L’innovazione digitale per lo sviluppo sostenibile

L’innovazione digitale per lo sviluppo sostenibile

03 Gennaio 2020

L’innovazione digitale per lo sviluppo sostenibile

Un rapporto redatto da Fondazione Barilla fa il punto su pro e contro delle nuove tecnologie in agricoltura. Non solo droni, ma anche big data e l’internet delle cose

Per raggiungere una maggiore sostenibilità nella produzione alimentare bisogna puntare sulle soluzioni digitali. Lo afferma il report “Digitising AgriFood: Pathways and Challenges” prodotto da Fondazione Barilla e presentato nel corso del Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione organizzato a Milano dalla stessa Fondazione. 

Le risorse già limitate del nostro pianeta stanno esaurendosi a un ritmo allarmante ed è quindi urgente invertire la tendenza. Utilizziamo infatti troppa terra e acqua dolce per l’agricoltura, troppi pesticidi, sprechiamo circa un terzo della produzione di cibo e ci affidiamo troppo alla monocoltura. Le iniquità sociali sono forti, al punto che oltre 820 milioni di persone si trovano attualmente in uno stato di denutrizione, ma ancora più persone sono a rischio di morte prematura a causa di una dieta malsana. In questo scenario, implementare soluzioni digitali potrebbe rappresentare parte della soluzione per il raggiungimento di una maggiore sostenibilità.


Innovazione digitale, necessaria ma non sufficiente

Le tecnologie digitali rappresentano uno strumento importante per superare le sfide in campo alimentare, permettendo per esempio di aumentare i raccolti, ridurre gli sprechi e cambiare di fatto i modelli di consumo verso diete più sane per le persone e sostenibili per il pianeta

La premessa del report redatto da Fondazione Barilla è che quando si parla di tecnologia non si intendono solo computer e macchinari, ma l’intero complesso sistema che spazia dall’uso dei big data all’internet delle cose, ovvero la connessione globale di sistemi informativi, macchinari e persone. 

L'intelligenza artificiale, per esempio, attraverso i consigli nutrizionali personalizzati e varie forme di convincimento, potrebbe aiutare i consumatori a riconsiderare le implicazioni delle proprie scelte sulla società e sull'ambiente, mentre la possibilità di utilizzare droni come mezzi di trasporto consoliderebbe il potere d’acquisto dei piccoli agricoltori. Questo senza contare le infinite forme di cooperazione tra gli agricoltori stessi che, grazie a internet, potrebbero controllare sempre più rapidamente la relazione tra domanda e offerta di prodotti agricoli, al fine di ridurre gli sprechi.


Non tutto oro ciò che luccica

Le tecnologie non sono scevre da sfide: la maggior parte di esse richiede infatti competenze specifiche, copertura di rete e risorse finanziarie, elementi che mancano in molte parti del mondo. Inoltre consumano energia e contribuiscono all’aumento dei rifiuti elettronici. I piccoli agricoltori, che forse più di tutti potrebbero vedere dei vantaggi da una trasformazione digitale, in assenza di politiche pubbliche specifiche potrebbero paradossalmente venire esclusi dalla catena di approvvigionamento ed entrare in un circolo di dipendenza economica: pur possedendo la terra che coltivano, dovrebbero noleggiare le apparecchiature digitali da altre grandi aziende agroalimentari. 

Attraverso l’analisi delle best practice, il report di Fondazione Barilla si concentra quindi sulle strategie per rivoluzionare l’agricoltura, ridurre gli sprechi alimentari (minimizzando le perdite) ed informare i consumatori, tenendo conto di opportunità e sfide

È stato così prodotto un decalogo di raccomandazioni utili per i policy maker. Secondo quanto riassunto, per permettere una corretta digitalizzazione del sistema agroalimentare, i policy maker dovrebbero: 


1. garantire a tutti un'adeguata connettività; 

2. distribuire le risorse tecnologiche tra tutti i player del settore; 

3. promuovere l'imprenditorialità, sviluppare le capacità e facilitare il trasferimento di tecnologie; 

4. generare e condividere i dati per una governance distribuita e sostenibile; 

5. riequilibrare il potere contrattuale di agricoltori, distributori e responsabili della gestione dei dati; 

6. attribuire la responsabilità delle esternalità negative lungo tutta la catena del valore; 

7. fornire incentivi per accorciare la catena di approvvigionamento; 

8. elaborare delle politiche utili a consentire la riallocazione degli eccessi e la riduzione della perdita e dello spreco di alimenti; 

9. realizzare un quadro etico e politico per l'intelligenza artificiale e la gestione dei dati nel business-to-consumer; 

10. aumentare le competenze e la consapevolezza degli agricoltori e dei consumatori.


Per avviare un percorso vero di trasformazione e garantire la correttezza dei processi a tutti i livelli è quindi necessario che l’Europa riformi la politica agricola comune, creando organizzazioni locali e fornendo finanziamenti e supporto non finanziario per lo sviluppo di soluzioni che rispondano ai bisogni locali. A livello globale, l'Unione Europea dovrebbe aiutare i Paesi in via di sviluppo a superare i problemi legati alla connettività e allo stesso tempo offrire soluzioni tecnologiche integrate, riducendo la disuguaglianza e il divario di genere.

Scopri di più su Cibo e sostenibilità

Questo sito utilizza cookie di profilazione, anche di terze parti, al fine di inviarti pubblicità e offrirti servizi in linea con le preferenze da te manifestate nel corso della navigazione in rete. Proseguendo la navigazione sul sito mediante l’accesso a qualunque sua area o la selezione di un elemento dello stesso (ad esempio, di un’immagine o di un link) acconsentirai all’uso dei cookie.
Al seguente link troverai la nostra informativa estesa sui cookie con la descrizione delle categorie presenti e i link con le informative delle terze parti quali titolari autonomi del trattamento nonché avrai la possibilità di decidere quali cookie autorizzare ovvero se negare il consenso a tutti o solo ad alcuni cookie.   Continua