L'obiettivo "Fame Zero" delle Nazioni Unite resta una sfida scoraggiante

L'obiettivo "Fame Zero" delle Nazioni Unite resta una sfida scoraggiante

L'obiettivo "Fame Zero" delle Nazioni Unite resta una sfida scoraggiante

ROMA, 11 aprile 2018 (IPS). Sebbene siano impegnate ad affrontare alcune delle peggiori crisi umanitarie del mondo in Asia, Medio Oriente e Africa, le Nazioni Unite confermano la volontà di realizzare un progetto altrettanto scoraggiante: raggiungere l'obiettivo "Fame Zero" entro il 2030.



Ma gli ultimi dati resi noti in uno studio congiunto realizzato da Unione Europea (UE), Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) e Programma alimentare mondiale (WFP) evidenziano la gravità della situazione anche solo per quanto riguarda lo scorso anno, quando a dover far fronte a una grave insicurezza alimentare sono stati circa 124 milioni di persone in 51 paesi (11 milioni in più rispetto al 2016, anche se le persone a rischio di morire di fame restano 815 milioni in tutto il mondo).

Secondo il "Global Report on Food Crises", l'aumento del 2017 si deve in gran parte allo scoppio o all'inasprimento di conflitti e instabilità in Myanmar, Nigeria nord-orientale, Repubblica Democratica del Congo, Sudan del Sud e Yemen.

Condizioni di siccità prolungata, inoltre, hanno provocato raccolti scarsi in paesi già provati da elevati livelli di insicurezza alimentare e malnutrizione, sia in Africa orientale sia in Africa australe.

Lo scorso gennaio il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha avvertito che, anche se a registrare i tassi di crescita più elevati è l'Africa, la fame sta aumentando in tutto il mondo.

Secondo il segretario generale, a minacciare la produttività agricola e zootecnica in Africa sono soprattutto le guerre e il cambiamento climatico. "Shock climatici, crollo dei prezzi di colture e bestiame, degrado ambientale e conflitti sono tutti fenomeni connessi", ha aggiunto.

Eppure, le Nazioni Unite sembrano determinate a raggiungere l'obiettivo "Fame Zero" entro il 2030. Ma è un obiettivo realizzabile?

Quando IPS le ha chiesto quali sono gli ostacoli a quell'obiettivo, la dott. Marta Antonelli, Responsabile del Programma di Ricerca presso il Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN), ha risposto che una delle sfide più urgenti che il mondo deve affrontare è quella di ridurre il numero di persone che soffrono di denutrizione cronica in Africa.

La dott. Antonelli ha fatto notare come l'insicurezza alimentare (specialmente nell'Africa subsahariana) sia collegata a una serie di fattori interconnessi quali povertà estrema, mancata diversificazione dei mezzi di sussistenza, governi deboli e istituzioni inefficienti e, soprattutto, condizioni climatiche avverse e conflitti sociali.

"Il cambiamento climatico e la gravità di eventi meteorologici estremi possono avere conseguenze devastanti sul rendimento delle colture, sul bestiame e sugli stock ittici, e quindi ripercuotersi negativamente sul reddito di agricoltori e allevatori (in particolare, dei coltivatori di sussistenza) che diventano pertanto più esposti all'insicurezza alimentare".

Secondo la dott. Antonelli, per combattere la fame in Africa è necessario armonizzare la governance a livello di sicurezza alimentare, sostenibilità e nutrizione; fornire risposte istituzionali per ridurre povertà estrema e disuguaglianze; sovvenzionare sistemi di coltivazione più efficienti; e innovare la tecnologia, in particolare nel campo dell'informazione e della comunicazione.

Inoltre, è necessario aiutare i coltivatori diretti a diversificare i propri mezzi di sussistenza, riducendone così la vulnerabilità; ripristinare la produttività del terreno e aumentare la gestione integrata delle risorse idriche e terrestri per migliorare i raccolti; individuare le strategie per sviluppare resilienza agli shock tramite adattamento al cambiamento climatico e meccanismi di risposta istituzionali; e infine monitorare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) riferendo sul loro andamento tramite la generazione e la condivisione di dati attendibili.

Fondazione BCFN, un centro di ricerca indipendente e senza fini di lucro che promuove la sostenibilità alimentare, affronta le principali questioni alimentari odierne con un approccio multidisciplinare, ovvero dal punto di vista ambientale, economico e sociale. L'obiettivo è quello di assicurare il benessere e la salute delle persone e del pianeta.

Interrogata sul potenziale contributo di BCFN alla soluzione della crisi alimentare, la dott. Antonelli ha affermato che il Barilla Center for Food & Nutrition Foundation ha individuato tre paradossi: la coesistenza di fame e obesità, lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali e il fenomeno dello spreco alimentare.

Secondo BCFN, gli squilibri che affliggono il sistema alimentare globale sono tre: spreco alimentare (quasi un terzo della produzione alimentare mondiale), fame a fronte di livelli epidemici di obesità (ne soffrono 2,1 miliardi di individui) e sistemi agricoli insostenibili (un terzo della produzione mondiale di cereali destinato all'alimentazione animale, derrate alimentari utilizzate per biocombustibili di prima generazione anziché per sfamare la popolazione ecc.).

