L'agro-ecologia: come preservare salute, nutrizione ed equità nei sistemi alimentari, in un mondo affetto dal cambiamento climatico

cibo e sostenibilità

L'agro-ecologia: come preservare salute, nutrizione ed equità nei sistemi alimentari, in un mondo affetto dal cambiamento climatico

L'agro-ecologia: come preservare salute, nutrizione ed equità nei sistemi alimentari, in un mondo affetto dal cambiamento climatico

All'inizio di maggio 2017, la Global Alliance for the Future of Food ha organizzato il suo 2°Dialogo Internazionale, al quale hanno partecipato oltre 250 esperti di sistemi alimentari a livello locale e globale. Lo scopo era quello di analizzare in modo più approfondito il rapporto tra cambiamento climatico e sistemi alimentari e di proporre nuove visioni dei sistemi alimentari di cui abbiamo e avremo bisogno, individuando potenziali percorsi per modellarli.

In qualità di membro della Global Alliance, la Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition (BCFN) ha finanziato la partecipazione all’evento per sei dei suoi giovani Alumni. Una di loro, Oluwafemi Ajayi, ha intervistato Olivia Yambi, co-presidente dell’International Panel of Experts on Sustainable Food Systems (IPES-Food), ponendole una serie di domande per comprendere quale strada i sistemi agricoli e alimentari dovrebbero imboccare affinché sia possibile contrastare il cambiamento climatico.

Attraverso il Dialogo Internazionale e il suo lavoro nel complesso, la Global Alliance mira a riunire vari stakeholder provenienti da diversi settori, aree geografiche e posizioni ideologiche per favorire uno scambio di idee globale e concreto su problemi centrali connessi al passaggio a sistemi alimentari sostenibili. In quest’ottica siamo dunque onorati di mettere a disposizione queste interviste per dare un contributo alla riflessione, alla discussione e al dibattito sulla riforma dei sistemi alimentari.


Dobbiamo assicurarci che i giovani abbiano le informazioni, la tecnologia e le istruzioni necessarie per poter capire l’interconnessione fra agricoltura, produzione alimentare e le problematiche relative al cambiamento climatico

Olivia Yambi

D: In che modo il suo lavoro ha a che vedere con i sistemi alimentari sostenibili e il cambiamento climatico?

Olivia Yambi (OY): Attualmente, sono co-presidente del Comitato Internazionale di Esperti per i Sistemi Alimentari Sostenibili (IPES-Food - International Panel of Experts on Sustainable Food Systems), un gruppo multidisciplinare indipendente che studia i sistemi alimentari nel complesso. L’approccio analitico che attraversa tutte le fasi relative ai sistemi alimentari (dall’input alla distribuzione, passando per produzione e commercio) e il conseguente impatto sulla salute e sulla nutrizione sono parte integrante del programma del nostro comitato di esperti. Ciclicamente, il comitato sceglie delle aree di ricerca su cui incentra il proprio lavoro, utilizzando principalmente fonti di informazioni secondarie, al fine di promuovere un dialogo sulle politiche e gli interventi da realizzare per ottenere dei sistemi alimentari sostenibili.

D: Perché è importante parlare di sistemi alimentare all’interno dell’agenda per contrastare il cambiamento climatico?

OY: Se vogliamo che i sistemi alimentari siano in grado di garantire un miglioramento sia nel campo della salute che dell’alimentazione sostenibile, allora bisogna trovare un punto d’incontro con il programma sul cambiamento climatico. Per come lo vediamo oggi, il cambiamento climatico sta incidendo negativamente sulla nostra salute, alterando le dinamiche di malattie e patologie, e sulla produttività agricola. Ad esempio, i ricorrenti periodi di siccità nell’Africa meridionale e orientale hanno avuto devastanti effetti sulla produzione alimentare agricola: rischio di carestia, aumento del tasso di malnutrizione e pressione sulle famiglie, le quali devono preoccuparsi delle cure mediche e del sostentamento. Tutti questi fattori, derivanti dai sistemi alimentari, sono strettamente legati ai cambiamenti delle condizioni climatiche, cambiamenti che potremmo tenere sotto controllo se riuscissimo a intervenire e a modificare nel modo più efficace i nostri sistemi di produzione alimentare.

D: Quali sono, a suo avviso, le opportunità più interessanti nel passare a sistemi alimentari più sostenibili in un mondo affetto dal cambiamento climatico?

