Land sharing vs land sparing nel dibattito su sicurezza alimentare e biodiversità

Land sharing vs land sparing nel dibattito su sicurezza alimentare e biodiversità

Land sharing vs land sparing nel dibattito su sicurezza alimentare e biodiversità

Le strategie di gestione del territorio occupano un posto di primo piano nel viaggio verso un sistema di produzione e un’agricoltura sostenibile che garantisca il mantenimento della biodiversità.

Resa agricola o biodiversità? Un dilemma che ritorna spesso quando si parla di sicurezza alimentare e sostenibilità ambientale. Aumentare la resa delle coltivazioni agricole per riuscire a nutrire una popolazione in continua crescita sembra infatti un obiettivo inconciliabile con le politiche più conservative che puntano alla difesa della biodiversità di piante e animali, messa in pericolo dall’agricoltura intensiva. Nasce da questi presupposti anche il dibattito su come utilizzare al meglio il territorio e che contrappone due diversi modi di gestire la terra: land sharing e land sparing. Si tratta in entrambi i casi di approcci pensati per garantire mantenimento della varietà di specie e la produttività agricola.

Una falsa dicotomia

Nel land sharing l’agricoltore “condivide” la terra con la natura e l’ecosistema originale allo scopo di mantenere la biodiversità nel contesto di una agricoltura meno intensiva, ma che trae vantaggio proprio dalle specie animali e vegetali naturalmente presenti nell’ambiente. Così, per esempio, una piantagione di cacao può inserirsi perfettamente in un’area che conserva anche molti alberi della foresta originale che forniscono frutta e ombra. Di contro, nel land sparing agricoltura e biodiversità hanno un dialogo diverso e, in un certo senso, più ridotto: si tratta, semplificando molto, di puntare alla massima resa in aree ben determinate di territorio e di dedicare le restanti aree alla conservazione della biodiversità, senza introdurre alcuna pratica agricola. Secondo Ben Phalan, esperto dell’Università di Cambridge e coautore di uno studio sull’applicazione di standard di sostenibilità ambientale in agricoltura, pubblicato di recente su Conservation Letters, il land sparing è più promettente rispetto al land sparing se si vogliono minimizzare gli impatti della produzione alimentare attuale pur mantenendo i livelli previsti per garantire la sicurezza alimentare


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Il dibattito nel mondo scientifico è ancora aperto, ma nel mondo reale la dicotomia tra sharing e sparing del territorio è solo apparente ed esistono numerose esperienze “intermedie” tra i due estremi. Ciò che serve è un nuovo punto di vista e un’analisi più approfondita del problema che prenda in considerazione tutti gli attori coinvolti nel dialogo tra resa agricola, sicurezza alimentare e biodiversità.  

Contano anche storia e società

Quando si studia a tavolino il problema della conservazione della biodiversità spesso si corre il rischio di guardare al futuro senza pensare al passato, ovvero a come nel tempo un determinato terreno è stato utilizzato. Questo aspetto influenza notevolmente il pattern attuale di biodiversità e la sua gestione ottimale: la scelta di una agricoltura intensiva avrà infatti un impatto diverso su territori di frontiera, dove la biodiversità è distribuita in modo omogeneo sul territorio, e su aree storicamente destinate all’agricoltura, nelle quali le biodiversità originali sono concentrate in zone specifiche non coltivate e da proteggere. È inoltre importante pensare in termini sociali al problema. La perdita di connessione tra uomo e ambiente è spesso vista come una delle cause principali di perdita della biodiversità e, di conseguenza, ristabilire tale connessione incorporando nella gestione del territorio anche la componente sociale potrebbe rappresentare una strategia vincente. 


Dialogo e soluzioni su misura

La ricerca nel campo della sostenibilità può fornire nuovi spunti e soluzioni a chi cerca un compromesso tra resa massima delle coltivazioni e mantenimento della biodiversità nell’ottica di una agricoltura sostenibile a 360 gradi.  Serve però un dialogo fitto e trasversale tra i diversi esperti che si occupano del problema dal punto di vista biofisico e tecnologico e quelli che ne affrontano gli aspetti sociali e politici. E servono anche soluzioni su misura che tengano conto del tipo di biodiversità che si vuole mantenere, partendo dal presupposto che non esiste un modello “migliore” in assoluto.

Uno studio pubblicato su Biological Conservation sottolinea, per esempio, che il land sparing potrebbe essere indicato per preservare le specie più sensibili ai cambiamenti legati all’agricoltura, mentre il land sharing favorisce la diffusione delle specie più comuni.

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E, infine, non è detto che sia necessario a tutti i costi mantenere l’ecosistema e la biodiversità originali. Approcci mirati di agricoltura sostenibile e di gestione del territorio possono creare nuovi ecosistemi e nuovi equilibri di biodiversità che arricchiscono il territorio anche in termini di resilienza, cioè di capacità di resistere ai cambiamenti climatici

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