Linee guida nutrizionali: strumento di educazione alla sostenibilità

Linee guida nutrizionali: strumento di educazione alla sostenibilità

13 Dicembre 2019

Linee guida nutrizionali: strumento di educazione alla sostenibilità

In un mondo davvero attento al benessere delle persone e dell’ambiente le linee guida nutrizionali includono anche raccomandazioni sugli aspetti sociali, economici e ambientali del cibo

Le linee guida nutrizionali hanno lo scopo di creare una base per la nutrizione e l’alimentazione delle persone, per politiche agricole e sanitarie e per programmi di educazione nutrizionale che promuovano stili di vita sani e corretti”. Lo sostengono gli esperti della FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per il cibo e l’agricoltura, in un sito dedicato proprio a questi documenti, sviluppati dalle singole nazioni sulla base delle più recenti prove scientifiche, ma anche delle tradizioni e delle risorse dei vari Paese. E se tradizionalmente le line guida nutrizionali propongono raccomandazioni sul consumo di un alimento o di gruppi di alimenti per promuovere la salute e la prevenzione delle malattie croniche, sempre più Paesi si stanno orientando verso una versione più olistica di questi documenti. “Una prospettiva nella quale si valutano combinazioni di cibi e alimenti, modalità di consumo, informazioni sulla sicurezza alimentare e aspetti legati allo stile di vita e alla sostenibilità” spiegano dalla FAO. 

Comprendere il ruolo delle diete sostenibili è stato anche uno degli obiettivi al centro della decima edizione del Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione organizzato a Milano a dicembre 2019 da Fondazione Barilla. Nello specifico, il tema è stato discusso nell’ambito di un workshop tematico dedicato al progetto Su-Eatable Life, promosso con fondi della Commissione europea e destinato proprio alla diffusione di conoscenza su una alimentazione buona per la salute ma anche per il Pianeta.


Piatti virtuosi

Secondo quanto riportato nel 2016 nel report FAO “Plates, pyramids, planet”, l’attuale produzione alimentare sta distruggendo l’ambiente dal quale essa stessa dipende oggi e dipenderà in futuro. Il 20-30% dei gas serra prodotti dall’uomo arriva dagli attuali sistemi di produzione alimentare, che sono anche tra le principali cause di deforestazione, cambiamento nella destinazione d’uso del suolo e perdita di biodiversità. Se non bastasse, sono anche responsabili dell’uso del 70% di tutta l’acqua utilizzata dall’uomo e ne rappresentano una grande fonte di inquinamento. 

Visto così lo scenario non è certo rassicurante, ma è importante sottolineare che gli studi sull’argomento non mancano e sono in continua crescita così come l’interesse della comunità scientifica al problema della sostenibilità alimentare. Il tema della dieta sostenibile era già salito agli onori delle cronache negli anni ’80 del secolo scorso, ma per una definizione condivisa e più moderna è stato necessario attendere il 2010, anno del simposio FAO “Biodiversità e diete sostenibili insieme contro la fame” che ha generato il documento “Sustainable Diet and Biodiversity”. Da allora sono stati messi a punto diversi esempi di diete e piatti virtuosi, che tengono conto non solo della salute dell’uomo, ma anche di quella del pianeta. Un esempio su tutti è la cosiddetta “dieta planetaria”, frutto del lavoro degli esperti della EAT-Lancet Commission on Food, Planet, Health e già descritta in un articolo sul magazine BCFN. I limiti (boundary) di consumo identificati in questa dieta identificano le soglie oltre le quali si mettono a rischio la salute delle persone e/o del pianeta. 


Dalla teoria alla pratica 

Come dimostra anche il modello della Doppia Piramide Alimentare e Ambientale sviluppato da Fondazione Barilla, le regole per un’alimentazione sana coincidono con quelle di una dieta sostenibile per l’ambiente. Variare gli alimenti, puntare sulla stagionalità, consumare pochi di cibi lavorati o ricchi in sale e zuccheri e preferire l’acqua (meglio se del rubinetto) rispetto ad altre bevande sono alcune delle raccomandazioni che dovrebbero essere incluse in linee guida nutrizionali amiche della salute di uomo e pianeta. 

A oggi, però, solo pochi Paesi hanno incluso l’attenzione alla sostenibilità nelle proprie linee guida nutrizionali: erano quattro (Brasile, Svezia, Qatar e Germania) al momento della pubblicazione dell’ultimo report FAO. 

Gli autori del report riconoscono comunque che in molte nazioni, seppur non menzionata in modo diretto, l’attenzione alla sostenibilità si riscontra nelle raccomandazioni ufficiali. La raccomandazione verso diete basate soprattutto su cibi vegetali caratterizza tutte le linee guida nutrizionali sostenibili, con Paesi come la Svezia nei quali si forniscono anche indicazioni più precise su quali alimenti vegetali preferire. L’elevato impatto ambientale della carne ha un ruolo di primo piano in tutte queste linee guida con l’eccezione di quelle del Qatar. In Brasile, infine, si pone grande attenzione agli aspetti economici e sociali della sostenibilità: non è un caso che nel documento brasiliano sia inclusa la raccomandazione di evitare cibi troppo lavorati che, oltre a essere dannosi per la salute, vanno contro le culture alimentari tradizionali. 

Approfondisci gli argomenti correlati:

Scopri di più su Cibo e sostenibilità

Questo sito utilizza cookie di profilazione, anche di terze parti, al fine di inviarti pubblicità e offrirti servizi in linea con le preferenze da te manifestate nel corso della navigazione in rete. Proseguendo la navigazione sul sito mediante l’accesso a qualunque sua area o la selezione di un elemento dello stesso (ad esempio, di un’immagine o di un link) acconsentirai all’uso dei cookie.
Al seguente link troverai la nostra informativa estesa sui cookie con la descrizione delle categorie presenti e i link con le informative delle terze parti quali titolari autonomi del trattamento nonché avrai la possibilità di decidere quali cookie autorizzare ovvero se negare il consenso a tutti o solo ad alcuni cookie.   Continua