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Le città si trasformano per un futuro più sostenibile

Prestare attenzione ai mezzi di trasporto e alle fonti energetiche utilizzate non basta più: nelle città servono anche politiche legate al cibo per rendere questi contesti sostenibili per l’ambiente.

Oggi oltre la metà della popolazione mondiale vive nelle città. Non c’è quindi da stupirsi se le Nazioni Unite hanno inserito tra i 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile anche uno che riguarda proprio le realtà urbane, l’undicesimo, e che punta a rendere le città più sicure e sostenibili sotto diversi aspetti, non da ultimo quello alimentare. Il lavoro da fare è molto ed è ormai chiaro che non basta tenere conto della ricchezza prodotta localmente per capire quanto bene si vive in una città. Come già sottolineato più volte da BCFN, servono altri indicatori che tengano conto delle diverse sfumature che rendono una città davvero sostenibile e amica della salute dei suoi abitanti e dell’ambiente.

Un ottimo punto di partenza
“Partire dalle città per contrastare i cambiamenti climatici e cercare un futuro più sostenibile per tutti è una strategia vincente” spiega Marta Antonelli, ricercatrice BCFN che si occupa in particolare dell’Osservatorio diete sostenibili, il cui obiettivo principale è esplorare e analizzare la promozione delle diete sostenibili, attraverso la raccolta e l’analisi delle varie iniziative che sono state svolte per promuovere un cambiamento nel comportamento alimentare. All’interno dell’Osservatorio è presente anche un filone di ricerca specifico dedicato alle città, che prende il nome di “Feeding the city”. Ma perché partire dalle città? Come sottolinea la ricercatrice, le ragioni sono diverse, ma si parte sicuramente dal fatto che oggi il livello di urbanizzazione è estremamente elevato e che quindi occuparsi della città significa pensare a metà della popolazione mondiale e al suo impatto sul pianeta. “Non bisogna poi dimenticare che numerosi studi hanno dimostrato come gli interventi attuati a livello cittadino siano più efficaci rispetto ad altri di respiro nazionale: sono più mirati e hanno obiettivi più raggiungibili e vicini alla popolazione” continua.

Aumenta la consapevolezza a livello internazionale
Fino a qualche tempo fa, quando ci si occupava di impatto ambientale delle città si pensava soprattutto all’inquinamento legato a trasporti e fonti energetiche. Da qualche anno però si è arrivati alla consapevolezza dell’importanza del cibo nel contesto di uno sviluppo sostenibile delle comunità urbane. “Oggi si parla infatti di tre elementi fondamentali sui quali agire per rendere le città sostenibili anche per il pianeta: trasporti, energia e cibo” dice Antonelli. Questo è vero in particolare per quanto riguarda il cambiamento climatico e la riduzione delle emissioni di CO2 che rappresenta un obiettivo primario anche del C40, un network che include le grandi città e metropoli di tutto il mondo alleate per combattere il riscaldamento globale attraverso iniziative cittadine e un importante scambio di conoscenze. La creazione di queste reti tra realtà molto differenti per cultura, reddito e popolazione permette di imparare dalle esperienze degli altri e di trovare nuove soluzioni attraverso le quali dare il via a nuove “strategie alimentari urbane” attraverso le quali le città possono cambiare il proprio approccio al cibo.

Cambiano le realtà, cambiano i progetti
Sono numerosissime le iniziative messe in atto dalle città che vogliono trasformarsi e migliorare per il bene dei propri abitanti e del pianeta intero. In molte realtà, seguendo l’esempio canadese di Toronto e Vancouver, sono stati istituiti gruppi di lavoro che si occupano in dettaglio delle politiche alimentari (Food policy council e Food board). In altre si è puntato più sul rafforzamento dell’economia locale o sulla riduzione dell’impatto ambientale, per esempio con iniziative che mirano a ridurre lo spreco e a ridistribuire le eccedenze alimentari. Infine, ma non certo meno importanti, non mancano le iniziative che si concentrano sulla salute con campagne mirate ad aumentare la consapevolezza dei cittadini sui benefici di una dieta sana e sui rischi legati a uno stile di vita non corretto. “Ogni città adatta i progetti di sostenibilità sulla base delle proprie priorità, ma alla fine le esperienze e i traguardi raggiunti vengono condivisi all’interno di una rete mondiale capace di fare la differenza” conclude la ricercatrice.
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