonista, è al terzo posto nel mondo per tasso di malnutrizione cronica: un bambino su due può dover affrontare conseguenze irreversibili a livello di sviluppo fisico-cognitivo, spesso associabili a un arresto precoce della crescita.

L’obiettivo del mio progetto era di dare alle madri gli strumenti necessari per affrontare in maniera sostenibile la malnutrizione infantile, insegnandogli tecniche di agricoltura integrata e incoraggiando l’allevamento di pollame: queste attività, abbinate a programmi di educazione nutrizionale, si fondono alla perfezione nel contesto di un paese in cui l’agricoltura rappresenta la principale fonte di sostentamento per il 71% della popolazione rurale. Il punto principale riguarda l’aumento della disponibilità e l’accesso agevolato a cibi ad alta densità nutritiva per tutte le famiglie, insieme alla diffusione di pratiche alimentari adeguate e a una conoscenza appropriata dei relativi strumenti.

Una delle possibili strategie per trasformare questo progetto in realtà era di collegarlo alla ricerca; tale scelta mi avrebbe permesso di provvedere alle mie spese grazie all’utilizzo di una borsa di studio e di utilizzare così i fondi ottenuti dal premio del concorso per affrontare i costi di ricerca operativa. Ed è proprio quello che è avvenuto: dopo poco più di un mese dal mio arrivo a Dili, la polverosa capitale con il maggiore tasso di sviluppo di Timor Est, mi è stato assegnato un dottorato e sono stata ammessa al relativo programma nella città di Darwin, a nord dell’Australia.

A quel punto era necessario tradurre l’idea del progetto in uno studio di ricerca sensato e accantonare la mia figura di professionista dello sviluppo per iniziare a raccogliere le idee proprio come fanno i ricercatori. Sebbene ci sia voluto un po’ di tempo per rendermene conto, ho capito che puntare alla realizzazione del progetto e proseguire la ricerca allo stesso tempo era alquanto ambizioso; per questo sono dovuta giungere alla conclusione che il progetto di dottorato fosse già di per sé un impegno sufficiente.

Gli ultimi due mesi sono serviti a perfezionare il programma di ricerca, per stabilire quanto la figura della donna influenzi l’efficacia dei programmi dedicati a nutrizione, bestiame e allevamento volti a garantire una dieta di qualità ai bambini. A Timor Est, ex colonia portoghese e indonesiana, purtroppo non esiste nessun progetto al momento che incoraggi la produzione di pollame o le attività che coinvolgono le donne; perché queste iniziative prendano forma, sarebbe necessario trovare una soluzione creativa per mantenere il progetto di ricerca il più simile possibile all’idea originale.

La collaborazione è la chiave. Il mio approccio attuale è volto a cercare una cooperazione con programmi che prevedano l’educazione nutrizionale per famiglie in condizioni di disagio (concetto che si avvicina al secondo punto dell’idea iniziale del progetto) e collaborare con il Ministero dell’agricoltura e della pesca per fornire sostegno nel settore avicolo attraverso un processo di vaccinazione attualmente in vigore. Tra le famiglie di Timor Est, l’87% alleva pollame, ma sperimenta un tasso di mortalità del bestiame elevato a causa della malattia di Newcastle; grazie a questo vaccino si prevede una crescita del numero di polli e, di conseguenza, di uova.

Infine, la ricerca si concentra sul potenziamento della figura della donna nell’agricoltura, per questo una collaborazione con UNWomen, (e il suo progetto di uguaglianza di genere nel settore primario), sarebbe più che auspicabile. Stabilire queste partnership rappresenta il mio prossimo obiettivo e mi permetterà di realizzare i risultati che mi ero prefissata; tutto ciò è possibile grazie all’attuale collaborazione biunivoca tra una ONG internazionale, un ministero di governo, un’organizzazione multilaterale e una giovane ricercatrice.

Questa storia mi ha insegnato quanto segue: la chiave è avere ben chiara una direzione, stando sempre allerta e lasciando che la vita faccia il proprio corso e ti mostri le diverse vie da percorrere. In poche parole, obiettivi chiari e metodi flessibili. Questo concetto mi ricorda una frase che mio padre mi ripeteva spesso quando ero piccola: “La vida dóna moltes voltes, i més de les que t’esperes!” (le strade che la vita ci offre di percorrere sono molte più di quelle che credi!) e aveva ragione.


Gianna Bonis Profumo

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