Ma quanto mi costi?

cibo e sostenibilità

Ma quanto mi costi?

Ma quanto mi costi?

Gli studi dimostrano che mangiare sano non costa per forza di più. L’importante è saper scegliere gli alimenti giusti e per questo è necessario essere correttamente informati.

Quanto incidono sul portafoglio le diverse scelte alimentari? Le diete sane per le persone e sostenibili per l’ambiente sono anche economicamente accessibili?
Secondo molti studiosi il prezzo (reale o percepito) è uno dei principali elementi che influenza gli acquisti alimentari: se si vuole promuovere un’alimentazione sana e sostenibile per la popolazione, non si può prescindere dal considerarne anche il costo.
BCFN ha analizzato diversi studi portati avanti sull’argomento, in particolare in Europa e negli Stati Uniti. Al di là di alcuni dati contrastanti, si è visto che è possibile mangiare sano indipendentemente dal livello di reddito: le diete più salutari e sostenibili non presentano necessariamente costi maggiori. È necessario però modificare le proprie abitudini alimentari, scegliendo con accortezza gli alimenti più nutrienti, economici e amici dell’ambiente: un’azione per cui l’educazione è il fattore chiave.

L’esperimento italiano
BCFN ha fatto un piccolo esperimento basato sulle informazioni della banca dati dell’Osservatorio dei Prezzi italiano relative al mese di aprile 2015. Sono stati analizzati alcuni menu giornalieri e settimanali, tutti equilibrati dal punto di vista nutrizionale.
Nel primo (menu vegano) le proteine sono solamente di origine vegetale; nel secondo (menu vegetariano) è esclusa la carne ma non latticini e uova, mentre il terzo (menu con carne) è onnivoro, con proteine prevalentemente di origine animale.
Il menu vegano e quello vegetariano presentano un costo pressoché equivalente tra loro sia a Milano sia a Napoli, le due città campione. Il menu a base di carne, invece, è più caro di oltre 0,85 euro al giorno.
Per capire quanto queste cifre possano incidere sul bilancio familiare, si è provato a combinare il menu con carne e quello vegetariano, ipotizzando tre tipologie di diete settimanali: menu con carne tutti i giorni; menu vegetariano tutti i giorni e una combinazione dei due menu, che prevede cinque giorni di menu vegetariano e due giorni con carne.
I risultati mostrano che limitando il consumo di carne a due volte ogni sette giorni si arriva a risparmiare quasi 4,50 euro alla settimana, più di 230 euro all’anno. Una cifra non trascurabile, specie in un momento storico di crisi economica.

Obesità e povertà vanno a braccetto
In Italia, patria della buona cucina e della dieta mediterranea, mangiare bene potrebbe essere alla portata di tutti. In altri Paesi, però, la questione è più complessa. Alcuni studi, per esempio, dimostrano una relazione inversa tra livello socioeconomico e tasso di obesità, evidenziando una presenza maggiore di individui in sovrappeso tra le persone con un reddito basso e un minore livello di istruzione. Nel dibattito sui fattori che determinano l’obesità, i prezzi degli alimenti finiscono spesso sul banco degli imputati con l’accusa di essere troppo elevati per i cibi sani (frutta, verdura, cereali integrali e prodotti scremati), e soprattutto troppo bassi per quelli meno sani. Districarsi attraverso dati scientifici non è semplice, perché le ricerche portano spesso a conclusioni tra loro contrastanti.
Come riporta la pubblicazione BCFN “Doppia Piramide alimentare – Le raccomandazioni per una alimentazione sostenibile” (edizione 2015) la relazione tra obesità e status socioeconomico è confermata, negli Stati Uniti, da alcune ricerche: in quel Paese, i clienti dei discount sono principalmente persone con un livello socioeconomico più basso e con un tasso di obesità più elevato (27%) rispetto a chi fa i propri acquisti nei supermercati di fascia alta (9%), il che dimostra anche una migliore qualità delle scelte in termini di apporto nutrizionale.

