La dieta sana e sostenibile non è uguale per tutti

La dieta sana e sostenibile non è uguale per tutti

13 Dicembre 2018

La dieta sana e sostenibile non è uguale per tutti

Qual è la dieta migliore? Nel Paesi a medio e alto reddito, una dieta con pochi alimenti di origine animale, ma nei Paesi a basso reddito, una dieta che privilegia cibi ad alto contenuto nutritivo, anche a costo di aumentare l’impatto ambientale. Questo il risultato di un grande studio britannico su oltre 150 regimi alimentari.

Siamo quello che mangiamo. E le diete non bilanciate, a basso contenuto di frutta, verdura, noci e cereali integrali, e ad alto contenuto di carne rossa e trasformata, sono tra i maggiori fattori di rischio per le malattie croniche, in primis diabete, malattie cardiovascolari e tumore. Non è solo la nostra salute a essere minacciata, ma è importante riflettere anche sulla sostenibilità ambientale. La produzione agricola, specie quella per la coltivazione di mangimi, ha conseguenze sull’impatto ambientale perché occupa circa il 40 per cento della superficie terrestre, utilizza circa il 70 per cento delle risorse idriche ed è responsabile di circa un quarto di tutte le emissioni di gas serra, senza contare l’inquinamento dei corsi d’acqua a opera di fertilizzanti e diserbanti.

Uno sguardo internazionale

Negli ultimi anni, diversi studi hanno suggerito che le diete con basso contenuto di alimenti di origine animale siano diete sane, oltre ad avere un minor impatto ambientale. La maggior parte delle analisi sulle diete sostenibili, però, è stata condotta in Paesi ad altro reddito e il focus dominante degli studi non è stato tanto la salute, quanto la quantità di gas serra generati dalla produzione alimentare. 

Uno studio apparso su The Lancet Planetary Health e condotto da un gruppo di ricerca dell’Università di Oxford, ha invece eseguito un’analisi nutrizionale completa delle diete tipiche di oltre 150 Paesi, con l’obiettivo di valutare le differenze in salute attribuibili ai diversi regimi alimentari

Tutte le diete sostenibili sono state classificate in base a tre differenti approcci alla sostenibilità: quelle motivate dalla sostenibilità ambientale; quelle incentrate sulla sicurezza alimentare e sul cibo per tutti e, infine, quelle costruite su principi di sanità pubblica, tra le quali le diete vegetariane e vegane. 

Gli autori hanno poi confrontato nove fattori di rischio legati all'alimentazione e al peso (come i livelli di nutrienti, la mortalità per cause legate alla dieta) con l’impatto ambientale (emissioni di gas serra, ma anche per uso di terreni, acqua e pesticidi). Il primo gruppo di diete, basate sulla sostenibilità ambientale, ha sostituito i cibi di origine animale con cibi di origine vegetale in percentuali che vanno dal 25 al 100 per cento. Il secondo gruppo di diete, basato sulla sicurezza alimentare ha ridotto i livelli di malnutrizione, sovrappeso e obesità in percentuali variabili tra il 25 e il 100 per cento. Il terzo gruppo, quello delle misure di salute pubblica, consiste in quattro schemi dietetici bilanciati dal punto di vista dell’apporto calorico: la dieta flessibile, quella pescetariana, la vegetariana e la vegana. I risultati hanno tenuto conto dell’apporto di nutrienti sulla base delle raccomandazioni internazionali e della mortalità correlata al peso tra coloro che seguono le diverse diete. 


Vegetale è meglio

I risultati sono quelli attesi, ma rafforzano con basi ancora più scientifiche le raccomandazioni di chi si occupa di sostenibilità alimentare e ambientale. I ricercatori hanno infatti dimostrato che le diete prevalentemente a base di vegetali riducono l’impatto ambientale della produzione alimentare nei Paesi a medio e alto reddito, migliorando al contempo i livelli di nutrienti e riducendo la mortalità prematura. Nei Paesi a basso reddito, l'adozione di una dieta equilibrata aumenterebbe paradossalmente la domanda di risorse ambientali, ma questo è inevitabile se si vuole che tutti abbiano cibo a sufficienza, prodotto localmente. In tutte le regioni, l’associazione più forte tra benefici per la salute e benefici ambientali si ha con diete a bassa emissione di gas serra. I benefici per la salute sono più piccoli (ma esistono) per le diete associate a un minor uso di acqua dolce, e moderate per le diete che riducono l’uso di pesticidi e l’utilizzo del terreno. 


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La mortalità prematura diminuisce, con i diversi regimi alimentari, in percentuali variabili dal 4 al 12 per cento a seconda dello scenario: più della metà di questa diminuzione è da attribuirsi all'aumento del consumo di verdure, un terzo all'aumento del consumo di frutta, un quinto all'aumento del consumo di legumi e un decimo alla riduzione del consumo di carne rossa.

Dieta sana e sostenibile, ma non universale

Sebbene una strategia mondiale potrebbe portare a diete più sane, le diversità tra Paesi però sono più marcate quando si tratta di valutare l’impatto ambientale” spiegano gli esperti. “In particolare, nei Paesi a basso reddito i vantaggi ambientali della dieta sana non sono così marcati, rendendo di fatto necessaria una valutazione caso per caso. In sostanza, è importante far passare il messaggio che la dieta sana e sostenibile non è universale, e deve essere adattata al contesto locale, per tenere conto anche degli investimenti tecnologici che un cambio di dieta comporta nella popolazione”.


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