Sistemi alimentari sostenibili: perché non occorrono nuovi ricette

Sistemi alimentari sostenibili: perché non occorrono nuovi ricette

24 Maggio 2018

Sistemi alimentari sostenibili: perché non occorrono nuovi ricette

ROMA, 14 maggio 2018 (IPS) - Molti ritengono che il comparto agroalimentare sia diverso da tutti gli altri settori economici, che sia unico e che necessiti di modelli economici speciali per prosperare. In fin dei conti, ci aspettiamo che il sistema agroalimentare risponda a molte esigenze disparate. Deve fornire cibo sano e nutriente in abbondanza. Deve creare occupazione nelle zone rurali e al contempo proteggere le foreste e la fauna selvatica, rivalorizzare i paesaggi e prevenire i cambiamenti climatici tramite una produzione alimentare a minori emissioni. Disporre di sistemi alimentari ben funzionanti è ritenuto essenziale anche ai fini della stabilità sociale e della prevenzione dei conflitti. Oggi molti politici arrivano addirittura a sostenere che la prosperità dei sistemi alimentari sia necessaria per arginare la migrazione dalle campagne alle città e il flusso transfrontaliero di persone disperate in fuga da Paesi in situazione di insicurezza alimentare.

Un’impresa ardua, sufficiente a fare di cibo e agricoltura un settore economico a parte. Se a ciò poi si aggiunge che secondo alcuni il comparto agricolo dovrebbe fornire non solo cibo, ma anche energia sotto forma di biomassa e biocarburanti, tali obiettivi sembreranno praticamente irrealizzabili.

Ma prendiamoci un attimo per analizzare la situazione. Da quale settore economico non ci si aspetta abbondanza, sicurezza, creazione di impiego e tutela dell’ambiente? Prendiamo le auto, non ci aspettiamo forse che ne vengano prodotte a sufficienza per soddisfare la domanda, che siano sicure e permettano di creare occupazione e che non inquinino né durante la produzione né durante l’utilizzo? Quandosi fabbricano auto o altri manufatti, non ci aspettiamo che l’economia cresca portando pace e sicurezza?

Il settore agroalimentare necessita esattamente di ciò di cui necessitano gli altri settori economici. Oltre agli interventi finalizzati alla sicurezza alimentare e all’introduzione di norme ambientali, i governi devono investire nelle infrastrutture necessarie per garantire la prosperità di qualsiasi comparto economico. Ciò comporta la creazione di infrastrutture fisiche, come strade e superstrade, ma anche e soprattutto di infrastrutture giuridiche. Con questo intendo uno stato di diritto, nella forma di un sistema giurisdizionale funzionante al quale gli investitori possano fare ricorso rapidamente e con facilità, nonché politiche commerciali e di investimento aperte. Queste infrastrutture giuridiche sono ciò che consente agli attori non statali, come il settore privato, di mettersi in gioco.

Ma quando si parla di cibo, qualsiasi dibattito assume toni emotivi. Secondo l'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), 815 milioni di persone nel mondo soffrono di malnutrizione cronica. Una cifra inaccettabile e allarmante, che dovrebbe essere motivo di azione immediata. Tuttavia, non possiamo permetterci diagnosi errate.


L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è una reazione emotiva a quella che è una realtà sconvolgente. Rafforzare l’intervento statale per scegliere i vincitori e i perdenti del settore alimentare o creare una “politica industriale” per l’agricoltura sarebbe un errore. Impedirebbe il corretto funzionamento dei segnali di mercato. In effetti, la soluzione all’attuale insicurezza alimentare sta nello scommettere sulla crescita economica e nel perseguirla in maniera ancora più aggressiva.


Certo, durante questa transizione sarà necessaria una qualche forma di protezione sociale. Non si muore per mancanza di auto, ma si muore per mancanza di cibo. Tuttavia, questa protezione sociale deve essere gestita con attenzione. Le reti di sicurezza devono essere indirizzate a coloro che ne hanno bisogno, non devono creare autocompiacimento e rallentare il ritmo delle riforme economiche e, soprattutto, gli aiuti alimentari non devono trasformarsi in un settore a sé stante, con interessi personali che ne renderebbero impossibile lo smantellamento.

Lavoro da decenni su questioni riguardanti il commercio internazionale e ho visto alcune delle nazioni più sviluppate al mondo rifiutare di ridurre i propri sussidi agricoli e incrementare i dazi che sono causa della sofferenza quotidiana del settore agricolo dei Paesi in via di sviluppo. Un approccio “beggar thy neighbour” (impoverisci il tuo vicino). Nello stesso contesto, ho visto molti Paesi in via di sviluppo rifiutare di aprire i propri mercati alle importazioni di alimenti, rendendo il cibo più caro per le fasce più povere della propria popolazione. Questi sono esempi di fallimento delle politiche industriali applicate al cibo.

Ho anche lavorato ampiamente nell’ambito degli aiuti alimentari. Ho dunque avuto modo di osservare come questi aiuti abbiano permesso di prestare soccorso a chi ne aveva un bisogno disperato, ma anche creato dipendenza e ritardato le riforme economiche fortemente necessarie. Ora mi occupo delle questioni che riguardano i Poli. In Antartide seguo gli scienziati alle prese con il loro primo raccolto di verdure coltivate senza terra, luce solare né pesticidi, nell’ambito di un progetto finalizzato alla coltivazione di alimenti freschi laddove lo avremmo ritenuto impossibile.

Il mio messaggio è questo: applichiamo semplici modelli economici al cibo e all’agricoltura senza inventare ogni giorno nuove ricette di politiche industriali. Teniamo d’occhio le opportunità offerte dalla tecnologia. La attività di ricerca e sviluppo potrebbero indirizzare questo settore verso un futuro totalmente diverso.

Di Doaa Abdel-Motaal

Doaa Abdel-Motaal è ex Direttore Escutivo del Rockefeller Foundation Economic Council on Planetary Health (Consiglio economico sulla salute del pianeta della Fondazione Rockfeller), ex Capo del personale del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo ed ex Vice-Capo del personale presso l’Organizzazione mondiale del commercio. Doaa Abdel-Motaal è inoltre autrice di “Antarctica, the Battle for the Seventh Continent.”

Articolo pubblicato originariamente su www.ipsnews.net

Scopri di più su cibo e sostenibilità

Questo sito utilizza cookie di profilazione, anche di terze parti, al fine di inviarti pubblicità e offrirti servizi in linea con le preferenze da te manifestate nel corso della navigazione in rete. Proseguendo la navigazione sul sito mediante l’accesso a qualunque sua area o la selezione di un elemento dello stesso (ad esempio, di un’immagine o di un link) acconsentirai all’uso dei cookie.
Al seguente link troverai la nostra informativa estesa sui cookie con la descrizione delle categorie presenti e i link con le informative delle terze parti quali titolari autonomi del trattamento nonché avrai la possibilità di decidere quali cookie autorizzare ovvero se negare il consenso a tutti o solo ad alcuni cookie.   Continua