L’innovazione digitale per lo sviluppo sostenibile

L’innovazione digitale per lo sviluppo sostenibile

04 Settembre 2020

L’innovazione digitale per lo sviluppo sostenibile

L’agricoltura del futuro punta alla digitalizzazione delle informazioni e a un sempre maggior impiego della tecnologia, come si legge in un report di Fondazione Barilla e come ribadito nelle 10 azioni “dal campo alla tavola”.

Non solo droni, ma anche big data e l’internet delle cose e una maggiore attenzione alla digitalizzazione delle informazioni: le soluzioni digitali rappresentano uno strumento fondamentale per raggiungere una vera sostenibilità nella produzione alimentare. Lo afferma il report “Digitising AgriFood: Pathways and Challenges” prodotto dal Centre for European Policy Studies (CEPS) e da Fondazione Barilla e presentato nel corso del Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione organizzato a Milano nel dicembre 2019 da Fondazione Barilla.  

Come si legge nel report, le risorse già limitate del nostro pianeta si stanno esaurendo a un ritmo allarmante ed è quindi urgente invertire la tendenza. Utilizziamo infatti troppa terra e acqua dolce per l’agricoltura, troppi pesticidi, sprechiamo circa un terzo della produzione di cibo e ci affidiamo troppo alla monocoltura. Le diseguaglianze sociali sono forti e i paradossi dei moderni sistemi alimentari si fanno sempre più evidenti al punto che oltre 820 milioni di persone si trovano attualmente in uno stato di denutrizione, ma ancora più persone sono a rischio di morte prematura a causa di una dieta malsana. In questo scenario, implementare soluzioni digitali potrebbe rappresentare parte della soluzione per il raggiungimento di una maggiore sostenibilità.


Dal campo alla tavola attraverso il digitale

La quarta delle 10 azioni proposte dagli esperti del Comitato Scientifico della Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN) per reinventare da diversi punti di vista l’attuale approccio al cibo interessa proprio la digitalizzazione delle informazioni. Più in dettaglio, secondo quanto riportato nel documento “The time to fix the global food system is now. 10 azioni dal campo alla tavola”, si tratta di “incentivare l'utilizzo di soluzioni tecnologiche, digitali e geospaziali, garantendo l'accesso a tutti gli attori della filiera alimentare. Investire in strumenti di raccolta e condivisione di dati più accessibili; creare reti di conoscenza per lo scambio di informazioni al fine di favorire scelte e soluzioni innovative più sostenibili da parte di agricoltori e produttori; garantire protezione e regolamentazione dei dati”. 

Queste raccomandazioni all’azione arrivano in un periodo difficile, segnato dalla pandemia di COVID-19, che ha messo in luce numerose fragilità degli attuali sistemi alimentari e ha reso ancor più chiara la necessità di passare immediatamente all’azione per creare sistemi resilienti e sostenibili e accelerare il passo verso i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Nella piena consapevolezza che la salute dell’uomo, degli animali e del pianeta sono indissolubilmente legate. 


Innovazione a 360 gradi

Le tecnologie digitali rappresentano uno strumento importante per superare le sfide in campo alimentare, permettendo per esempio di aumentare i raccolti, ridurre gli sprechi e cambiare di fatto i modelli di consumo verso diete più sane per le persone e sostenibili per il pianeta. 

La premessa del report presentato nel corso del Forum Internazionale 2019 è che quando si parla di tecnologia non si intendono solo computer e macchinari, ma l’intero complesso sistema che spazia dall’uso dei big data all’internet delle cose, ovvero la connessione globale di sistemi informativi, macchinari e persone. 

L'intelligenza artificiale, per esempio, attraverso i consigli nutrizionali personalizzati e varie forme di convincimento, potrebbe aiutare i consumatori a riconsiderare le implicazioni delle proprie scelte sulla società e sull'ambiente, mentre la possibilità di utilizzare droni come mezzi di trasporto consoliderebbe il potere d’acquisto dei piccoli agricoltori. Inoltre, proprio grazie a internet e alla maggiore digitalizzazione del settore, gli agricoltori potrebbero trarre beneficio da nuove forme di cooperazione, potrebbero controllare sempre più rapidamente la relazione tra domanda e offerta di prodotti agricoli, anche al fine di ridurre gli sprechi.


Non tutto oro ciò che luccica

Le tecnologie non sono scevre da sfide: la maggior parte di esse richiede infatti competenze specifiche, copertura di rete e risorse finanziarie, elementi che mancano in molte parti del mondo. Inoltre consumano energia e contribuiscono all’aumento dei rifiuti elettronici. I piccoli agricoltori, che forse più di tutti potrebbero vedere dei vantaggi da una trasformazione digitale, in assenza di politiche pubbliche specifiche potrebbero paradossalmente venire esclusi dalla catena di approvvigionamento ed entrare in un circolo di dipendenza economica: pur possedendo la terra che coltivano, dovrebbero noleggiare le apparecchiature digitali da altre grandi aziende agroalimentari. 

Attraverso l’analisi delle best practice, il report di Fondazione Barilla si concentra quindi sulle strategie per rivoluzionare l’agricoltura, ridurre gli sprechi alimentari (minimizzando le perdite) e informare i consumatori, tenendo conto di opportunità e sfide

È stato quindi proposto un decalogo di raccomandazioni utili, rivolte in questo caso ai policy maker. Garantire a tutti un'adeguata connettività, distribuire le risorse tecnologiche tra tutti i player del settore, aumentare le competenze e la consapevolezza degli agricoltori e dei consumatori e promuovere l'imprenditorialità, sviluppare le capacità e facilitare il trasferimento di tecnologie sono solo alcuni dei punti di questo decalogo che traccia la via verso la digitalizzazione.

Ma per avviare un percorso vero di trasformazione e garantire la correttezza dei processi a tutti i livelli è anche necessario che l’Europa riformi la politica agricola comune, creando organizzazioni locali e fornendo finanziamenti e supporto non finanziario per lo sviluppo di soluzioni che rispondano ai bisogni locali. A livello globale, l'Unione Europea dovrebbe aiutare i Paesi in via di sviluppo a superare i problemi legati alla connettività e allo stesso tempo offrire soluzioni tecnologiche integrate, riducendo la disuguaglianza e il divario di genere.

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