La dott. Antonelli ha affermato: "È dal 2009 che utilizziamo un approccio multidisciplinare per studiare ed esaminare il rapporto tra cibo e fattori scientifici, economici, sociali e ambientali. Attraverso la ricerca, la divulgazione e il coinvolgimento dell'opinione pubblica, abbiamo contribuito al passaggio a sistemi alimentari più sostenibili con il modello della doppia piramide alimentare e ambientale, il Protocollo di Milano e la pubblicazione di Eating Planet".

Nel 2016, inoltre, il BCFN ha lanciato il Food Sustainability Index, l'indice sviluppato dall'Economist Intelligence Unit in collaborazione con il Barilla Center for Food & Nutrition. Il FSI analizza, classifica e mappa 34 paesi in tutto il mondo in base a una serie di indicatori (dallo spreco alimentare pro capite alla biodiversità agricola e alle emissioni di CO2 derivanti dall'agricoltura) per determinare la sostenibilità dei rispettivi sistemi alimentari.

BCFN, inoltre, finanzia la ricerca attraverso BCFN YES!, un contest rivolto a dottorati e giovani ricercatori di tutto il mondo che premia e sostiene progetti innovativi su cibo e sostenibilità. Crediamo anche che coinvolgere i media e i giornalisti sia altrettanto cruciale per far luce contemporaneamente sulla sostenibilità alimentare a livello locale e globale, informare i consumatori sui processi di produzione e distribuzione e renderne più consapevoli le scelte".

Ecco perché nel 2016 il BCFN ha lanciato il Food Sustainability Media Award, che invita giornalisti, blogger, freelance e privati cittadini a presentare il proprio lavoro (pubblicato o inedito) sui temi della sicurezza alimentare, della sostenibilità, dell'agricoltura e della nutrizione. (www.goodfoodmediaaward.org).

BCFN ha poi sviluppato una serie di progetti educativi per bambini e il MOOC (Massive Open Online Course) su "Sustainable Food Systems: a Mediterranean Perspective" (Sistemi alimentari sostenibili: una prospettiva mediterranea) realizzato in collaborazione con Sustainable Development Solutions Network (SDSN), SDG Academy e Università di Siena a fini specificamente educativi.

Il corso prevede una serie di lezioni preregistrate, letture, test e forum di discussione. Oltre ad affrontare le sfide climatiche e ambientali a partire dall'esperienza mediterranea, il corso dimostra l'importanza strategica dei sistemi agricoli sostenibili per un'azione concreta e per l'attuazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

In merito all'importanza della sostenibilità alimentare (di cui fanno parte l'eliminazione dello spreco e la riduzione dell'obesità) quale fattore essenziale per raggiungere l'obiettivo del 2030, la dott. Antonelli ha spiegato che l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile e i suoi 17 SDG fissano un pacchetto di obiettivi globale che tutti i paesi del mondo si impegnano a raggiungere entro il 2030.

Gli SDG vanno dall'eliminazione della povertà e della fame alla necessità di agire per attenuare il cambiamento climatico, dalla promozione dell'istruzione e della parità di genere alla conservazione delle risorse naturali come l'acqua in quantità e qualità sufficienti per le esigenze umane.

L'accessibilità, l'utilizzo, la disponibilità, la qualità e la sostenibilità degli alimenti sono al centro di tutti gli SDG e rappresentano un requisito indispensabile per attuare l'Agenda 2030 in tutti i paesi del mondo.

L'agricoltura produce un terzo delle emissioni globali di gas serra, sfrutta il 38 percento della superficie terrestre mondiale (un'area in continua espansione) ed è responsabile del 70 percento del consumo idrico e dell'80 percento della desertificazione.

La dott. Antonelli fa notare che il numero di individui che soffrono la fame è nuovamente in aumento e nel 2016 ha superato gli 815 milioni. Al contempo, mentre circa un terzo del cibo prodotto per il consumo umano viene sprecato o scartato, due miliardi di persone (tanto nel nord quanto nel sud del mondo) soffrono di disordini alimentari o sono sovrappeso.

"Non possiamo cambiare il mondo senza prima correggere il sistema alimentare".

Per quanto riguarda i paesi che stanno facendo più progressi nel Food Sustainability Index, la dott. Antonelli ha affermato che, se definiamo la sostenibilità alimentare tenendo conto delle prestazioni di un paese in materia di agricoltura sostenibile, sfide nutrizionali e spreco alimentare, i paesi in vetta alla classifica sono Francia, Giappone, Germania, Spagna, Svezia, Portogallo, Italia, Corea del Sud e Ungheria.

La presenza o l'assenza di politiche efficaci e correttamente attuate è fondamentale per stabilire il punteggio dei paesi analizzati. In generale, esiste una moderata correlazione tra sviluppo umano elevato e maggiore sostenibilità dei sistemi alimentari.

L'indagine condotta nel 2017 sui paesi mediterranei ha indicato che i paesi del mediterraneo meridionale e orientale sono quelli che faticano maggiormente a realizzare sistemi alimentari sostenibili, specialmente per quanto riguarda lo spreco alimentare, mentre vanno relativamente meglio negli indicatori delle sfide nutrizionali.

Articolo pubblicato originariamente su www.ipsnews.net


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