La plastica entra nell’economia circolare: la strategia EU

La plastica entra nell’economia circolare: la strategia EU

La plastica entra nell’economia circolare: la strategia EU

È difficile immaginare oggi un mondo senza plastica, ma il crescente utilizzo di questo materiale comporta costi enormi per la sostenibilità ambientale e la salute di uomo e ambiente, tanto che da tutto il mondo si cerca di correre ai ripari. 

Il 16 gennaio 2018 è stata ufficialmente adottata la “Strategia europea per la plastica in una economia circolare”, un piano che – come si legge nel sito della Commissione Europea – è destinato a trasformare il modo in cui gli oggetti di plastica vengono disegnati, utilizzati, prodotti e riciclati all’interno dell’Unione. “Se non modifichiamo il modo in cui produciamo e utilizziamo le materie plastiche, nel 2050 nei nostri oceani ci sarà più plastica che pesce” dichiara Frans Timmermans, primo presidente responsabile per lo sviluppo sostenibile, mettendo in luce uno dei problemi principali legati al moderno utilizzo delle materie plastiche: la mancanza di un riciclo efficiente.   

Un mare di rifiuti…

Guardando i dati disponibili, il quadro si fa ancora più chiaro (e preoccupante). Nel 1950 la produzione di plastica ammontava a 1,5 milioni di tonnellate/anno, nel 2015 le tonnellate prodotte annualmente sono salite a 322. E fino a 13 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani ogni anno. Un problema non indifferente nell’ottica più generale della sostenibilità ambientale e del raggiungimento degli specifici obiettivi di sviluppo sostenibile previsti per il 2030 dalle Nazioni Unite, ma anche un problema enorme per la salute dell’uomo e degli atri animali. Produrre plastica richiede infatti energia, acqua e materie prime di origine fossile; la plastica gettata in mare o sulla terra si frantuma in pezzi molto piccoli (microplastica) che entrano nella catena alimentare e arrivano spesso fino all’uomo. Non bisogna inoltre dimenticare che dei 25 milioni di tonnellate di plastica prodotti ogni anno in Europa, solo il 30% viene riciclato e, a livello globale, la plastica rappresenta l’85% di tutti i rifiuti che ricoprono letteralmente le spiagge.


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…che diventano opportunità

Il mondo della produzione e della distribuzione di alimenti è corresponsabile per l’eccessivo utilizzo di plastica. Per questo l’Unione Europea ha deciso che entro il 2030 tutti gli imballaggi di plastica presenti sul mercato europeo dovranno essere riciclabili. Verrà ridotto l’utilizzo di sacchetti di plastica monouso con l’obiettivo di arrivare a 90 sacchetti l’anno a testa entro il 2019 e a 40 nel 2026. Ci saranno leggi ad hoc sulla dispersione dei rifiuti in mare e sanzioni pesanti per chi non le rispetta. Questi sono solo alcuni dei traguardi fissati nel documento Commissione europea sull’inserimento della plastica in un quadro di economia circolare - cioè un sistema economico caratterizzato da un’idea di fondo legata al concetto di rigenerazione e riutilizzo dei materiali - grazie ai quali l’Europa può davvero muoversi verso una produzione sostenibile e a basso impatto ambientale, nel pieno rispetto degli accordi di Parigi sul clima e degli obiettivi di sviluppo sostenibile

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È un’occasione per tutti: questa strategia contribuisce a ridurre l’inquinamento di mari e terre, spinge l’innovazione, la competitività e un’occupazione di alta qualità” spiega Jyri Katainen vicepresidente responsabile per l’occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, che poi aggiunge: “Inoltre i consumatori hanno l’opportunità di compiere scelte consapevoli per il bene dell’ambiente e della propria salute”. 

Reinventare la plastica

Nel documento europeo sulla plastica, i cui dettagli operativi verranno definiti nel corso del 2018, gli esperti precisano che questo materiale non è negativo di per sé. Grazie a materie plastiche innovative utilizzate su auto o aerei è stato possibile, per esempio, ridurre le emissioni di anidride carbonica e il consumo di carburante; plastiche usate come isolanti permettono di risparmiare energia, mentre gli imballaggi aiutano a garantire sicurezza alimentare e a ridurre lo spreco di cibo. Ma a conti fatti l’attuale sistema di produzione e consumo non riesce a sfruttare le opportunità che la plastica può offrire senza danneggiare pesantemente l’ambiente e la salute umana, a scapito anche della sostenibilità. 

Una delle soluzioni potrebbe essere proprio l’inserimento della plastica in un contesto di economia circolare, alla quale si punta con la recente strategia europea, che si colloca di fatto nel più ampio progetto del “2015 Circular Economy Action Plan”, con i suoi più recenti aggiornamenti. In questo scenario innovativo c’è ampio spazio anche per la ricerca, tanto che l’Europa ha destinato un fondo speciale di 100 milioni di euro proprio allo studio e alla creazione di nuove plastiche “green”. 


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