Anche negli USA si può fare
A conferma dell’ipotesi che il cibo sano costi leggermente di più, c’è anche uno studio condotto dal Dipartimento di Salute Pubblica dell’Università di Harvard. Gli autori hanno comparato il costo di una scelta sana rispetto a una meno salutare. Dai risultati emerge che le scelte più salutari sono anche le più care. Le differenze maggiori sono state riscontrate per la carne: le opzioni più sane costano in media 0,29 dollari in più a porzione e 0,47 dollari ogni 200 calorie. Una dieta sana, di tipo mediterraneo, a base di verdura, frutta, cereali e pesce, può costare sino a 1,54 dollari in più al giorno rispetto a una basata su alimenti trasformati, carne e cereali raffinati. Una cifra apparentemente piccola che però si traduce in una maggiorazione di circa 550 dollari l’anno; può quindi risultare determinante, soprattutto per le famiglie a basso reddito.
Altre ricerche dimostrano invece come sia possibile mantenere un regime alimentare in linea con le raccomandazioni nutrizionali, senza incorrere in un aumento dei costi destinati all’alimentazione. Ma tutti questi studi attribuiscono un ruolo fondamentale all’educazione alimentare, in particolare se si fa riferimento a un basso livello socioeconomico.
In sostanza, bisogna educare le persone a scegliere bene sugli scaffali del supermercato. Un regime alimentare che si basa sui principi della dieta mediterranea non è più costoso, anzi: in alcuni casi un miglioramento della qualità nutrizionale della dieta può persino tradursi in un risparmio economico.
Una ulteriore ricerca ha dimostrato per esempio come l’introduzione nella dieta di tre pasti a settimana a base di verdure, cereali integrali e olio extravergine di oliva permetta di dimezzare il budget, oltre a migliorare lo stato generale di salute. Con questo cambiamento, la spesa per la carne è calata del 54% e il costo settimanale della spesa alimentare è sceso del 45%, passando da 67 a 37 dollari a settimana: un risparmio mensile di circa 124 dollari.

Il Regno Unito costa di più
Secondo un recente studio dell’Università di Cambridge, nel Regno Unito, le diete più sane comporterebbero, in Gran Bretagna, costi maggiori. Sono state analizzate le variazioni di prezzo tra cibi sani e meno sani nel decennio 2002-2012, prendendo in esame 94 prodotti alimentari, classificati in base alla salubrità. Fra gli alimenti più sani rientrano latte, yogurt, frutta e verdura, pesce e carne magra; mentre gli altri includono pancetta, hamburger di manzo, bevande zuccherate, ciambelle e gelati. Dai risultati emerge non solo che i prodotti più sani costano di più ma che il loro prezzo tende anche a crescere più di quello degli alimenti meno salutari. Basti pensare che nel 2012 gli alimenti meno salutari costavano in media 2,5 sterline per 1000 chilocalorie, mentre quelli più sani ne costavano 7,49, circa il triplo.
Dal 2002 al 2012 il prezzo medio degli alimenti sani è cresciuto di 0,17 sterline all’anno per 1000 calorie, contro le 0,07 sterline di quelli meno sani.
Altri studi invece suggeriscono che una dieta sana non è necessariamente più cara. Ad esempio, il report del WWF UK relativo al progetto di educazione alimentare LiveWell analizza il costo di una dieta sostenibile (caratterizzata da un basso impatto ambientale) rispetto alla spesa media alimentare delineata dal Dipartimento per l’ambiente, il cibo e l’agricoltura inglese (DEFRA).
I risultati dimostrano che il costo della dieta LiveWell è inferiore alla spesa media per generi alimentari delle famiglie nel Regno Unito: ciò significa che anche in Inghilterra è possibile fare scelte alimentari più sane, a basso impatto ambientale, spendendo meno.


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