OY: Con IPES-food, cerchiamo di approfondire certe analisi, focalizzandoci sugli attuali sistemi alimentari e su cosa potrebbe cambiare grazie a sistemi alimentari più orientati verso migliori risultati nutrizionali e sanitari. In uno dei primi report - “From Uniformity to Diversity: A paradigm shift from industrial agriculture to diversified agroecological systems” (“Dall’Uguaglianza alla Diversità: Un cambiamento di paradigma dall’agricoltura industriale ai sistemi agro-ecologici diversificati”) - abbiamo studiato le problematiche presenti nei nostri sistemi alimentari e la transizione dal predominante modello di produzione industriale (una delle principali cause delle emissioni di gas serra) a modelli di produzione agro-ecologici più diversificati che porteranno dei benefici in termini di cambiamento climatico e la possibilità di avere accesso a regimi alimentari più variegati, necessari per raggiungere migliori risultati nutrizionali e sanitari. Sono stati individuati otto capisaldi, oltre a efficaci misure per gli attuali sistemi alimentari, le quali - se applicate adeguatamente - possono facilitare questa transizione.  


D: Qual è la cosa più importante che le generazioni più giovani dovrebbero capire sul legame tra sistemi alimentari cambiamento climatico, e cosa possono fare i giovani come singoli individui per favorire un cambiamento del nostro modo di pensare i sistemi alimentari?

OY: Dobbiamo coinvolgere i giovani in questo programma perché è per loro un’opportunità per promuovere il cambiamento. Quali sono le loro richieste in termini di consumo e di stile di vita? Dobbiamo assicurarci che i giovani abbiano le informazioni, la tecnologia e le istruzioni necessarie per poter capire l’interconnessione fra agricoltura, produzione alimentare e le problematiche relative al cambiamento climatico: in questo modo, i giovani potranno intervenire nel programma promuovendo la transizione e richiedendo di dirigere quei cambiamenti e quelle strategie di governance che aiuteranno ad affrontare l’impatto negativo del cambiamento climatico di cui oggi siamo testimoni. 

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Valutiamo quindi le loro abitudini, il loro modo di accedere alla conoscenza e di utilizzare la tecnologia moderna per cercare informazioni attendibili; ci impegniamo in strategie che rendano i giovani i leader di questo necessario cambiamento. La nuova generazione dovrebbe rappresentare una risorsa per il cambiamento e non un fattore che contribuisce ad aggravare il problema a causa di un consumo di beni e prodotti che ha effetti negativi sulla sostenibilità.


D: Può portare alcuni esempi di best practice adottate da lei o da altri per promuovere o per favorire il passaggio a sistemi alimentari più sostenibili, sicuri ed equi?

OY: Gli approcci agro-ecologici alla produzione alimentare agricola hanno mostrato risultati positivi. AFSA (Alleanza per la Sovranità Alimentare in Africa) ha pubblicato una raccolta di case study che hanno registrato risultati ottimali grazie all’utilizzo di pratiche agro-ecologiche: è stato calcolato un aumento e miglioramento della produttività e un significativo impatto positivo su salute, benessere e nutrizione della popolazione rispetto al modello industriale delle pratiche agricole. Alcuni esempio citati nella raccolta sono: passaggio dal debbio (“slash and burn”) a una pratica analoga (“slash and mulch”) che però non prevede l’incendio dei residui colturali; agro-ecologia in ambito domestico e sul mercato; una combinazione vincente per le comunità rurali nel Mashonaland orientale, nello Zimbabwe; riportare alla vita aree marginali ed ecosistemi fragili attraverso soluzioni innovative; e “Chololo Ecovillage”, un modello che propone soluzioni efficaci per il processo di adattamento al cambiamento climatico. In questi casi-studio, la forte inclinazione verso pratiche agro-ecologiche ha portato a un numero maggiore di raccolti rispetto a quelli derivanti dal moderno modello industriale di produzione alimentare agricola, che necessitano di input considerevoli che talvolta gli agricoltori non possono permettersi

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Questi esempi sono tipici anche di altre regioni del mondo. Dobbiamo tuttavia renderci conto che ottenere dei sistemi alimentari equi e sostenibili richiede sforzo e una trasformazione dell’intero sistema alimentare. Un intervento superficiale e parziale non può fruttare i risultati sperati. 

Olivia Yambi è co-presidente di IPES-Food (Comitato Internazionale di Esperti per i Sistemi Alimentari Sostenibili) ed è cittadina tanzaniana. Ha un dottorato di ricerca in Nutrizione ed Epidemiologia Internazionale ottenuto presso la Cornell University. Dal 1992 al 2012 ha lavorato con UNICEF in tutto il mondo, rivestendo diversi ruoli. È stata ambasciatrice UNICEF per il Kenya e per la Repubblica Popolare Democratica del Laos, Consigliere Regionale UNICEF sull'Alimentazione nelle regioni dell’Africa orientale e meridionale, e direttrice del Programma per l’Alimentazione e lo Sviluppo Infantile presso la sede UNICEF in India. 


La vision del Gruppo BCFN Alumni è quella di trarre il meglio dal potenziale dei giovani impegnati nella sostenibilità agro-alimentare globale. L’obiettivo è creare una comunità di Alumni attivi e motivati, che contribuisca tramite progetti e altre attività allo sviluppo di un sistema alimentare più sostenibile.

Altre interviste con gli esperti che hanno partecipato al 2° Dialogo Internazionale della Global Alliance sono disponibili qui.


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