L’importanza di educare contro lo spreco alimentare

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L’importanza di educare contro lo spreco alimentare

L’importanza di educare contro lo spreco alimentare

Nel sistema agroalimentare sono molte le componenti che contribuiscono allo spreco del cibo prodotto, ma nei paesi ricchi i principali responsabili di queste perdite si collocano alla fine della filiera, nei negozi, nelle mense e nelle case.

Circa un terzo di tutto il cibo prodotto a livello mondiale viene sprecato: perché perso in fase di produzione, raccolta e conservazione, come succede nei paesi più poveri, o perché viene buttato, soprattutto nei paesi più ricchi, da consumatori poco attenti e negozianti che non recuperano le eccedenze ancora utilizzabili. Una enorme quantità di cibo (circa 1,3 miliardi di tonnellate all’anno secondo le stime del WWF), quattro volte superiore a quella necessaria per sfamare gli 800 milioni di persone che ancora si trovano in una situazione di denutrizione. Senza dimenticare che il cibo sprecato ha un impatto sull’ambiente in tutte le fasi della sua vita, ciascuna delle quali lascia forti “impronte” ambientali in termini di acqua, suolo ed emissioni di gas serra. Secondo le stime di ReFED, una coalizione statunitense contro lo spreco alimentare, ridurre del 20 per cento lo spreco di cibo negli Stati Uniti porterebbe in 10 anni ad abbassare di 18 milioni di tonnellate l’anno le emissioni di gas serra.

Ancora troppo cibo nella spazzatura
Ma di chi è la colpa di tutto questo spreco? Nei paesi industrializzati i colpevoli vanno ricercati soprattutto negli anelli finali della catena, anche tra i consumatori. Come si legge nel report Fixing Food, prodotto da BCFN in collaborazione con gli esperti della Economist Intelligence Unit (EIU), ogni anno negli Stati Uniti 46 milioni di tonnellate di cibo finiscono in discarica e il 40 per cento dei questo spreco arriva dalle case dei consumatori finali: in altri termini, nel 2012 una famiglia media di quattro persone ha buttato nel bidone della spazzatura 2 milioni di calorie equivalenti a circa 1.500 dollari. Tra le altre cause non bisogna dimenticare le politiche di alcuni negozianti che promuovono con offerte allettanti l’acquisto di grandi quantità di cibo, spesso difficili da consumare prima che deperiscano.

Cambiamo il mondo, un pasto alla volta
Otto statunitensi su 10 (80%) si sentono in colpa quando buttano il cibo, ma il 42 per cento dice di non avere abbastanza tempo per preoccuparsi del problema. Eppure ridurre lo spreco rappresenterebbe una vittoria per tutti: per il consumatore e i rivenditori che risparmierebbero denaro, per l’ambiente con una riduzione dei gas serra e per le popolazioni povere alle quali verrebbero destinate le risorse risparmiate. Serve dunque una forte opera di educazione del consumatore e campagne che riescano a sensibilizzare l’opinione pubblica su questo importante tema. L’organizzazione inglese WRAP (Waste and Resources Action Program) dopo aver lavorato a lungo con i rivenditori di prodotti alimentari raggiungendo importanti risultati, ha lanciato nel 2007 la campagna di educazione Love Food Hate Waste. L’obiettivo della campagna è semplice ma molto ambizioso: aumentare la consapevolezza sulla necessità di ridurre gli sprechi alimentari, fornendo consigli pratici da applicare nella vita di tutti i giorni.

Esempi virtuosi, ma ancora limitati
Servono soluzioni complesse, anche culturali e specifiche per ogni realtà locale” spiega Richard Swannell direttore dei programmi sui sistemi alimentari sostenibili di WRAP. Gli esempi positivi non mancano, anche se al momento non rappresentano la norma, ma possono di certo fungere da fonte di ispirazione. Nella Corea del Sud è stato chiesto a famiglie e imprese di pagare per il cibo sprecato e ciò ha aumentato la quota di riciclo degli scarti alimentari dal 2 per cento del 1995 al 95 per cento del 2009. La Francia, il paese più virtuoso in tema di spreco alimentare secondo il Food Sustainability Index di BCFN-EIU, ha messo in campo diverse campagne di educazione che partono già nei primi anni di scuola: in questo modo ha recuperato, attraverso l’intervento congiunto della politica, delle aziende e degli individui, il riatrdo che aveva accumulato in questo settore. E poi campagne per chiarire meglio come leggere le etichette, come conservare il cibo una volta acquistato, come riciclare gli avanzi e molto altro ancora.

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